Poche ore e la tregua, nata fragile, sembra già moribonda. Le versioni discordanti dei dieci punti come base di partenza dei negoziati, quella citata da Trump su Truth e quella, massimalista, pubblicata dai media iraniani e ripresa, come oro colato, dai media occidentali.
Ma soprattutto il nodo Libano, cioè Hezbollah: è incluso o no nel cessate il fuoco? Per gli iraniani sì, per americani e israeliani no. Equivoco che rischia di far saltare tutto.
Hormuz ancora bloccato
Nessun segno, a quasi 24 ore dall’annuncio della tregua, di una riapertura, nemmeno parziale, dello Stretto di Hormuz. Fonti iraniane sostengono di aver detto ai mediatori che durante le due settimane di tregua avrebbero consentito il passaggio di una dozzina di navi al giorno, applicando pedaggi, ma nella serata di ieri i Pasdaran hanno fatto sapere di aver completamente chiuso lo Stretto.
Le affermazioni secondo cui hanno chiuso lo Stretto di Hormuz in risposta ai raid israeliani in Libano sono “completamente inaccettabili”, è stata la reazione della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in conferenza stampa, confermando l’impegno iraniano alla riapertura: “l’aspettativa e la richiesta del presidente è che lo Stretto sia riaperto, immediatamente e in sicurezza. Questo gli è stato comunicato in privato”. Che dicano una cosa in pubblico e un’altra in privato non sorprende, ma non è certo rassicurante.
“Ci aspettiamo che lo stretto venga aperto immediatamente“, ha ribadito Leavitt, ma che si tratti o meno del Libano, non sta accadendo. E se lo Stretto resta chiuso, la precondizione non è soddisfatta, quindi la tregua deve considerarsi saltata. Sarà così?
“L’accordo è una tregua, un negoziato – è quello che offriamo – e quello che loro offrono è che lo Stretto venga riaperto. Se non vediamo che questo stia accadendo, il presidente non rispetterà i nostri termini, se gli iraniani non rispetteranno i loro termini”, ha dichiarato il vicepresidente Vance.
Il nodo Libano
In serata, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha denunciato la violazione di tre dei dieci punti alla base dei negoziati, tra cui i raid in Libano, concludendo che “in tale situazione un cessate il fuoco bilaterale o negoziati sarebbero insensati”.
“Gli iraniani pensavano che il cessate il fuoco includesse il Libano e così non era. Non abbiamo mai fatto quella promessa. Non abbiamo mai indicato che sarebbe stato così”, ha precisato Vance, facendo sapere che comunque “gli israeliani hanno offerto di astenersi in Libano” durante i negoziati.
E aggiungendo: “Se l’Iran vuole far fallire questo negoziato per il Libano, che nulla a che fare con loro, e che gli Stati Uniti non hanno mai detto essere parte del cessate il fuoco, pensiamo che sarebbe stupido, ma è la loro scelta“.
Sostenere che la tregua debba includere il Libano, come sostengono per esempio i governi di Italia e Francia, significa sostenere che debba includere Hezbollah. E indirettamente significa riconoscere che il Libano è una colonia iraniana.
Chi è al comando
Insomma, la riapertura di Hormuz è un’incognita che l’amministrazione Trump non può permettersi troppo a lungo, perché posta come condizione per la sospensione degli attacchi. Se qualcuno dalla parte iraniana si è impegnato a riaprire lo Stretto, altri potrebbero non volersi privare di questa arma di ricatto e sfruttare qualsiasi incomprensione per ostacolare il processo, o rifiutarlo a priori per motivazioni ideologiche, perché negoziare con il Grande Satana sarebbe di per sé un tradimento dei valori fondativi della Repubblica Islamica.
Al netto della confusione, il tema qui sembra essere chi è veramente al comando in Iran. L’interrogativo è se gli interlocutori con i quali gli Usa stanno negoziando o vorrebbero negoziare hanno potere reale o no, se esiste davvero una fazione nella attuale leadership iraniana che sia favorevole a negoziare un accordo con Washington e, nel caso, se riuscirà a imporsi su quella che sta già cercando di minare la tregua.
In sostanza, bisognerà capire in fretta se una soluzione “venezuelana” sia praticabile a Teheran. Noi qui, come sa chi ci segue, siamo molto scettici in proposito.
Se – ed è ancora un grosso se – lo Stretto riapre senza restrizioni, Usa e Israele non avranno concesso nulla, nel frattempo avendo inflitto distruzioni senza precedenti alle capacità militari e alla base industriale della difesa del regime e decapitato la leadership politica e militare.
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