Uno degli assunti che stanno alla base della narrazione filopalestinese consiste nel sostenere che gli arabi palestinesi, compresi quelli che vivono in Israele, siano dei cittadini di serie B, trattati come venivano trattati i neri nel Sudafrica dell’apartheid.
Questa narrazione ignora (o finge di ignorare) che in Israele i cittadini arabi hanno sempre avuto sin dal 1948 il diritto di voto e di essere eletti in Parlamento, tutte cose che i neri sudafricani non avevano fino al 1994.
Ma c’è di più: i deputati che rappresentano la minoranza araba all’interno della Knesset spesso dimostrano di agire contro gli interessi del Paese in cui vivono. Da un lato rivendicano il loro essere palestinesi prima che israeliani, ma dall’altro lato vengono lautamente stipendiati da quello stesso Stato ebraico che, secondo loro, non li rappresenta.
Il caso di Hanin Zoabi
In questo senso, ha fatto discutere l’arresto avvenuto il 21 settembre a Nazareth di Hanin Zoabi, già deputata della Knesset per il partito arabo Balad dal 2009 al 2019, con l’accusa di istigazione al terrorismo. La ragione dell’arresto è dovuta ad un discorso tenuto dalla Zoabi nell’ottobre 2024 presso il Palestina Kongress tenutosi a Vienna. In quell’occasione, ha giustificato i massacri del 7 ottobre, arrivando a dire che “non si può fare distinzione tra Hamas e il popolo palestinese”. Ha dichiarato che i terroristi che hanno sconfinato in Israele per compiere massacri, stupri e rapimenti “il 7 ottobre non sono entrati in territorio israeliano, sono entrati nella loro terra”.
Durante il congresso a Vienna, l’ex deputata ha anche affermato che, secondo lei, l’Europa dovrebbe smetterla di provare rimorso per la Shoah: “In Europa, Israele non è uno Stato. È un’idea. Un’idea etica. Senza questa idea di difendere gli ebrei, la Germania non può costruire la propria identità dopo la Seconda Guerra Mondiale”, ha detto. “Questo è ciò che ci rende le cose difficili”.
Non è la prima volta che la Zoabi, rilasciata il giorno dopo l’arresto, si fa notare per frasi o azioni controverse: nel 2010 era a bordo della Mavi Marmara, la nave ammiraglia della Freedom Flotilla di attivisti filopalestinesi diretti a Gaza. E nel luglio 2014, quando tre adolescenti israeliani vennero rapiti e uccisi, lei disse che i responsabili del crimine non erano terroristi, guadagnandosi gli elogi di Hamas.
Nell’aprile 2018, in un’intervista al giornale Jewish News of Northern California, ha chiesto che lo Stato ebraico venisse smantellato per creare un unico Stato binazionale oppure due Stati, uno palestinese e l’altro laico. E nell’ottobre 2021, è stata condannata assieme ad altre dodici persone dalla corte distrettuale di Nazareth per frode e falso, in merito ai finanziamenti elettorali ricevuti da Balad.
La fuga di Azmi Bishara
Un altro ex deputato di Balad noto per le sue attività controverse è Azmi Bishara, che per il partito arabo è stato un membro del Parlamento israeliano dal 1996 al 2007. Nonostante abbia preso lo stipendio da parlamentare per oltre un decennio dallo Stato ebraico, nel giugno 2000 definì i cristiani maroniti libanesi ex alleati d’Israele “dei mercenari e traditori che è inconcepibile che vivano tra di noi”, e nel dicembre 2005 definì Israele “il più grande furto del ventesimo secolo”, aggiungendo: “Ridateci la Palestina e prendetevi la vostra democrazia. Noi arabi non sappiamo che farcene”.
Successivamente, nel 2007 si dimise dalla carica di deputato mentre si trovava al Cairo, ed era indagato per tradimento con l’accusa di aver preso soldi da Hezbollah in cambio di informazioni di intelligence durante la guerra in Libano del 2006. In seguito, Bishara ha lasciato definitivamente Israele stabilendosi in Qatar, dove è diventato un opinionista e consulente dell’emiro qatariota.
