Esteri

La pretesa dei Paesi africani di avere un seggio permanente all’Onu

Come se non fossero tutti sovrani ormai da decenni, pienamente padroni del proprio destino, descrivono un'Africa sfruttata e umiliata. Ma nessun continente ha un seggio permanente

Ruto Kenya Onu (screenshot UN)
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L’8 settembre si è aperta al Palazzo di Vetro la 81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In questi giorni, uno dopo l’altro i 193 Stati membri sfilano sul podio. Quelli africani sono 54, più di un quarto del totale. Quest’anno, più che in passato, gli interventi delle loro delegazioni hanno molto in comune.

Continente sfruttato

Come se non fossero tutti stati sovrani ormai da decenni, pienamente padroni del proprio destino, descrivono un’Africa sfruttata e umiliata, asservita e impoverita, derubata delle sue ricchezze, ancora schiava e colonia, ridotta a essere il continente più povero del mondo pur essendo il più ricco di risorse naturali.

“Come ritrovare fiducia – ha domandato il primo ministro del Niger, Lamine Zeine Ali Mahman – quando, per decenni, la propaganda è stata utilizzata per alimentare l’idea di un’Africa povera, condannata a eseguire ogni ordine pur di sopravvivere grazie alla presunta generosità internazionale, mentre le sue risorse e le sue ricchezze venivano sottratte e accantonate a vantaggio di altri interessi? Per più di mezzo secolo l’uranio del Niger ha illuminato le città d’Europa mentre le nostre sono rimaste al buio”.

“Ma adesso questa ingiustizia è finita – ha concluso il premier nigerino – L’Africa avrà le sue industrie, le sue raffinerie, lavorerà le proprie materie prime, non se le lascerà più portare via“.

Particolarmente vibranti – e sullo stesso tono – sono stati i discorsi del presidente del Kenya, William Ruto, e quello del Ghana, John Dramani: due Paesi in passato portati a modello di buon governo, ma da tempo in gravi difficoltà. Il Ghana ha dichiarato default nel 2022, il Kenya lo ha evitato nel 2024 ricorrendo a nuovi, onerosi debiti.

Almeno un seggio

“L’Africa metterà a frutto le proprie risorse e lo farà da sola. Non siamo accattoni – ha detto il presidente Ruto – non siamo venuti qui per supplicare, ma per proporre. E la prima proposta è che l’Africa abbia almeno un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza perché – dicono i leader africani – è l’unico continente a non averlo”.

Attualmente i seggi permanenti sono cinque, detenuti da Cina, Francia, Regno Unito, Russia (che ha ereditato il seggio dall’Unione Sovietica) e Stati Uniti. Gli altri 10 seggi di cui si compone il Consiglio sono a rotazione con un mandato di due anni, suddivisi per aree geografiche. Perché una risoluzione del Consiglio venga approvata occorre che votino a favore tutti e cinque i membri permanenti. Questi inoltre hanno diritto di veto, possono cioè bloccare una risoluzione in modo definitivo.

Gli Stati Uniti nel 2024, quando era presidente Joe Biden, si erano detti favorevoli alla creazione di ben due seggi permanenti per l’Africa, ma senza diritto di veto. L’amministrazione Trump non ha ripreso la proposta.

Dalla loro parte, invece, gli stati africani continuano ad avere il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che anche nel suo ultimo discorso all’Assemblea Generale – è dimissionario, il suo mandato scade il 31 dicembre 2026 – ha ribadito il suo sostegno alle rivendicazioni africane.

Il Consiglio di Sicurezza ha perso legittimità ed efficacia perché è ancora dominato dai Paesi che hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale. L’esempio più lampante è l’Africa. Quando l’Onu fu creata, la maggior parte dei Paesi africani viveva ancora sotto il dominio coloniale. Ottanta anni dopo, il continente africano paga ancora un prezzo altissimo. Oggi l’Africa non ha un seggio permanente nel Consiglio. Un Consiglio di sicurezza del XXI secolo senza una rappresentanza permanente dell’Africa è ingiusto e indifendibile.

“È ora di smetterla di emarginare l’Africa, è inaccettabile che un intero continente composto da 54 Paesi e oltre 1,4 miliardi di persone resti a guardare mentre si prendono decisioni che lo riguardano. Non potete pretendere di essere le Nazioni Unite se ignorate la voce di 54 Nazioni – ha detto William Ruto a lungo applaudito – il diritto internazionale non può costituire uno scudo per alcuni e un vincolo per altri. L’Africa non può rimanere l’unico continente privo di una rappresentanza permanente nel Consiglio di Sicurezza”.

“Come può un mondo guidato da una coscienza retta giustificare il fatto di negare a 1,6 miliardi di africani il diritto ad un’equa rappresentanza?”, gli ha fatto da eco, tra gli altri, il presidente dell’Etiopia, Taye Atske Selassie; e dopo di lui il presidente della Liberia, Joseph Nyuma Boakai: “l’ingiustizia storica non si giustifica più. Bisogna ridare fiducia, credibilità e legittimazione alle Nazioni Unite”; e John Dramani: “l’Africa ospita circa 1,5 miliardi di persone, costituisce il più grande blocco di voto regionale all’interno dell’Assemblea Generale, è inaccettabile che non abbia un seggio permanente. Darglielo non è fare un favore all’Africa, ma una necessità senza di che le Nazioni Unite non hanno futuro”.

La Nigeria di seggi permanenti per l’Africa, con pieni diritti e privilegi, ne vuole due. Lo ha detto il vicepresidente Kashim Shettima, ricordando che questa richiesta è in linea con la posizione assunta da tempo dall’Unione Africana che inoltre rivendica per l’Africa ulteriori seggi non permanenti oltre ai tre di cui già dispone.

I delegati riuniti a New York ascoltano, molti applaudono. Nessuno ha lasciato il salone del Palazzo di Vetro per esprimere dissenso – magari lo avesse fatto il nostro ministro degli esteri. Così, uno dopo l’altro, i capi delegazione dei paesi africani continuano a salire sul podio per gridare all’ingiustizia e per reclamare il diritto di avere… quello che nessuno ha: perché, come tutti sanno o dovrebbero sapere, nessun continente ha un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, e neanche seggi a rotazione.

I Paesi che compongono il Consiglio rappresentano se stessi. La Cina non rappresenta l’Asia, non parla, propone, vota in nome, per conto e nell’interesse del continente asiatico. Gli Stati Uniti non rappresentano l’America. La Francia, la Gran Bretagna, la Russia non rappresentano l’Europa.

La rivendicazione veemente di un seggio permanente “per fare giustizia e riscattare il continente” tuttavia fa presa su molti africani, specie quelli ancora convinti di essere davvero vittime di torti secolari. Ma sono sempre di più quelli, specialmente tra le nuove generazioni, che quando scendono in strada per protestare contro povertà, servizi e infrastrutture carenti, violazioni dei diritti umani, inveiscono contro i loro leader e gridano “basta corruzione”, non “basta colonizzazione”.

È interessante leggere sui mass media e sulle reti social le reazioni degli africani ai discorsi dei loro rappresentanti. C’è chi si compiace e plaude, ma tanti invece ironizzano, disincantati. Alle parole di Ruto, un cittadino kenyano commenta su Facebook: “che lo si chiami supplicare, negoziare, perorare, sempre di chiedere di soldi si tratta”. 

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