Come spesso accade la narrazione della sinistra va in frantumi appena si scontra con la realtà. Il carovita, le condizioni delle scuole e delle periferie, Gaza. C’è sempre qualche colpa che la società deve espiare tollerando che i delinquenti di turno sfascino tutto. Poi dai un’occhiata a quei giovani dei collettivi e maranza e non vedi nessuno a cui manchi l’essenziale, semmai qualcuno frustrato per non potersi permettere l’ultimo modello di Nike o iPhone.
L’istigatore
Certo, situazioni di disagio, povertà, esclusione sociale non mancano, ma quasi sempre non riguardano coloro per i quali la sinistra si commuove. Profili come quelli di Salim El Koudri, il ragazzo di origini marocchine autore della mattanza di Modena, e di Youssef Siher, il professorino del “Movimento 17 Ottobre”, integratissimo secondo gli standard della sinistra, ci ricordano che molto più spesso a motivare i violenti è una ideologia estremista. L’integrazione è innanzitutto una scelta individuale e un processo culturale, le condizioni economiche e sociali svolgono un ruolo se non trascurabile, sicuramente secondario.
Non per sminuire i meriti del ministro Piantedosi e delle forze dell’ordine, ma ora non bisogna commettere l’errore di sopravvalutare il ruolo di Youssef Siher. Certo, la sua figura dimostra che non siamo di fronte a giovani emarginati e senza futuro. Youssef è pienamente inserito in quel network progressista che comprende università, centri studi e media che forniscono legittimazione, copertura politica, e al tempo stesso forza, massa critica ad un certo tipo di racconto della realtà, e che non a caso finiscono per esporsi all’infiltrazione di soggetti islamisti in odore di terrorismo – secondo accuse che dovranno ovviamente essere dimostrate.
Il collante del “palestinismo”
Ma il fenomeno è ben più ampio e non si esaurisce in un singolo istigatore. Il “palestinismo” è il collante, la tenda ideologica sotto la quale si ritrovano soggetti diversi convinti di servirsi l’uno dell’altro: dai collettivi studenteschi e i centri sociali, mossi dall’odio per la destra e il sistema capitalistico, agli islamisti e ai maranza mossi dall’odio e dal disprezzo per la civiltà occidentale, i quali vedono l’Europa come terra di conquista e la nostra sottomissione come loro riscatto.
La sinistra che sdogana la violenza
La postura della sinistra, che a parole condanna ma in fondo giustifica con il “disagio giovanile” le violenze di piazza, non è semplice buonismo. È un’operazione politica. Persino gli slogan antisemiti delle piazze propal sono stati giustificati o “compresi” in nome dell’indignazione per il supposto “genocidio” a Gaza.
Come allora si trattava di strumentalizzare quelle piazze per mettere sotto pressione il governo Meloni accusandolo di complicità con Trump e Netanyahu, così oggi le proteste di una esigua minoranza di studenti ideologizzati e la rabbia dei maranza vengono nobilitate per dimostrare all’opinione pubblica lo stato di abbandono della scuola e i fallimenti delle politiche “repressive” sull’immigrazione.
Il risultato è che mentre la violenza torna ad essere linguaggio e prassi della sinistra antagonista, saldandosi con la violenza di ambienti islamisti e manovalanza maranza, per riflesso o scelta deliberata la sinistra “ufficiale” cerca di servirsene, di cavalcarla, concedendo al più qualche condanna di rito nel caso degeneri.
D’altronde, è stato un leader della sinistra francese, Jean-Luc Mélenchon, a teorizzare i movimenti studenteschi e le seconde e terze generazioni delle banlieues come nuovi “soggetti rivoluzionari“. Cosa mai potrebbe andare storto?
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