Politica

Follia Pro-Pal: a Pistoia minacce di morte al presidente del Consiglio comunale

"Presto morirai": la frase choc urlata dal pubblico pro-pal contro Emanuele Gelli durante il Consiglio comunale. Il centrodestra condanna, la sinistra si dilegua

Consiglio Pistoia (video official)

Ci sono momenti in cui la politica smette di essere confronto e diventa campo di battaglia. Quanto accaduto oggi nell’aula consiliare di Pistoia segna uno di quei momenti che non si possono archiviare come “un episodio isolato”.

Le minacce di morte rivolte al presidente del Consiglio comunale Emanuele Gelli da una donna tra il pubblico non sono solo un atto di violenza verbale: sono un attacco diretto alla democrazia stessa, al principio di convivenza civile su cui si regge ogni istituzione.

Tutto sarebbe nato dalla richiesta delle minoranze di sinistra di convocare una conferenza dei capigruppo per organizzare un consiglio aperto sulle manifestazioni pro Palestina. Ma, come riportato da Cinzia Cerdini, capogruppo della Lega, di fronte all’insistenza dell’opposizione per una decisione immediata, l’aula si è agitata.

Frase choc

È stato in quel momento che una donna tra il pubblico – appena quindici persone in tutto – avrebbe urlato al presidente Gelli: “Presto morirai”. Una frase agghiacciante, interpretata come una vera e propria minaccia di morte, capace di gettare un’ombra di sconcerto e turbamento sull’intera assemblea.

L’episodio ha scatenato la dura condanna dei capigruppo di maggioranza – Francesco Pelagalli (Fratelli d’Italia), Iacopo Bojola (Forza Italia-Amo Pistoia), Fabio Raso (Avanti Pistoia) e Cinzia Cerdini (Lega) – che in una nota congiunta hanno parlato di un fatto “mai successo prima” in città.

Nella stessa dichiarazione, la maggioranza ha stigmatizzato l’atteggiamento delle minoranze, accusate di aver “assecondato un atteggiamento antidemocratico e violento” abbandonando l’aula proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario calmare gli animi.

Isolare i violenti

È inquietante che, mentre in aula si urlava “alla morte” e si inneggiava alla violenza, la parte politica che dovrebbe garantire il confronto democratico abbia scelto di voltare le spalle. La libertà di manifestare, diritto sacrosanto, non può mai trasformarsi nel diritto di intimidire, di minacciare, di insultare chi rappresenta le istituzioni.

In un Paese dove la democrazia è spesso data per scontata, episodi come questo ci ricordano che la libertà non è un automatismo: va difesa ogni giorno, soprattutto nei momenti di tensione. La politica non può piegarsi all’urlo di piazza, né alle derive ideologiche che giustificano la violenza in nome di una causa.

La solidarietà al presidente Gelli è doverosa, ma non basta. Servono responsabilità, indagini e un messaggio chiaro: chi porta l’odio nelle istituzioni deve essere isolato, non compreso. Perché oggi è stato minacciato un presidente del Consiglio comunale. Domani, se si resta in silenzio, potrà esserlo chiunque osi rappresentare le istituzioni. E sarebbero questi i “pro” diritti e libertà? 

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google