Potevano andare peggio, ma potevano anche andare molto meglio i colloqui di ieri della presidente del Consiglio Meloni e del ministro degli esteri Tajani con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Certo, si sono svolti in un clima di piena consapevolezza del valore strategico dell’alleanza transatlantica e dell’unità dell’Occidente, entrambe le parti hanno compiuto uno sforzo di comprensione reciproca.
Semplicemente ridicola la lettura, purtroppo preponderante nei giorni scorsi sui media italici, di un Rubio che arrivava a Roma per “ricucire”, quasi per scusarsi delle intemperanze del “vecchio pazzo” Trump. Ovviamente si trattava di tutt’altro, di una nuova chiamata. Rubio ha scelto Roma, non Parigi o Berlino, per provare a vedere se almeno l’alleato con il quale finora l’amministrazione Trump si era trovata più sintonia in Europa fosse disponibile a dare una mano, ma se ne torna a Washington praticamente a mani vuote.
È stato un confronto franco, leale, costruttivo, ma nel merito, sulle questioni che hanno alimentato le tensioni delle ultime settimane – Iran, Hormuz – non ci sono state svolte.
Missione solo a giochi fatti
L’Italia è rimasta sulle sue posizioni: disponibilità a contribuire ad una missione navale per lo Stretto di Hormuz, tra l’altro a guida francese, ma a cose fatte, cioè quando il cessate il fuoco sarà consolidato, cosa che potrebbe non accadere in tempi brevi. E se dovesse accadere, ovviamente, a quel punto verrebbe meno la necessità della missione, gli Usa avrebbero già risolto.
I ministri degli esteri e della difesa sono pronti a riferire e a chiedere l’autorizzazione al Parlamento e le nostre navi sono pronte a partire. Nel caso di impiego della nostra Marina militare, il governo Meloni dovrebbe almeno non commettere l’errore di presentarsi col cappello in mano, quasi a scusarsi di questa seccatura, bensì trovare la forza e il coraggio di rivendicare con orgoglio il ruolo dell’Italia davanti al Parlamento e all’opinione pubblica. Purtroppo, meno fiducioso e incline al rischio dopo la sconfitta referendaria, sottoposto a enormi pressioni per distanziarsi da Trump, temiamo non sia in grado di farlo.
Il malumore Usa
Al termine degli incontri non c’è stato un punto stampa congiunto, ciascuno si è allontanato per la sua strada. Probabilmente un modo per evitare di dover enfatizzare i disaccordi. Rubio ha poi risposto alle domande di alcuni giornalisti dall’ambasciata di Roma, mentre Meloni ha rilasciato alcune dichiarazioni molto generiche da Milano, a margine di un evento di Confagricoltura. Dichiarazioni in cui è sembrata contrapporre interessi Usa e interessi nazionali italiani:
Entrambi comprendiamo quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma entrambi allo stesso modo comprendiamo quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali. Quindi l’Italia difende i propri interessi nazionali, esattamente come fanno gli Stati Uniti. Ed è bene che, insomma, su questo ci si trovi d’accordo.
Da cui si dovrebbe dedurre che la riapertura di Hormuz è nell’interesse Usa ma non nel nostro interesse nazionale…
Rubio si è guardato bene dal criticare esplicitamente la posizione italiana, ma le sue dichiarazioni, di cui riportiamo alcuni passaggi più significativi, rivelano che il malumore americano nei confronti degli alleati europei – Italia inclusa – è ancora a livelli di guardia, nemmeno la visita a Roma è riuscita a stemperarlo.
Trump si aspetta dagli alleati europei una leale collaborazione, non lezioni morali e vuota retorica. E si aspetta molto in particolare dall’Italia. Sia perché il governo Meloni in questi mesi si era dimostrato l’interlocutore più affidabile e lungimirante tra gli alleati Nato, sia perché la Marina italiana è tra le uniche due, insieme a quella francese, di un certo rilievo in Europa.
Cosa fare per Hormuz
E come ha spiegato Rubio, il presidente non comprende perché, sebbene tutti riconoscano che l’Iran non debba avere l’atomica, non vogliano sostenere i suoi sforzi per impedirglielo. Ecco come ha risposto a chi gli ha chiesto se avesse parlato con Meloni e Tajani della necessità di mandare navi italiane a Hormuz.
Non siamo arrivati a quel livello di specificità. Ecco il punto cruciale: tutti dicono che l’Iran è una minaccia, tutti dicono che l’Iran non può avere un’arma nucleare. Va bene, ma bisogna fare qualcosa al riguardo. Il presidente sta cercando di fare qualcosa. Non capisco perché qualcuno non dovrebbe sostenerlo. E lui non capisce, giustamente, perché qualcuno non dovrebbe sostenerlo.
