Esteri

L’Onu compie 80 anni e Taiwan continua ad essere esclusa

L'isola democratica e di fatto indipendente esclusa dall'Onu e dalle sue agenzie specializzate, nonostante nessuna risoluzione riconosca la sovranità di Pechino e il principio della "One China"

UNGA Xi Jinping (Ytube)

L’80ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA 80) presso la sua sede a New York, si è aperta martedì 9 settembre 2025. Il primo giorno del dibattito generale ad alto livello sarà, comunque, martedì 23 settembre 2025.

Sicuramente ampio spazio nei dibattiti sarà dedicato alla ricerca di soluzioni condivise sia per la guerra tra Ucraina e Russia sia per il conflitto tra lo Stato di Israele e il gruppo terroristico di Hamas.

L’esclusione di Taiwan

Non va comunque sottaciuto, nei giorni di vigilia dell’Assemblea, il tema dell’esclusione della Repubblica di Cina – Taiwan dalle Nazioni Unite e dalle agenzie specializzate. L’isola che ha una struttura democratica, attiva in economia, sanità e tecnologia, continua a rivendicare un ruolo nella comunità internazionale nonostante le pressioni in senso contrario di Pechino.

È giusto ricordare che Taiwan è un Paese democratico e indipendente, una potenza economica mondiale, leader nella produzione di semiconduttori, nonché snodo fondamentale per l’aviazione civile e, ricordiamolo, grande donatore di dispositivi di protezione individuale durante l’emergenza Covid creata proprio dall’accertata negligenza della Cina Popolare in quel di Wuhan. L’isola è tuttora esclusa dall’Onu e dalle sue agenzie specializzate come l’Icao e l’Oms per l’ostinato volere della Repubblica Popolare Cinese (RPC).

La risoluzione 2758

La causa principale di questa ingiustizia è la distorsione nell’interpretazione del contenuto della Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che induce la comunità internazionale ad accettare che tale risoluzione equivalga al principio della “One China”, affermando erroneamente che Taiwan faccia parte della Repubblica Popolare Cinese e che quest’ultima sia autorizzata a rappresentare Taiwan nel sistema delle Nazioni Unite, con il chiaro obiettivo di cancellare giuridicamente Taiwan come Stato sovrano e negargli il diritto legittimo di partecipare al sistema delle Nazioni Unite.

Per chiarezza, la risoluzione Onu 2758, adottata il 25 ottobre 1971, sul tema della rappresentanza cinese in seno alle Nazioni Unite, non definisce Taiwan una provincia della Repubblica Popolare Cinese, non riconosce la sovranità di Pechino sull’isola né, in alcuna sua parte, cita Taiwan.

Dal 1949 la realtà è che Taiwan, di fatto e di diritto, è uno Stato indipendente e sovrano, con legittime istituzioni, tutte elette democraticamente in libere e pluralistiche elezioni, solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può rappresentare i suoi circa 24 milioni di persone.

Taiwan possiede un efficiente sistema sanitario e una tecnologia all’avanguardia, come dimostrato dalla sua leadership nell’Intelligenza Artificiale e nella produzione di chip, che possono dare un contributo concreto allo sviluppo e alla pace nel mondo.

Sostegno internazionale

Negli ultimi anni, il sostegno internazionale a favore di Taiwan è aumentato. In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato diverse risoluzioni, auspicando la sua inclusione nelle organizzazioni internazionali e, nel marzo 2025, ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, ribadendo l’importanza dell’isola per la stabilità nella regione indo-pacifica.

Un simile orientamento è evidente in altri parlamenti e Paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Svezia, i Paesi Bassi, il Regno Unito, il Canada, il Belgio e la Repubblica Ceca, che hanno adottato risoluzioni affini, condannando le provocazioni militari della Cina Popolare e il suo abuso nell’interpretazione errata della risoluzione 2758.

Nonostante quanto appena indicato, i 24 milioni di abitanti di Taiwan continuano a essere esclusi dal sistema delle Nazioni Unite. L’Onu dovrebbe permettere ai rappresentanti, ai giornalisti e ai cittadini taiwanesi l’accesso alle sue sedi e la partecipazione ai suoi incontri e conferenze. Essere membri delle Nazioni Unite è un diritto per tutte le nazioni amanti della pace, non un privilegio ad appannaggio di chi ha il favore della Cina Popolare.

La minaccia dell’invasione

Alla crescente disinformazione da parte cinese, la realtà oggettiva, che la Repubblica di Cina (Taiwan) e la Repubblica Popolare Cinese non sono subordinate l’una all’altra, deve essere confermato in ogni occasione se ne manifesti l’opportunità. Inoltre, c’è il rischio che la Cina Popolare, prima o poi, riesca a consolidare una base giuridica sempre più solida per usare la più volte minacciata forza militare contro Taiwan nel prossimo futuro.

Nello specifico in questo periodo la Repubblica di Cina-Taiwan è nel mirino della Cina Popolare. Secondo alcuni osservatori internazionali, Pechino ha già fatto intendere che se non si arriverà ad un accordo entro il 2027 potrebbe attaccare. Pechino sta anche incrementando la propria capacità nucleare per assicurarsi che non vi siano reazioni degli altri Paesi a protezione di Taiwan. La Cina Popolare ha sempre dichiarato che non userà le armi nucleari per prima, però si copre le spalle da un massiccio intervento degli Usa e delle democrazie della regione. 

Nelle settimane passate sono state una sessantina d’incursioni di aerei di Pechino nello spazio aereo taiwanese. Ci sono notizie anche di formazioni navali in movimento e di truppe che si addestrano nelle aree continentali vicine all’isola dalle quali potrebbe partire un eventuale attacco aeronavale e lo sbarco di unità anfibie.

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