Questo potrebbe essere il titolo del commento all’iniziativa comunitaria dei giorni scorsi in materia digitale. Nei giorni scorsi, infatti, la vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen, ha dichiarato che “vogliamo essere certi che, nei settori cruciali, siamo sempre in grado di gestire i servizi e i dati in Europa”. I dati europei all’Europa, potremmo dire.
Le due proposte
A tal proposito, è stata avviata un’iniziativa ampia e articolata. In particolare, sono state presentate due proposte di regolamento da far approvare dal Parlamento e dal Consiglio.
La prima proposta, Chips Act 2.0, deve servire a promuovere la produzione in Europa dei microprocessori indispensabili per l’Intelligenza Artificiale. A tale scopo, si intende accelerare il rilascio delle autorizzazioni, rafforzare la cooperazione e introdurre un nuovo marchio di eccellenza per le regioni specializzare nei semiconduttori.
La seconda proposta, Cloud and AI Development Act, deve permettere di triplicare la capacità dei centri dati in Europa nel giro di cinque/sette anni. I Paesi membri saranno chiamati a conservare i dati più importanti su servizi cloud di proprietà europea e ad effettuare una valutazione obbligatoria dei rischi sovrani.
La scoperta del sovranismo
La finalità di entrambe le proposte è quella di rafforzare la sovranità europea nelle nuove tecnologie. Infatti, è stata anche lanciata l’idea di creare un fondo sovrano con il compito di investire in settori strategici.
Si vuole stabilire, tra l’altro, requisiti di sovranità per i fornitori di servizi cloud in settori sensibili quali quello bancario, sanitario ed energetico e prevedere per gli appalti pubblici di particolare importanza che i fornitori siano tenuti a garantire software e hardware di produzione europea.
Si vuole chiaramente contrastare la dipendenza dalle Big Tech americane e/o cinesi, come dimostra anche l’annuncio del Parlamento europeo di sostituire sui suoi computer interni d’ora in poi Google con Qwant, un programma francese, come sito di ricerca da mettere su Internet per default. “La decisione si inserisce in un quadro più ampio di iniziative volte a ridurre la dipendenza del Parlamento europeo dagli strumenti digitali extra-Ue”, ha dichiarato un suo portavoce.
L’insieme combinato delle misure summenzionate evidenzia, per l’appunto, una riscoperta in chiave europea del sovranismo, non molto dissimile nei suoi contenuti da altre piattaforme politiche fortemente osteggiate. Basti pensare alle proposte di Trump di rafforzare l’autonomia strategica degli Stati Uniti e le misure volte a promuovere la produzione nazionale.
Un approccio dirigista e velleitario
Resta il dubbio se la divergente valutazione dei diversi sovranismi dipenda da un doppio standard di giudizio o se la promozione di una maggiore sovranità digitale europea voglia replicare in un altro ambito tecnico di rilevanza strategico quanto realizzato con la moneta unica, cioè favorire un processo costituente fondato su una legittimazione tecnica con il convincimento che ciò comporterà inevitabilmente effetti politici di consolidamento unionale.
Un secondo aspetto da evidenziare riguarda la riproposizione, almeno così a noi pare, di un approccio dirigista e anche, o forse proprio per questo, velleitario. Fa sorridere, ad esempio, la scelta della sostituzione dai pc del Parlamento europeo del motore di ricerca. Si è certi che chiunque legge queste righe conosce Google. Si dubita sia lo stesso per Qwant. Si può anche comprendere e condividere la scelta di favorire operatori europei, ma così pare una partita impari.
È noto che nella rivoluzione in corso dell’Intelligenza Artificiale, l’Europa è tremendamente indietro rispetto a Cina e Usa, ma pensare di colmare la distanza con un paio di regolamenti e un fondo di investimento rischia di essere l’ennesimo pannicello caldo autoconsolatorio. Abbiamo già il primato della prima regolazione mondiale sull’AI che non ha certo migliorato la nostra performance.
Va però evidenziato, in conclusione, il dato per noi positivo di porsi il problema di assicurare una maggiore autonomia strategica (e contrastare la dipendenza) e ricercare soluzioni al riguardo.
Speriamo che tale approccio permei l’azione della Commissione anche in altri ambiti, come quello regolatorio in materia ambientale che sta distruggendo la nostra industria automobilistica e rafforzando la nostra dipendenza energetica e materiale. Sarebbe d’altronde curioso volere un continente sovrano digitalmente, ma schiavo industrialmente ed energeticamente. Sempre ammesso che ciò sia possibile.
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