Anche dopo il 7 Ottobre, Bishara ha continuato a veicolare odio contro lo Stato ebraico: in un’editoriale pubblicato a luglio sul sito d’informazione The New Arab, ha contestato quegli arabi che vorrebbero normalizzare i rapporti con Israele, sostenendo che la normalizzazione non porterebbe alla pace, ma “ad allearsi con Israele come belligerante in una guerra in corso, in assenza di qualsiasi pace giusta”.
Ayman Odeh, il comunista
Leader del partito comunista israeliano Hadash e già capo della Lista Araba Unita, per alcuni anni il terzo partito per numero di seggi all’interno della Knesset, Ayman Odeh non ha mai perso occasione di criticare Israele: pur partecipando nel 2023 alle proteste contro la riforma giudiziaria voluta da Benjamin Netanyahu, in un’editoriale pubblicato su Haaretz Odeh ha criticato i manifestanti anti-Netanyahu, poiché secondo lui trascuravano il tema dell’occupazione israeliana in Cisgiordania.
Quando, all’inizio del 2025, sono stati rilasciati dei detenuti palestinesi dalle carceri israeliane in cambio della liberazione di alcuni ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, Odeh si è detto “felice per la liberazione di ostaggi e prigionieri”. A detta di alcuni, ciò sembrava mettere sullo stesso piano dei civili rapiti solo perché israeliani e persone incarcerate per aver commesso dei crimini violenti.
Sotto la sua guida, Hadash ha più volte assunto posizioni controverse: nel settembre 2016, il partito si è rifiutato di prendere parte ai funerali dell’ex presidente israeliano Shimon Peres. Nell’aprile 2017, si è rifiutato di condannare i massacri di civili siriani da parte del regime di Bashar al-Assad. E nell’ottobre 2020, ha votato contro gli Accordi di Abramo e l’instaurazione di relazioni diplomatiche da parte d’Israele con il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti.
Nel marzo 2022, i deputati di Hadash hanno disertato un discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelensky rivolto alla Knesset; in quest’ultima occasione, Odeh ha sostenuto che era la Nato il principale responsabile dell’invasione russa dell’Ucraina.
Sviluppo degli arabi israeliani
Nonostante le sue posizioni radicali, nei mesi precedenti al 7 Ottobre Odeh aveva detto che era felice degli sviluppi per la popolazione araba in Israele:
Dalla mia finestra io vedo il Rambam Hospital (di Haifa). Il 31 per cento dei medici del Rambam Hospital è arabo; otto dei quindici capi dipartimento dell’ospedale di Bnei Zion sono arabi. Vedo il Technion: il 23 per cento degli studenti del Technion sono arabi e il 35 per cento delle studentesse sono arabe. Io vedo l’Università di Haifa: il 46 per cento degli studenti dell’Università di Haifa sono arabi. Negli ultimi cinque anni il numero di arabi nell’high-tech è aumentato del 1300 per cento.
La comunità drusa
C’è da dire che i parlamentari arabi israeliani non sono tutti uguali: storicamente, quelli con le posizioni più radicali sono quelli che vengono eletti con i partiti arabi come Balad e Ta’al, oppure con le sigle di estrema sinistra come Hadash. Di contro, i partiti di destra come il Likud e Yisrael Beiteinu e talvolta anche quelli di centrosinistra nel corso degli anni hanno fatto eleggere nella Knesset deputati che rappresentavano la minoranza drusa del Paese.
Alcuni esponenti della comunità drusa israeliana sono anche diventati ministri: Salah Tarif, eletto con il Partito Laburista, dal 2001 al 2006 è stato il primo non ebreo a diventare ministro in un governo israeliano, venendo nominato ministro senza portafoglio. Mentre dal 2017 al 2019, il deputato druso del Likud Ayoob Kara è stato anche ministro delle comunicazioni nel quarto governo Netanyahu.
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