Esteri

Molto difficile far partire un vero negoziato. A Washington due linee

Intervista al generale Maurizio Boni: obiettivi russi e ucraini difficili da conciliare; oggi l'esigenza di Kiev è non concedere a Mosca tempo utile per riorganizzarsi

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Quali sono le reali possibilità che si apra uno spiraglio per la diplomazia nei mesi invernali, come hanno lasciato intendere i vertici del Pentagono? Come sta mutando la posizione di Washington nei confronti della guerra di liberazione ucraina? Quale l’andamento del conflitto sul terreno? A queste domande abbiamo tentato di dare una risposta grazie rivolgendole al generale Maurizio Boni.

Rischio logoramento

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Generale Boni, qual è la sua interpretazione delle parole del capo dello Stato maggiore americano Mark Milley? Quali indicazioni possiamo trarne e che valore politico assumono sullo sfondo del conflitto russo-ucraino?

MAURIZIO BONI: In primis, ritengo importante affermare che l’interlocuzione tra americani e russi sia una notizia da accogliere positivamente, nel tentativo di provare a lasciare aperto un dialogo ed evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

Per entrare nel dettaglio della sua domanda, desidero elencare alcuni fattori: sul campo di battaglia, almeno attualmente, nessuno dei due contendenti appare in grado di acquisire una vittoria definitiva. I russi sono sulla difensiva su tutto il fronte di guerra e gli ucraini, che hanno l’iniziativa delle operazioni militari, per mantenerla devono affrontare dei costi – soprattutto in termini di vite umane – piuttosto elevati.

Pertanto, con le sue dichiarazioni il generale americano Milley ha voluto denunciare il rischio dell’inizio di una guerra di posizione e logoramento, molto simile a quella del primo conflitto mondiale, in cui entrambi gli eserciti si colpiscano a lungo termine, perdendo vite umane ed utilizzando una quota elevata di materiale ed attrezzature belliche.

Dall’inizio due linee a Washington

C’è poi un secondo fattore da annotare ed osservare: il Pentagono sin dall’inizio del conflitto ha dimostrato la volontà di evitare il prorogarsi “all’infinito” di questa guerra ed un suo eventuale allargamento, a differenza del Dipartimento di Stato e di altra parte degli apparati Usa che perseguono con decisione l’obiettivo della “sconfitta totale di Mosca”.

La fuoriuscita di queste dichiarazioni evidenzia la volontà del Pentagono di provare quantomeno ad avvicinare i due contendenti nel conflitto e portarli ad un dialogo diretto. La vittoria dei Repubblicani alla Camera aggiunge un dato politico, considerando che parte di essi è intenzionata a promuovere una maggiore “verifica dei fondi” che il Congresso Usa destina all’Ucraina.

Obiettivi strategici inconciliabili

TADF: Crede in una reale disponibilità da parte dei russi e degli ucraini di rinunciare a parte dei propri obiettivi strategici originari per arrivare ad un compromesso?

MB: Dobbiamo tenere conto di alcuni elementi chiave, che spesso nelle analisi pubbliche nostrane non vengono attentamente valutati e sono davvero difficili da conciliare in un dialogo eventuale tra Russia ed Ucraina: i rispettivi obiettivi strategici.

Per la Russia sono il mantenimento dei territori occupati, la “garanzia per la sicurezza della popolazione russofona dei nuovi territori”, la demilitarizzazione dell’Ucraina, impedendole inoltre di entrare a far parte della Nato e dell’Unione europea.

Al contrario, per l’Ucraina gli obiettivi strategici sono la ricostituzione dei confini pre-2014, le garanzie di sicurezza da parte di Europea e Stati Uniti, l’adesione alla Nato ed all’Unione europea.

Pertanto, se parliamo di negoziati dobbiamo comprendere che queste sono le rispettive posizioni e condizioni per le due nazioni. Se qualcuno riuscirà a conciliare questi punti di vista ed a “trovare una via di uscita comune” aprirà un vero fronte negoziale, altrimenti resteranno inviti ed auspici destinati a non avere seguito.

Per i russi vitale il fattore tempo

TADF: È possibile che l’arrivo dell’inverno ed il congelamento delle posizioni sul campo di battaglia, che da alcuni viene inteso come “una finestra per i negoziati veri”, sia invece utilizzato da Vladimir Putin per non mollare e preparare una nuova offensiva con le truppe fortificate, sfruttando un eventuale cessate-il-fuoco a proprio favore?

MB: Per i russi è vitale il tempo. Una finestra temporale quanto più ampia possibile favorirebbe la ricostituzione della capacità operativa delle loro truppe, spaventosamente compromessa. I numeri attuali delle forze terrestri di Mosca non permettono di sostenere una nuova offensiva contro l’Ucraina.

L’arrivo dell’inverno rallenterà le manovre militari a causa del terreno ghiacciato, fattore che merita un’analisi specifica: i russi stanno già costruendo delle postazioni difensive fisiche nei territori fino ad ora annessi, volte ad impedire l’avanzata di Kiev.

La necessità per gli ucraini è esattamente quella opposta, dato che hanno l’urgenza di non rallentare affatto le operazioni in battaglia e non concedere a Mosca tempo utile per riposizionarsi e ristrutturare le proprie truppe. Kiev deve valutare i propri numeri a disposizione, i termini elevati di vite umane che nuovi attacchi le costeranno e decidere come muoversi.