Al di là dei tecnicismi, una cosa dovete averla ben chiara per non farvi ingannare da ciò state leggendo e sentendo sulla decisione della Corte Suprema che ieri ha dato torto all’amministrazione Trump.
Cosa ha bocciato la Corte
La Corte Suprema non ha “bocciato i dazi di Trump”, come viene banalmente scritto e detto. Ha bocciato (e c’erano valide ragioni sia per farlo che per non farlo) l’uso di una normativa specifica per imporli. Insomma, ha sostanzialmente detto che il presidente ha utilizzato la legge sbagliata. Ovvio che si tratta di una sconfitta procedurale per Trump, ma ci sono altri riferimenti normativi che può usare e che tra l’altro proprio i giudici indicano nei loro pareri.
Ragione per cui cambierà pochissimo nella politica commerciale dell’amministrazione, piccoli aggiustamenti, così come per i Paesi colpiti dai dazi, mentre gli accordi siglati resteranno in vigore. Per cui rimettete al fresco le bottiglie di champagne.
Lo ha spiegato bene il segretario al Tesoro Scott Bessent: “Nonostante l’esultanza fuori luogo dei Democratici, dei media poco informati e delle stesse persone che hanno smantellato la nostra base industriale, la Corte non si è pronunciata contro i dazi del presidente Trump”.
A maggioranza di 6 contro 3, i giudici hanno semplicemente stabilito che la normativa IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) “non può essere usata per generare nemmeno un dollaro di entrate”. Paradossalmente, secondo i giudici, in base a questa normativa il presidente potrebbe bloccare del tutto le importazioni da qualsiasi Paese, fino al totale embargo, ma non imporre dazi, ovvero tasse.
Per quanto la cosa appaia contraddittoria, una logica c’è: la IEEPA è una legge per affrontare emergenze internazionali, ma non può essere usata per aumentare le entrate. Quindi Trump può sanzionare un Paese bloccandone le importazioni, ma non può usarla per ricavare maggiori entrate. E a ben vedere si tratta di un potere anche maggiore nei confronti degli altri Paesi, che quindi non avrebbero molto di cui rallegrarsi.
I pareri dei giudici
Come ha spiegato nella sua motivazione il giudice conservatore “testualista” Neil Gorsuch (nominato da Trump):
La maggior parte delle decisioni importanti che riguardano i diritti e le responsabilità del popolo americano (incluso il dovere di pagare tasse e tariffe) vengono incanalate attraverso il processo legislativo per una ragione. Sì, legiferare può essere difficile e richiedere tempo. E sì, può essere allettante aggirare il Congresso quando si presenta un problema urgente. Ma la natura deliberativa del processo legislativo era il punto centrale del suo disegno. Attraverso questo processo, la nazione può attingere alla saggezza combinata dei rappresentanti eletti del popolo, non solo a quella di una fazione o di un uomo.
Non sembra tuttavia infondata nemmeno la critica di uno dei giudici dissenzienti, Clarence Thomas, quando osserva che:
Il Congresso ha autorizzato il presidente a “regolare l’importazione”. In tutta la storia americana, l’autorità di “regolare l’importazione” è stata intesa come inclusiva dell’autorità di imporre dazi sulle importazioni. Il significato di quella frase era fuori dubbio nel momento in cui il Congresso ha promulgato questa legge… I dazi altamente pubblicizzati del presidente Nixon sulle importazioni sono stati confermati sulla base di un linguaggio identico. Il Congresso può delegare l’esercizio di molti poteri al presidente… Il Congresso lo ha fatto ripetutamente fin dalla fondazione, con la benedizione di questa Corte.
Per decenni, i presidenti si sono affidati a disposizioni commerciali di emergenza per proteggere gli interessi americani. Oggi, la Corte ha adottato una visione più ristretta di tale autorità ai sensi di questa legge.
Certo, la normativa IEEPA forniva la flessibilità per agire rapidamente, imporre dazi reciproci elevati per costringere i partner commerciali al tavolo dei negoziati. Ma la leva negoziale della Casa Bianca resta molto forte. Anzi, per certi versi più forte, dal momento che le viene riconosciuto il potere unilaterale di un embargo completo.
