Politica

Cantanti e influencer, ecco come il “No” è dilagato tra gli under 30

Manifestare la propria appartenenza alla sinistra porta evidenti consensi, tutti direttamente monetizzabili. I giovani hanno soltanto messo la bandiera palestinese al posto dei fiori

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

È stato questo il primo stop, la prima vera sconfitta del governo Meloni. Questo il dato inoppugnabile, al di là delle dichiarazioni degli esponenti di ambo gli schieramenti. Ciò premesso, e può accadere con qualsiasi maggioranza al governo, vorrei sottolineare due punti, e solo quelli, che ritengo dovremmo considerare come determinanti per quel risultato.

Primo: il voto dei giovani

Le indagini demoscopiche ci dicono che nella fascia degli elettori under 30 il “no” è dilagato. Prevedibile da chi, come chi scrive, da sempre ritiene che l’interesse dei giovani per la politica sia  del tutto superficiale e legato a condizionamenti esterni, come quelli delle pelose campagne elettorali di cantanti ed influencer o pretesi tali che fanno soldi alla faccia degli sciocchi.

Per negare tale affermazione, bisognerebbe prima smontare un punto fisso: manifestare la propria appartenenza alla sinistra porta evidenti consensi, tutti direttamente monetizzabili, tanto per i personaggi dello spettacolo che per quelli legati al baraccone dei social.

Mi si dimostri il contrario: da decenni, per chi voglia piacere ai giovani, stare a sinistra paga; nel senso letterale del termine. I pochi cantanti, influencer o sportivi che siano o si dichiarino di destra, ci rimettono in termine di spettatori paganti, di sponsor e finanziamenti in genere e ciò rimane invariato anche quando al governo vi sia il centrodestra.

Il ragionamento è talmente semplice da riuscire persino ai rapper dai nomi di malattie o altre schifezze. Se dichiararsi di sinistra conviene, perché spingere i miei fan a votare a destra? A loro volta, i fan, ossia quelli che aspettano che sia un rapper a dirgli come debbano vivere, ottengono qualche bella frase fatta per giustificare posizioni inaccettabili e farne una bandiera. Il tutto senza aprire un libro o leggere un giornale.

Niente di nuovo. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, una delle più imbarazzanti cazzate mai scritte in una canzone, risale al 1967 ed è stata la bibbia per una non trascurabile parte della mia generazione. Abbiamo soltanto messo la bandiera palestinese al posto dei fiori, tutto qui. A quell’epoca, una parte dei miei coetanei seguiva la cultura hippy e il solo fatto che si votasse dai ventuno anni in su ha salvato i risultati elettorali per decenni, perlomeno rendendoli aderenti ai desiderata della maggioranza degli elettori.

Oggi che i giovani non se la tirano più da hippies, oggi che più che mettersi le bandane preferiscono spendere cifre considerevoli per andare a concertoni sudatissimi stando due ore col telefonino in mano per fare riprese saltellanti e tutte uguali, le cose non sono poi cambiate di molto. Si comprano idee politiche preconfezionate, più che darsi da fare per farsene la propria.

A questo punto, riesco persino a comprendere chi sostiene che si dovrebbe votare dai trent’anni in su. Nonostante che la nostra stia diventando una società di pensionati, il voto dei giovani è più che mai determinante, perché i pensionati si sono rotti le scatole di votare due volte l’anno e soltanto andare a richiedere una scheda elettorale strapiena di timbrature è una gran seccatura. Si fa prima a stare a casa oppure, se non piove, andare a fare una passeggiata.

Dobbiamo dirla con la crudezza dell’aforisma? I giovani votano senza avere la minima idea di ciò che votano e gli adulti sono stufi e rassegnati, quando, per loro, non ricorrano entrambi i presupposti.

Secondo: la complessità giuridica della riforma

Assai probabilmente la riforma che non è passata al vaglio del referendum confermativo è stata un po’ velleitaria, affidando ad unico provvedimento di legge consistenti novità che riguardano la  magistratura. Lo sappiamo, era un caso di “ora o mai più” ma la troppa carne al fuoco ha disorientato quelli che non ne hanno fatto un voto soltanto politico, e non sapremo mai quanto abbia pesato il loro voto.

Diciamolo sinceramente: soltanto i magistrati e gli avvocati potevano cogliere il significato profondo della riforma del governo Meloni. La gente comune, ossia la preponderante maggioranza degli elettori, non aveva tempo, voglia, strumenti culturali preesistenti per capire il meccanismo della separazione delle carriere.

È quindi accaduto esattamente quanto si temeva: essendo tutt’altro che immediato ed indiscutibile il vantaggio che la separazione delle carriere avrebbe apportato al delicatissimo tema del processo penale, come sempre accade da noi, si è scelta la porta di servizio, quella della solita insopportabile e patetica contrapposizione tra fascismo ed antifascismo come motivo per votare “Sì” oppure “No” al referendum.

Potevano immaginarlo, i proponenti della riforma? A mio avviso sì. Hanno ecceduto di confidenza in materia delicata e “pericolosa” e ne pagheranno il prezzo, quale sarà. Probabilmente, procedere per gradi sarebbe stata scelta più saggia.

Difficile, poi, attribuire un peso specifico alla parte della riforma che prevedeva lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituenda Alta Corte Disciplinare nell’ambito delle intenzioni di voto. Già nel 1987 andammo a votare per il referendum istitutivo della responsabilità civile dei magistrati per i loro errori e il referendum ebbe esito positivo. Ma quanto sia cambiato nella pratica lo sappiamo tutti. È materia tecnica, di difficile interpretazione e di esclusivo interesse per avvocati e magistrati. La gente comune sa benissimo che certi errori fatti a loro danno dai giudici rimarranno impuniti.

Mi fermo qui, limitandomi a dire che è andata come la maggior parte degli elettori voleva che andasse. Si chiama democrazia e siamo in Italia. Ciò basta e avanza.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra