Esteri

Save A Child’s Heart, l’ong israeliana che salva i bambini

Oltre 8 mila bambini di 75 Paesi operati al cuore grazie all'organizzazione no profit israeliana: africani, ucraini e oltre 3 mila palestinesi da Gaza e Cisgiordania

Save a child's heart (screenshot Ytube)
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Uno dei frutti avvelenati della narrazione imperante degli ultimi anni è la sedimentazione nell’immaginario collettivo dello stereotipo che dipinge gli israeliani come gli “assassini di bambini” per antonomasia.

Questa narrazione non tiene conto dell’esistenza di luoghi come Alyn, un ospedale pediatrico a Gerusalemme dove volontari non pagati aiutano bambini disabili israeliani e palestinesi, senza fare distinzioni etniche, e che ogni anno sviluppa nuove protesi e attrezzature all’avanguardia (e che in Italia ha avuto tra i suoi sostenitori il defunto critico d’arte Philippe Daverio).

Un altro ente israeliano che si prodiga da decenni per la salvaguardia dei più piccoli è Save A Child’s Heart, che opera in decine di Paesi per aiutare quei bambini che soffrono di problemi cardiaci.

Origini e traguardi raggiunti

La storia di Save A Child’s Heart è iniziata nel 1995, quando Ami Cohen, un cardiochirurgo che lavorava presso il Centro Medico Wolfson di Holon, iniziò a far venire in Israele bambini che necessitavano di operazioni al cuore da Gaza, Iraq e altri Paesi, molti dei quali non avevano relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.

Da quella prima decisione nacque l’attuale organizzazione, di cui forse Cohen non avrebbe saputo prevedere i risultati a distanza di trent’anni: nel novembre 2025, Save A Child’s Heart risultava avere effettuato dalla sua fondazione operazioni chirurgiche su 8.000 bambini in più di 75 Paesi.

L’organizzazione ha un budget annuale di otto milioni di euro, forniti da donatori privati e fondazioni. Oltre al miliardario israeliano Morris Kahn, attivo nel settore delle telecomunicazioni e deceduto il 1 gennaio, e a Sylvan Adams, magnate del settore immobiliare in Canada, spicca il sostegno ricevuto da Lionel Messi. Durante due sue visite in Israele per delle partite, nel 2019 e nel 2022, l’attaccante argentino è andato a fare visita ai bambini con problemi al cuore sotto le cure di Save A Child’s Heart.

Attività in Africa

A parte i territori palestinesi, molte delle attività di Save A Child’s Heart sono concentrate nei Paesi del Terzo Mondo, e in particolare in Africa. In Zambia, Paese con cui hanno un accordo di cooperazione dal 2007, oltre a operare i bambini hanno anche fornito un programma di formazione in cardiochirurgia pediatrica per i medici del posto.

Ad oggi, sono più di 160 i medici e le infermiere che hanno ricevuto una formazione dall’ente no profit israeliano a livello globale. Oltreché in Zambia, ha formato il personale medico anche in altri Paesi africani, quali ad esempio Tanzania, Etiopia e Ruanda.

Talvolta i medici israeliani facenti parte dell’organizzazione hanno fatto l’impossibile per salvare delle vite. A luglio un loro cardiologo pediatrico, Sagi Assa, è volato fino in Ruanda apposta per compiere un’operazione salvavita su un neonato che aveva appena undici giorni di vita. Nello stesso paese, un mese prima una loro squadra ha salvato 21 bambini che necessitavano di interventi urgenti.

Quando non sono i medici israeliani ad andare in Africa, spesso sono i pazienti a venire da loro: tra fine maggio e inizio giugno, dieci bambini e ragazzi del Malawi di età compresa tra i 2 e 19 anni sono giunti in Israele per ricevere cure mediche salvavita al Centro Medico Wolfson e all’Ospedale per Bambini Sylvan Adams, sotto l’egida di Save A Child’s Heart.

Palestinesi e drusi siriani

Delle migliaia di bambini che devono la vita a Save A Child’s Heart, una fetta consistente sono palestinesi: già nel novembre 2022, risultavano essere 3.000 i bambini provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania che aveva ricevuto operazioni al cuore da parte dei medici affiliati alla ong israeliana.

Nonostante i problemi logistici e burocratici riscontrati durante la pandemia di Covid, che hanno procurato non pochi ostacoli, anche in quel periodo non sono mancati gli episodi positivi: nel maggio 2020, un bambino palestinese di due anni di Ramallah ha ricevuto in Israele un’operazione al cuore che gli ha salvato la vita.

Nel dicembre 2025, Save A Child’s Heart ha fatto arrivare in Israele dalla Siria una bambina drusa e sua madre, affinché la prima ricevesse i dovuti trattamenti in quanto affetta da problemi al cuore sin dalla nascita.

Smontare i luoghi comuni

La narrazione dominante sui media e nel dibattito pubblico, che tende a dividere superficialmente il mondo in buoni e cattivi, spesso non tiene conto di questo lato della società israeliana. Così come non tiene conto del lavoro costante fatto in Israele e all’estero da organizzazioni no profit come IsraAID e il Magen David Adom.

A dispetto anche della falsa narrazione che equipara Gaza all’Ucraina e Israele alla Russia, nel maggio 2022 Karina Andreiko, una bambina ucraina che all’epoca aveva cinque anni, è stata portata in Israele. Qui, è stata presa in cura al Wolfson, dove ha ricevuto un’operazione salvavita da parte dei medici di Save A Child’s Heart, dopo che nel suo Paese un medico le ha diagnosticato un difetto congenito al cuore.

Questa è solo una delle tante realtà di cui in molti non vogliono parlare, perché smonta le certezze di chi è convinto che Israele sia un Paese malvagio. Simon Fisher, direttore esecutivo di Save A Child’s Heart, nel dicembre 2025 ha dichiarato all’emittente i24News: “Come israeliani, guidati dai nostri valori ebraici del Tikkun Olam (espressione che significa “riparare il mondo”), non ci preoccupiamo solo per noi stessi ma ci sforziamo di aiutare anche i nostri vicini”.

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