E il presidente conserva comunque un’ampia autorità impositiva in termini di dazi in base a leggi collaudate: la Sezione 232 del Trade Expansion Act (sicurezza nazionale); la Sezione 301 del Trade Act del 1974 (pratiche commerciali sleali); la Sezione 338 del Tariff Act del 1930. E altri strumenti di controllo delle tariffe commerciali delegati dal Congresso. Come ha indicato il giudice Brett Kavanaugh nella sua opinione dissenziente:
Sebbene io sia fermamente in disaccordo con la decisione della Corte di oggi, tale decisione potrebbe non limitare sostanzialmente la capacità di un presidente di imporre dazi in futuro. Ciò è dovuto al fatto che numerose altre leggi federali autorizzano il presidente a imporre dazi e potrebbero giustificare la maggior parte (se non tutti) dei dazi adottati in questo caso… Tali leggi includono, ad esempio, il Trade Expansion Act del 1962 (Sezione 232); il Trade Act del 1974 (Sezioni 122, 201 e 301); e il Tariff Act del 1930 (Sezione 338).
L’annuncio di Trump
A queste leggi ha fatto riferimento il segretario Bessent, secondo cui le stime del Tesoro mostrano che l’uso combinato di tali strumenti normativi “porterà a ricavi tariffari praticamente invariati nel 2026″. E Trump l’ha già annunciato:
Tutti i dazi per la sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232 e tutti quelli esistenti della Sezione 301 rimangono pienamente in vigore e in pieno effetto. Oggi firmerò un ordine per imporre una tariffa globale del 10 per cento ai sensi della Sezione 122, oltre alle nostre tariffe normali già applicate.
L’America resta una democrazia liberale
Non meno importante è anche un sicuro merito di questa decisione della Corte Suprema: ha smentito la narrazione dell’America come una quasi-dittatura dove Trump sarebbe un sorta di nuovo Hitler che ha preso o sta per prendere i “pieni poteri”.
Nonostante la polarizzazione politica, che attraversa le istituzioni e gli organi giudiziari, l’America resta una democrazia liberale dove pesi e contrappesi costituzionali funzionano. Come ogni altro presidente, sebbene con i toni anche offensivi cui ci ha abituati, Trump si è lamentato e ha criticato duramente i giudici della Corte, ma rispetterà la decisione. Anzi, lo sta già facendo.
Vi assicuro che l’amministrazione Trump non fa eccezione rispetto ad una dinamica fisiologica tra Congresso e Casa Bianca, laddove quest’ultima cerca di espandere i suoi poteri e aggirare gli ostacoli dei legislatori, mentre questi ultimi cercano di mettere i bastoni tra le ruote al potere esecutivo. Ma così facendo, i due poteri si bilanciano vicendevolmente, proprio come avevano prefigurato i “framers”, i padri fondatori.
Il monito sui poteri di emergenza
I poteri di emergenza “tendono ad alimentare le emergenze”, avvertono i giudici. “E come avevano capito i padri fondatori, le emergenze possono fornire un pretesto pronto per l’usurpazione del potere del Congresso”.
Come ha opportunamente osservato il giudice Gorsuch, la tesi dell’amministrazione consentirebbe ai presidenti di imporre dazi “su praticamente qualsiasi importazione per qualsiasi emergenza che un presidente possa percepire”. E “se la storia è una guida, la situazione cambierà e verrà il giorno in cui coloro che sono rimasti delusi dal risultato odierno apprezzeranno il processo legislativo per il baluardo di libertà che è”.
Qui c’è un monito che il presidente Trump e i conservatori farebbero bene a tenere in considerazione: occhio all’espansione del potere del governo federale che cercate oggi, perché potrebbe essere usato contro di voi domani. E a proposito di emergenze, pensate a cosa ha fatto il presidente Obama, e potrebbe fare un presidente democratico, in nome della supposta “emergenza climatica”.
C’è poi chi azzarda un paragone con il rapporto tra politica e magistratura nel nostro Paese, suggerendo che dall’America sia giunta una “grande lezione” dai “giudici che mettono il bastone tra le ruote al governo”. Peccato che contrariamente a quanto accade in Italia, quando riguardano politiche del governo o temi politicamente rilevanti, le decisioni della Corte Suprema Usa non siano sempre a senso unico. Si vede che certi commentatori erano a yoga le volte che ha dato ragione a Trump.
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