Nel cuore dell’Europa c’è una nazione che, giorno dopo giorno, sta ridisegnando i confini della democrazia: la Spagna. Il Paese è diventato il laboratorio di un inquietante esperimento politico, orchestrato dal governo guidato da Pedro Sánchez. Quello che sta succedendo rischia di passare inosservato, ma sarebbe un grave errore sottovalutare la portata di queste trasformazioni.
Magistratura e informazione
Negli ultimi anni, Sánchez ha portato avanti una vera e propria offensiva contro le strutture di controllo democratico. La separazione dei poteri è stata messa a dura prova: la magistratura, tradizionalmente baluardo di indipendenza, è stata riscritta a colpi di nomine e riforme mirate, mettendo alla gogna i giudici che scandagliano l’interminabile trama di corruzione che avvolge la famiglia del presidente e il PSOE e favorendo la sottomissione agli equilibri politici del governo.
Il controllo sull’informazione non è da meno: i media critici sono stati bersagliati da pressioni e campagne di delegittimazione, con l’accusa sempre pronta di “disinformazione”, mentre quelli obbedienti sono stati ricompensati con lauti finanziamenti e accesso privilegiato al potere. Il pluralismo, che dovrebbe essere la linfa di ogni democrazia sana, viene così silenziato, mentre si punta a una narrazione unica e dominante.
A tutto questo si aggiunge una strategia politica spregiudicata: per sopravvivere, Sánchez non ha esitato a stringere alleanze con forze separatiste e di sinistra estrema, mettendo in discussione principi costituzionali e concedendo privilegi che sono un vero insulto alla legalità. Le riforme vengono varate in fretta e per decreto, senza il tempo per un vero dibattito pubblico, e lo stato di diritto finisce per essere una parola sempre più vuota.
La piattaforma Hodio
Ed eccoci al punto: arriva “Hodio”. Ma che cos’è, concretamente, questo nuovo strumento? “Hodio” è una piattaforma digitale, creata e gestita dal governo, che raccoglie segnalazioni di presunti “discorsi d’odio” online. Qualunque cittadino può segnalare contenuti – post, tweet, commenti, articoli – che ritenga offensivi o pericolosi.
Da qui, il governo archivia, analizza e immagazzina queste informazioni in un gigantesco database, dove ogni parola, ogni opinione, ogni dissenso viene catalogato. L’apparato non si limita a intervenire contro minacce o insulti: la definizione di “odio” è volutamente elastica, tanto da includere anche critiche, satire, polemiche, e discussioni politiche non gradite al potere.
Rischio schedatura
Ma il vero rischio non è solo la censura: è la schedatura. Tutti i dati raccolti da “Hodio” vengono immagazzinati e, data la deriva liberticida del governo, non sorprenderebbe se venissero utilizzati per ritorsioni contro i cittadini che esprimono opinioni scomode o dissidenti.
Un post critico potrebbe diventare il trigger per un’ispezione fiscale, una discriminazione nell’accesso ai servizi pubblici, un rallentamento burocratico, o – peggio ancora – per mettere sotto pressione chi osa pensare in modo diverso dal governo. Il panopticon digitale trasforma ogni dissidente in un potenziale bersaglio: la paura di conseguenze concrete, non solo virtuali, diventa il vero deterrente.
Il risultato? Un clima pesante, dove la libertà d’espressione viene repressa. Si alimenta la paura di parlare, la sensazione che ogni parola possa essere usata contro di te. La democrazia spagnola sta subendo una metamorfosi pericolosa: da sistema aperto a macchina di controllo.
Appello all’Ue
Ed è qui che si inserisce il mio personale appello all’Unione europea. La Ue non può rimanere spettatrice inerte di fronte a questa assurdità totalitaria. Lasciare che uno Stato membro scivoli verso la sorveglianza, la schedatura e la (potenziale?) discriminazione dei dissidenti, equivale a tradire i valori su cui l’Europa è stata costruita.
Bisogna intervenire, pretendere trasparenza e difendere la libertà, prima che il virus del controllo si diffonda e infetti l’intera Unione. È il momento di alzare la voce: una democrazia europea vale quanto la sua capacità di proteggere la libertà di chi vi abita.
Il silenzio dei giornali
Ma c’è un altro protagonista che non può passare sotto silenzio: i “giornaloni” italiani. Ancora una volta, le grandi testate e i loro intellettuali preferiti si comportano come gli apologeti dell’Urss: pronti a presentare Sánchez come il custode del progresso. Come accadeva con il trattamento benevolo verso Mosca, anche oggi si preferisce chiudere un occhio – o entrambi – sullo smantellamento del pluralismo, in nome di un presunto “progressismo” che serve più che altro a mascherare il potere.
Il risultato? L’opinione pubblica (italiana ed europea) resta disinformata, incapace di riconoscere la portata del pericolo. È fondamentale che il pubblico italiano, e quello europeo in generale, si accorga di questa deriva. Non ci sono più bavagli fatti di carta, ma algoritmi e piattaforme, ed è questo che rende la minaccia ancora più insidiosa.
La libertà è fragile, e basta poco per perderla. Per difenderla serve vigilanza, consapevolezza e la volontà di chiamare le cose col loro nome: “Hodio” non è una tutela, è un rischio. La democrazia non si difende con la sorveglianza, ma con il coraggio di permettere a tutti di parlare. E la Spagna, oggi più che mai, ci sta ricordando che il prezzo della libertà è l’attenzione continua di chi sa cosa significa perdere il diritto di dissentire. L’Europa non può girarsi dall’altra parte.
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