Probabilmente, per dimostrarsi coerenti, bisognerebbe essere eremiti. Il contatto con gli altri esseri umani inquina, svilisce i concetti, annacqua e sbiadisce anche le più nobili pulsioni dell’anima. La coerenza viene definita dal vocabolario Treccani come “sinonimo di non contraddittorietà e consistenza”. Hai detto niente…
Se dovessimo valutare la nostra consistenza e l’altrui mancanza di atteggiamenti contraddittori staremmo freschi. Perché le linee perfettamente rette esistono (forse) soltanto in geometria, ammesso che non si parli di quelle disegnate dall’uomo senza l’ausilio di strumenti meccanici. Nel dubbio se sia più difficile disegnare a mano libera il cerchio perfetto di giottiana memoria o una linea che rimanga pervicacemente dritta, già potremmo scorgere una contraddizione evidente: quella di ipotizzare la perfezione come risultato delle opere di esseri marcatamente imperfetti come lo sono gli uomini, gli animali e persino la massima parte delle cose inanimate.
Tuttavia, con buona pace della Treccani, ci si potrebbe accontentare di qualcosa di meno e definire un concetto di coerenza più praticabile e possibile in questo mondo ove, non dimentichiamolo, impera la regola ferrea del caos come fonte primigenia della vita e origine di ogni cosa.
Potremmo limitarci, per rimanere nell’ambito ristretto delle azioni quotidiane, a evitare buona parte delle accuse che il prossimo potrebbe rivolgerci per il nostro comportamento incoerente. Già, proprio così. Una cosa è la coerenza, che potremmo definire concetto astratto ed impraticabile e ben altro paio di maniche è trattare di incoerenza, ossia della palese denegazione della linea retta che tutti quelli che conosciamo dichiarano pubblicamente quale rappresentazione grafica della loro esistenza.
Dal momento in cui il procedere a zigzag non sembra essere un valore positivo ed un comportamento socialmente accettabile, e su questo è difficile trovare chi non sia d’accordo, forse potremmo concentrare la nostra attenzione sulle curve più o meno accentuate con le quali si compia una deviazione dalla perfetta simmetria della retta.
Se assecondare, almeno in parte, la irregolarità del procedere umano dovuta agli ostacoli, naturali o artificiali che siano, pare necessario e indiscutibile, resta da decidere come farlo, ossia quando compiere una deviazione netta e misurabile col goniometro in angoli acuti, oppure quando ricorrere a curve più o meno ampie, che, dopo la necessaria diversione dall’ostacolo, ci riportino sul cammino previsto. Parrebbe questione di pura dinamica, ma potrebbe anche anche non essere cosa da poco. Mi spiego.
Mettiamo che un individuo progetti e si appresti a mettere in pratica un percorso che lo conduca dal punto A al punto B e che tale individuo sia sufficientemente smaliziato da non ipotizzare la linea retta geometrica, poiché conscio delle difficoltà che, inevitabilmente, incontrerà nel cammino. Al primo ostacolo, se dotato di intelligenza media, egli potrà scegliere se fare una deviazione netta, ad angolo, oppure una graduale diversione curva che, per quanto più lunga da percorrere, gli permetta di aggirare l’inconveniente trovato sul suo cammino.
A questo punto, le scuole di pensiero sono principalmente due e quale sia la scelta “migliore” dipende dal carattere, dalle possibilità e dall’esperienza del procedente. Vi sarà chi, giunto in prossimità dell’ostacolo, preferirà operare uno scarto laterale deciso ed improvviso e chi opterà per allungare un poco il cammino ed aggirarlo con una curva più ampia.
La seconda possibilità è quella più ricorrente in natura; pensiamo ai fiumi e ai flussi aerodinamici, come quello del vento che aggiri una montagna. Parrebbe la scelta più ragionevole, non soltanto perché più armonica e naturale, ma esiste comunque una seconda possibilità, quella dello scatto laterale improvviso, che talvolta necessita principalmente a causa del tempo che si abbia a disposizione per evitare l’impedimento.
Le conseguenze delle due possibili strategie per continuare il cammino (non sembrerebbe mai umanamente accettabile fermarsi o tornare indietro, come fanno gli insetti) e sono decisioni evidentemente opposte in termini di valutazione della coerenza. Chi riesca a compiere una curva diversiva non troppo stretta da sembrare uno scarto laterale e non troppo ampia da apparire come un netto cambiamento di percorso, probabilmente non verrà tacciato di avere un pensiero debole o, peggio ancora, d’incoerenza per contraddittorietà.
