Esteri

Un Nobel contro il regime comunista di Maduro. Machado lo dedica a Trump

Il Nobel per la Pace all'oppositrice venezuelana rompe il silenzio e costringe il mondo a guardare verso un popolo oppresso ma senza kefiah né Flotille, quindi trascurato dai media

Machado (Cbs)

Il Premio Nobel per la Pace assegnato a María Corina Machado è molto più di un riconoscimento personale: è un segnale politico e morale che attraversa i confini del Venezuela e restituisce dignità a un popolo oppresso da oltre vent’anni di regime. Un popolo senza kefiahFlotilla, costretto all’esilio, alla povertà e alla sorveglianza costante.

Machado, leader dell’opposizione democratica, incarna da anni la resistenza pacifica contro Nicolás Maduro, un dittatore che ha trasformato il Paese più ricco di petrolio dell’America Latina in una delle nazioni più povere e instabili del continente. La sua voce è oggi un punto di riferimento per milioni di venezuelani che vivono tra fame, repressione e esilio.

Il Nobel, deciso dopo anni di silenzi internazionali, rimette Caracas al centro del dibattito globale e rilancia l’urgenza di una transizione politica.

Sul riconoscimento è intervenuto Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, che da anni sostiene la causa venezuelana:

Il Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado è meritatissimo: una grande notizia che riporta l’attenzione sul Venezuela. Un inno alla libertà, che riconosce la battaglia di una grande donna e di un popolo che soffre da troppo tempo a causa di una violenta dittatura comunista, la cui fine si avvicina anche grazie a segnali come questo. Il nostro Istituto, da sempre al fianco del popolo venezuelano, non poteva auspicare di meglio, proseguirà instancabilmente la comune battaglia fino alla vittoria della democrazia e della libertà nel Paese. Abbiamo lottato come leoni al fianco di Williams Davila, nostro socio ingiustamente imprigionato per quasi un anno e ancora ai domiciliari, abbiamo ricevuto Edmundo Gonzalez Urrutia e la diaspora venezuelana in Italia nei nostri uffici per significare il nostro costante sostegno alla causa. Continueremo a combattere finché la narcodittatura comunista di Nicolas Maduro sarà sconfitta, non solo nelle urne, come già accaduto, ma anche sul campo. Il presidente Donald Trump, oltre a lavorare con successo alla fine di numerosi conflitti, ha aumentato la pressione contro la dittatura attraverso la lotta contro il narcotraffico e siamo certi che se vorrà – unito al popolo venezuelano – il regime potrà cadere e potrà insediarsi finalmente il presidente eletto Gonzalez Urrutia.

Uno Stato-sorvegliante

Le parole di Bertoldi sintetizzano l’impegno costante di chi in Europa ha cercato di mantenere viva l’attenzione su un dramma spesso ignorato. Negli ultimi anni oltre sette milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese; le carceri sono piene di oppositori; la crisi economica e sociale ha distrutto il tessuto del Paese, mentre l’élite al potere mantiene alleanze con Russia, Iran e Cina, sfruttando narcotraffico e strumenti di sorveglianza digitale.

Il Venezuela è oggi uno Stato-sorveglianza. La Cina ha fornito sistemi come Patria, sviluppato da ZTE, per raccogliere dati biometrici, economici e sociali; la Russia ha rafforzato il regime con bot e campagne digitali. Una strategia di penetrazione che rappresenta una sfida diretta al tradizionale

“backyard” latino di Washington, dove ci si prepara a un ciclo elettorale denso e delicato.

Tra il 2025 e l’autunno del 2026, sette Paesi saranno chiamati a eleggere il presidente e in ciascuno il voto avrà conseguenze decisive, non solo sul governo ma sulla stabilità istituzionale e sociale.

In Venezuela, app come VeApp, nate come social network nazionali, sono state trasformate in strumenti di delazione. Organizzazioni come VeSinFiltro e Freedom House denunciano spyware, intercettazioni e antenne‑spia (IMSI catchers) che permettono il monitoraggio di chiamate, messaggi e posizioni.

Nel 2021, Movistar ha comunicato che oltre 1,5 milioni di linee telefoniche sono state sottoposte a intercettazione. In Venezuela, la sorveglianza tecnologica rappresenta una componente importante dell’apparato statale. Il presidente Maduro sta sviluppando questo sistema di monitoraggio per disporre di ulteriori strumenti nella gestione del processo elettorale previsto per il 2030.

Messaggio a Trump

Già mesi fa, Antonio Ledezma, ex sindaco di Caracas oggi in esilio, aveva denunciato la gravità della crisi umanitaria e chiesto l’intervento della Corte penale internazionale. In un suo articolo intitolato Navidad sin paz ni pan: la farsa de la alegría adelantada en Venezuela, scriveva: “Come si può parlare di fratellanza in un Paese dove milioni di figli, genitori e fratelli sono stati strappati dalla loro terra e dispersi nel mondo?”.

Il Nobel a Machado rompe il silenzio e costringe il mondo a guardare verso un Venezuela in ginocchio, ma non ancora vinto. Per molti venezuelani rappresenta una boccata d’aria, per altri una promessa di giustizia ancora lontana. Quanto il loro esilio.

In un messaggio su X, María Corina Machado dedica il premio al popolo venezuelano ma anche al presidente Donald Trump:

Questo riconoscimento della lotta di tutti i venezuelani è un impulso a concludere il nostro compito: conquistare la libertà. Siamo sulla soglia della vittoria e oggi, più che mai, contiamo sul presidente Trump, il popolo degli Stati Uniti, i popoli dell’America Latina e le nazioni democratiche del mondo come nostri principali alleati per raggiungere la libertà e la democrazia. Dedico questo premio al popolo sofferente del Venezuela e al presidente Trump per il suo decisivo sostegno alla nostra causa!

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