La logica di Rubio su Hormuz è stringente:
Ma ecco un problema ancora più fondamentale: l’Iran ora afferma di avere il diritto di controllare una via navigabile internazionale. Cosa farà il mondo al riguardo? Accetterà che l’Iran controlli una via navigabile internazionale? Perché se il mondo è disposto ad accettarlo, allora si prepari, perché ci sono almeno altri dieci Paesi che inizieranno a fare la stessa cosa nelle loro vie navigabili internazionali o in quelle vicine ai loro confini. Questo è inaccettabile, non si può normalizzare. Quindi, se la risposta è “no, non pensiamo che l’Iran debba avere il controllo dello Stretto di Hormuz”, allora la domanda successiva per tutti sarà: “e allora cosa intendete fare al riguardo?”. Cosa è disposto a fare il mondo? Noi stiamo cercando di fare qualcosa anche per via diplomatica. Abbiamo una risoluzione alle Nazioni Unite che stiamo cercando di portare avanti… E se la Russia, la Cina o qualche altro Paese decidesse di porre il veto, allora sapreste qual è l’ostacolo.
Ma la domanda fondamentale che ogni Paese deve porsi, non l’Italia, ma ogni Paese, è: si intende normalizzare la situazione di un Paese che controlla una via navigabile internazionale? Perché se si normalizza questa situazione, si crea un precedente che verrà ripetuto in una dozzina di altri posti. E se la risposta è no, se non vogliamo normalizzarla, allora è meglio avere qualcosa di più di dichiarazioni dai toni forti. Ed è questo il punto che ho sottolineato in tutte le mie visite, non solo qui. Non sono venuto in Italia solo per ribadire questo concetto. Lo direi a qualsiasi Paese che si lamenti dello Stretto, perché è ciò che potenzialmente ci troveremo ad affrontare, a meno che non si ottenga un buon accordo dagli iraniani.
Fare di più per il Libano
Ma il segretario di Stato ha spiegato che l’Italia in particolare può fare di più anche per il Libano.
Condividiamo con l’Italia lo stesso obiettivo di un governo libanese forte, che non abbia un Hezbollah armato operante all’interno del suo territorio nazionale. Penso che l’Italia, e altri Paesi, ma l’Italia in particolare, possano svolgere un ruolo importante non solo nell’aiutare il governo a equipaggiarsi, ma anche nel tagliare i finanziamenti illeciti che lo sostengono, nel tagliare i finanziamenti che sostengono Hezbollah e il pericolo che rappresenta.
L’uso della basi: Spagna linea rossa
E poi c’è il tema delle basi. A chi gli chiedeva se con Giorgia Meloni avesse discusso anche di ipotesi di ritiro o riduzione delle truppe americane in Italia, Rubio ha risposto citando la Spagna come modello negativo da non imitare, non l’Italia.
Non abbiamo discusso niente di specifico su questo, ed è una decisione che spetta al presidente. Il fatto è, però, l’ho detto pubblicamente e l’ho ripetuto più volte… Sono sempre stato un convinto sostenitore della Nato durante tutta la mia carriera al Senato e lo sono tuttora. Uno dei vantaggi di far parte della Nato è che ci permette di avere forze schierate in Europa e basi che ci consentono una capacità logistica di proiettare potenza in caso di emergenze. Ma ci siamo trovati di fronte ad un’emergenza e alcuni Paesi europei, come la Spagna ad esempio, ci hanno negato l’uso di quelle basi, per un’emergenza molto importante, e questo diniego ha effettivamente ostacolato la missione, non gravemente, ma ha avuto un costo e, di fatto, persino creato alcuni pericoli inutili. Quindi, se uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti fanno parte della Nato è la possibilità di schierare forze in Europa che potremmo poi impiegare in altre situazioni di emergenza, e ora non è più possibile, almeno per quanto riguarda alcuni membri della Nato, questo è un problema che deve essere esaminato. Ma in definitiva, questa è una decisione che spetta al presidente.
Nel limbo
Insomma, Rubio ha parlato di “alcuni Paesi europei”, ha citato la Spagna e non l’Italia, ma è evidente che i colloqui avuti a Roma non hanno contribuito a stemperare il malumore Usa sul tema dell’uso delle basi in Europa come sugli altri punti di disaccordo riguardo il conflitto con il regime iraniano.
Gli americani restano irritati con i loro alleati, Trump forse farà qualche altra battuta o forse no. L’Italia avrebbe potuto con poco sforzo cogliere questa occasione per dimostrarsi un alleato utile, ma abbiamo scelto di non esserlo, restando in una sorta di limbo. Non siamo alleati dannosi come la Spagna, speriamo almeno di passare da inutili e lamentosi a inutili e collaborativi.
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