Chi, al contrario, preferisca scartare con manovra subitanea l’ostacolo, facilmente verrà additato come persona priva di volontà e, comunque, dedita alle linee ondivaghe, rese tanto più evidente dalla ristrettezza dell’angolo di deviazione che ne risulti. Le scelte improvvise facilmente disorientano il pubblico.
In una società perfetta, non dovrebbero esistere accuse d’incoerenza generalmente appioppate a chi abbia detto o fatto qualcosa e poi ne abbia messo in essere persino l’esatto contrario. Ma non vivendo nemmeno su un pianeta perfettamente sferico (la Terra ha la forma geometrica del geoide schiacciato ai poli) applicare le utili ma noiose regole della geometria teorica, non ha portato buoni risultati a chi vi si sia attenuto come regola di vita nella storia.
Pitagora morì in esilio dopo essere stato cacciato a furor di popolo dalla sua scuola, mentre Archimede, pure lui scacciato dalla politica, venne addirittura ucciso da un soldato romano, da lui implorato in punto di morte di non rovinare il suoi disegni: “Noli turbare circulos meos!”. Potere e geometria raramente vanno d’accordo.
Persino la geofisica, che trattando dei meccanismi del movimento costante degli strati sotterranei di questo insignificante mandarino nello spazio sul quale pure viviamo, è scienza relativamente giovane ed ancora in buona parte da scoprire. Basti ricordare che la certezza che la Terra abbia un nucleo solido la si è ottenuta (principalmente grazie agli studi della geofisica danese Inge Lehmann) negli anni Settanta del secolo scorso, quindi… praticamente ieri.
Cito la formulatrice dell’attuale teoria dei diversi percorsi delle onde sismiche non a caso. Fu proprio grazie alle sue ricerche che si scoprì come le onde sismiche profonde riescano ad aggirare il più importante ostacolo alla loro propagazione verso la superficie, costituito dal nucleo solido della Terra, quindi un caso evidente di aggiramento di un ostacolo, in questo caso tramite una curva molto stretta.
In conclusione, nello scusarmi per le precedenti digressioni pseudo-scientifiche, non ritengo avventato sostenere che non è sempre corretto tacciare qualcuno, e più che mai un politico, di incoerenza, quando egli abbia compiuto una diversione da un cammino precedentemente illustrato e posto a programma. Esistono, eccome, gli ostacoli, e nemmeno sempre prevedibili.
Con quale delle due tecniche illustrate in tono semiserio qui sopra (al netto delle opere come ponti, gallerie e sottopassi, che costituirebbero una tertia species) si preferisca superare l’ostacolo, il cammino non è quasi mai perfettamente rettilineo per nessuno di noi.
Maestri di incoerenza quelli che tacciano qualcuno di “essere testardi come i muli” con evidente disapprovazione per chi vada avanti a testa bassa incurante di ogni ostacolo, salvo pretendere che gli stessi sappiano adeguarsi alle necessità incombenti, e quindi con un cammino per niente rettilineo e prevedibile. Se si va dritti si sbaglia ma si sbaglia pure se si cambi la rotta, questo il nocciolo della questione.
Allo stesso modo, si condanna facilmente chi proceda per tentativi (“insicurezza”, “tentennamento”) ma poi si chiede agli stessi di tirare dritto senza indugio (“irragionevolezza” “pervicacia”). Li vogliamo ducetti e perfetti diplomatici, a fasi alterne, secondo uno schema scritto a matita sulla carta della focaccia ed esposto ad altri avventori del bar che non vedono l’ora di vederci avvicinare alla cassa.
Li vogliamo provenienti dai più bassi strati sociali perché “i ricchi certe cose non le capiscono” però li critichiamo quando si esprimono palesando la poca cultura che hanno potuto permettersi. Li vogliamo vestiti bene perché è una forma di rispetto per chi li ha votati e, contemporaneamente, se scappa una firma in un angolo della fotografia che li ritrae, gridiamo all’incoerenza se quei politici siano di sinistra.
Ma non basta ancora, miei pazienti lettori: siamo campioni nel porre le stigmate agli “incoerenti” quando la maggior parte di noi ha cambiato almeno tre volte lo schieramento quando ci siamo trovati alla cabina elettorale. Anzi, “la gabina” come la definiva quel simpatico buon uomo che si chiamava Umberto Bossi, di cui, lo ammetto, non saprei tratteggiare un ritratto politico preciso, ma che, pur con la premessa riserva, direi che fu persona politicamente coerente.
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