Esteri

Spari sulla folla a Gaza? Un altro giorno dell’infamia per i media occidentali

Così attenti a non cadere nella propaganda di Mosca, fino al punto di voler limitare la libertà d'espressione sui social, quando si tratta di Israele si bevono le balle di Hamas

Hamas spari civili (IDF)
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Domenica primo giugno è stato un giorno dell’infamia per il mondo dell’informazione occidentale. L’ennesimo, purtroppo, negli ultimi due anni (se ci limitiamo alla copertura del conflitto iniziato da Hamas con il pogrom del 7 ottobre 2023). Ormai è difficile credere alla buona fede dei media mainstream.

Non è verosimile, infatti, che dopo tutte le bufale in cui sono inciampati in questi due anni, storiche testate e grandi network continuino a bersi, senza esercitare la minima cautela, le balle propagandistiche diffuse da Hamas attraverso le versioni a velocità della luce di fantomatiche “autorità di Gaza”.

Se questo ancora accade in modo così clamoroso, c’è una sola spiegazione possibile: una volontà ben precisa di sabotare lo Stato ebraico e fiancheggiare Hamas.

Presunta strage per gli aiuti

L’ultimo caso rischia di diventare uno dei più eclatanti. Domenica scorsa il mondo si è svegliato con la notizia di un altro presunto massacro di civili palestinesi frettolosamente attribuito a Israele. La fonte? Il solito, immancabile Ministero della sanità, ospedale o medico di Gaza. In tutti i casi, la fonte è Hamas, lo sanno tutti ma tutti scelgono di ritenerla attendibile.

Stavolta, per di più, pare che i trenta palestinesi uccisi fossero in fila in attesa di ricevere aiuti umanitari. Davvero disumano, se fosse vero. Reuters, Washington Post, Cnn, Bbc, tutti hanno sparato titoli inequivocabili senza pensarci due volte, senza la minima cautela.

Cautela che l’impossibilità di verificare i fatti in tempo reale in un teatro di guerra e gli innumerevoli precedenti (ricordate l’attacco all’ospedale Al-Ahli del 17 ottobre 2023?) avrebbero dovuto suggerire.

Ovviamente è seguita la pronta indignazione del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e dei leader europei, che non perdono occasione per puntare il dito contro Israele e intimargli di fermarsi, quindi rinunciare a sconfiggere il suo nemico e, anzi, di premiarlo riconoscendo un non meglio precisato “Stato palestinese”.

I tre errori di Mattarella

In questa ultima bufala è caduto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che alla vigilia delle celebrazioni del 2 giugno ha pronunciato un discorso, presumibilmente influenzato dalle cronache distorte di quelle ore, in cui in sostanza incolpava Israele della “fame disumana” a Gaza.

S’impone subito il cessate il fuoco a Gaza. È disumano che venga ridotta alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani: l’esercito israeliano renda accessibili i territori della Striscia all’azione degli organismi internazionali per la ripresa di piena assistenza umanitaria alle persone.

E ancora: “I palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi”.

Parole tre volte sbagliate. Primo, perché non rispondenti al vero: non è Israele che “affama” i palestinesi, ma Hamas, che come ormai dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale lucra sui morti e sulle sofferenze della popolazione di Gaza, dal momento che più ce ne sono, più aumentano le pressioni occidentali su Israele. Scommessa vinta.

Secondo, perché del tutto fuori fuoco rispetto alla ricorrenza del 2 giugno. Terzo, perché irrispettose delle prerogative del governo: non è suo ruolo spingere per il riconoscimento di uno Stato palestinese, che ad oggi sarebbe un premio alle atrocità di Hamas.

Le smentite

Sono bastate poche ore perché la versione del massacro iniziasse a scricchiolare, ma ovviamente nessuna retromarcia da parte degli stessi media che avevano già emesso la sentenza di condanna nei confronti di Israele.

Ad oggi non è nemmeno chiaro se vi sia stato un massacro, figuriamoci se Israele ne sia responsabile. Le Forze di difesa israeliane (Idf), la Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Stati Uniti e Israele, e l’ambasciata Usa a Gerusalemme hanno tutti smentito categoricamente che civili siano stati colpiti presso il centro di aiuti umanitari di Rafah. “Quei resoconti erano falsi”, ha tuonato lunedì l’ambasciatore Usa Mike Huckabee. “I video dei droni e i resoconti di prima mano hanno chiaramente dimostrato che non ci sono stati feriti, né vittime, né sparatorie, né caos”.

Anzi, l’Idf ha pubblicato un video ripreso da un drone in cui si vede un militante di Hamas a volto coperto sparare sui civili. La Bbc ha dovuto ritrattare in parte il suo articolo ammettendo che “le circostanze non sono chiare”.

Il bis di martedì

Martedì mattina è accaduto un episodio simile: “Israele spara sulla folla a Rafah, 24 morti e 37 feriti”. Boom, titoli a tutta pagina. Vai a leggere e c’è la denuncia delle solite “autorità sanitarie locali” (tradotto: Hamas) che diventa un titolo e che in pochi minuti fa il giro del mondo senza alcuna verifica indipendente.

L’Idf ha precisato: “Stamattina, durante lo spostamento della folla lungo i percorsi designati verso il centro di distribuzione degli aiuti – a circa mezzo chilometro dal centro – le truppe dell’Idf hanno identificato diversi gruppi sospetti che si dirigevano verso di loro, deviando dalle vie di accesso designate. Le truppe hanno dunque sparato colpi di avvertimento, ma i sospettati non si sono ritirati, sono stati sparati altri colpi in aria per impedire che avanzassero verso le nostre truppe”.

Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta e, comunque, la sparatoria è avvenuta “a circa mezzo chilometro dal centro di distribuzione degli aiuti”, come confermato anche dalla Gaza Humanitarian Foundation.

Il problema delle fonti

“L’amministrazione è a conoscenza di queste notizie e le stiamo verificando. Perché purtroppo, a differenza di alcuni media, non prendiamo per buona la parola di Hamas“, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Il problema è che questi media prendono per buone le versioni e le cifre di “fonti sanitarie locali”, o al più si affidano a corrispondenti locali, entrambi espressione diretta o sotto il controllo di Hamas.

La residua influenza di Hamas

Non ci vuole un genio per capire che Hamas sta cercando di sabotare il nuovo sistema di distribuzione degli aiuti umanitari. Il nuovo sistema, infatti, gestito direttamente da Stati Uniti e Israele, mira a togliere dalle mani di Hamas la gestione degli aiuti, una delle sue rimanenti fonti di finanziamento e influenza a Gaza.

Un aspetto della questione del tutto trascurato nei resoconti dei media mainstream, eppure centrale proprio per le sorti del conflitto. Se infatti si riuscisse a sottrarre la distribuzione degli aiuti al controllo di Hamas, ci sarebbe una concreta possibilità di porre fine al loro potere nella Striscia e, quindi, di porre fine alla guerra.

Il gruppo terroristico ha minacciato più volte i civili di Gaza che si mettono in fila per i nuovi aiuti: “Non andate a Rafah… Non cadete nella trappola… Non rischiate la vita”. “Hamas preferirebbe che moriamo di fame piuttosto che lasciare che il sistema americano di distribuzione degli aiuti abbia successo”, afferma in un video un abitante di Gaza secondo cui è stato Hamas a provocare le violenze nei centri di distribuzione degli aiuti. E sono diversi i palestinesi che si sono mostrati sorpresi dal poter ricevere gli aiuti gratuitamente invece di dover pagare ad Hamas un pizzo oneroso.

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google