Quando un politico dei più in vista continui a curare i suoi affari commerciali arrivano facilmente i guai. Che sia un ministro, un capogruppo, un segretario di partito, non cambia nulla. La politica attiva richiede dedizione totale alla causa e comporta una condotta di vita sotto i riflettori che non soltanto i suoi elettori, verso i quali corre obbligo di rendiconto, ma anche e soprattutto i suoi avversari gli punteranno addosso.
A sinistra più furbi
È un’ovvietà della quale sembra dimenticarsi troppo spesso questa generazione di politici maldestri e imprudenti, tanto lontani da quelli che hanno fatto la nostra storia.
A leggere la cronaca, sembrerebbe divenuto impossibile non incespicare negli immancabili gradini dispari, quando non siano vere e proprie trappole, lungo il cammino romano dei privilegiati della politica. A caderci di frequente e con una leggerezza che sfiora l’improntitudine, sono sempre nuovi malcapitati, del tutto immemori degli inconvenienti occorsi ai loro predecessori.
I casi Santanchè e Delmastro sono soltanto gli ultimi, la punta di un iceberg che si aggira minaccioso nelle già abbastanza infide acque della politica. A sbatterci contro sono più facilmente gli esponenti del centrodestra, forse accomunati da una minor dotazione di scaltrezza rispetto ai sinistri, più sospettosi e cauti nella gestione delle proprie attività extraparlamentari, quando essi non vivano da sempre di sola politica.
Sempre pensato che a sinistra siano più furbi. Sia anche detto, per carità, che è difficile trovare una via di mezzo tra chi vive di sola politica (Hai mai lavorato in vita tua!) e chi continui a svolgere la sua attività lavorativa precedente (Non ti abbiamo votato per farti gli affare tuoi ma per stare al Parlamento/Governo!). Ma il punto è un altro.
Bicicletta e pedalare
Il nodo cruciale ed immanente, la bicicletta sulla quale tutti sembrano ancora voler pedalare, salvo lamentarsi della fatica e dei capitomboli inevitabili delle due ruote è sempre quello. Cambiano i modelli e le assistenze elettroniche di oggi, ma sempre di pedalare si tratta.
La bicicletta è probabilmente il mezzo di trasporto più instabile, una sfida alle leggi della fisica. Vero patrimonio culturale italiano e linea d’unione tra la poltrona e l’aereo, è per tradizione quel trabiccolo sul quale proprio tutti salgono almeno una volta nella vita, perciò rimediando, prima o poi, qualche “straccionata” a terra, come diciamo noi genovesi.
Troppo presi a raccontare quella della missione suprema che arde nei loro cuori impavidi, enfi dell’orgoglio di quelli che sanno di aver fatto sempre e solo l’interesse della patria, quando la bicicletta li porti a sbattere, mettono facilmente mano alle excusationes non petitae, aggravando la loro posizione.
Intanto, quelli più furbi non si fanno beccare facilmente, forse perché a sinistra la scaltrezza la si sugge col latte materno, e, se proprio finissero a terra sarebbero maestri nell’affermare che è stato l’asfalto ad andare incontro al velocipede e non viceversa. Anche il più mediocre ciclista di sinistra, stando nel gruppo, potrà sempre dare la colpa ad altri se finisce a terra.
Bartali fu complessivamente un ciclista maggiormente dotato di tecnica rispetto a Coppi. Ma essendo Coppi di sinistra, parlando di campioni, viene prima in mente il suo nome rispetto a quello del democristiano Ginaccio. D’accordo, Coppi è morto giovane, ma mica si deve morire prima degli altri per passare indenni alle forche caudine della politica, suvvia! E poi, diciamolo francamente, parliamo di due fenomeni assoluti della bicicletta, mica dei pedalatori compulsivi ognitempo che incontriamo sulle nostre strade, quelli unicamente interessati a leggere sempre più chilometri sui loro computerini con tanto di cardiofrequenzimetro!
Tra fuoriclasse e mezze cartucce si interpone la stessa distanza tra il clarinettista della banda di Paese e Arthur Rubinstein o quella tra … (spazio vuoto ad uso del lettore) e Camillo Benso Conte di Cavour.
Morale della favola, ammesso che la morale esista davvero e che le favole non siano state rimpiazzate dai personaggi manga? Chi voglia continuare a farsi i cavoli suoi si tenga lontano dalla politica. Non faranno pena ad alcuno se finiranno in disgrazia e persino i generosi estimatori della semi-frescaccia della presunzione d’innocenza, quando li guarderanno togliersi dall’asfalto dopo la citata straccionata, non tenderanno loro una mano, e di sicuro saranno quelli che rideranno sotto le mentite spoglie di cespugliosi baffoni alla Stalin, anche quando ridotti, pettinati e ingentiliti per sembrare baffetti alla David Niven, lui sì campione di eleganza e dal fair play inarrivabile.
Ma il tenente colonnello James David Graham Niven, tre volte decorato al merito di guerra e, come attore, titolare di un Oscar quando ancora le statuette non si davano a cani e porci, non scelse mai di fare il ciclista. A lui mai si poté chiedere di pedalare in silenzio e con la tacita accettazione dei rischi che la bicicletta comporta, non soltanto per sua natura, ma spesso anche a causa del comportamento scorretto di altri ciclisti, perlopiù meno capaci oppure solamente più scaltri a confondersi nel gruppo.
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