Cultura

Apologia dei semplici

Chiunque possa soltanto ipotizzare una società giusta, senza guerre (e senza petrolio), è un illuso, a qualunque titolo lo faccia. Meglio stare con i sempliciotti, poche idee ma ben chiare

guerra

Pochi giorni fa elogiavo i perdenti, perché difficilmente i vincenti hanno metodi, principi, cultura, parole ed educazione meritevoli del mio apprezzamento. Tutto qui. Nella vita, e più che mai in politica, si finisce spesso per scegliere il minore dei mali, perché una cosa è la religione, unico credo ammissibile per un essere imperfetto come l’uomo, e ben altra cosa la politica, intesa come espressione degli ideali che si ritengano migliorativi per gli appartenenti all’enorme guazzabuglio che è la società.

Guerra e pace

La società non ce la possiamo scegliere, ci viviamo dentro, nostro malgrado. Ci piaccia o no, ci saranno sempre moltissimi che la penseranno in modo opposto al nostro e qui casca l’asino (il solito). Chiunque possa soltanto ipotizzare una società giusta e senza guerre è un illuso, a qualunque titolo lo faccia, qualunque veste indossi e quale che sia il suo uditorio.

Nel 1832, Carl Von Clausevitz, nella sua opera incompiuta “Della guerra” ebbe a dire una delle poche cose sensate che un generale tedesco abbia mai detto : “La diplomazia è la continuazione della guerra senz’armi”. Non faceva una piega all’epoca di Napoleone e non fa una piega nei giorni delle illusioni di una soluzione diplomatica alla guerra americana-israelo-iraniana.

Leggere di una possibile soluzione diplomatica a quel conflitto, ma vale per tutti gli altri, può essere un atto di fede del Pontefice e fa benissimo a dirlo. Ve lo vedete un Papa a fare il tifo per una soluzione militare dei conflitti? Egli sta, pure meglio di certi suoi predecessori e con autorevole dignità, assiso sul Soglio Pontificio.

Ma attenzione: a proposito di atto di fede, ricordate come andò a finire con l’auto da fè dei tribunali dell’Inquisizione? C’è fede e fede e, soprattutto, ci sono modi di professarla ben diversi, alcuni dei quali contemplano, ancora nel terzo millennio, lo sterminio fisico dei pretesi infedeli, per cui andiamoci piano anche con quella, quando si parla di guerre.

Si sprecano gli esperti ed espertoni che fanno a gara per preconizzare una possibile fine al conflitto mediorientale o a quello russo-ucraino. Unica certezza: ci sarà una fine e, puntualmente sarà quando una delle parti belligeranti verrà sconfitta, come è sempre accaduto ed ancora accadrà nelle prossime guerre, peraltro mai state né mai saranno riunioni di galantuomini che discutono animatamente.

L’illusione del diritto internazionale

Se non partissimo da tale assunto, ogni possibile sforzo di natura diplomatica potrebbe illuderci che le cose possano andare a finire per effetto dei volenterosi e dei cultori del diritto internazionale. Tutte balle. Non si dimentichi che il diritto umanitario venne elaborato in tempo di pace, come monito perché non si ripetessero stragi e atrocità di ogni genere già accadute e che dette bestialità sono puntualmente accadute nuovamente anche dopo l’entrata in vigore delle convenzioni di Ginevra e successive norme di diritto umanitario.

È Importante sottolinearlo per rimanere coi piedi per terra e, a maggior ragione, per non sottacere l’importanza degli aspetti tipicamente militari di un conflitto, che, ahinoi, si combatte con le armi e coi soldati.

Anche quando la finanza internazionale, l’economia, la politica siano causa delle guerre, per poi venirne pesantemente influenzate, la guerra è come se vivesse di vita propria: una volta iniziata, sembra andare avanti da sola finché non manchi “il combustibile”. Così sembra essere andata da Cartagine in poi.

Il petrolio serve ancora

Con buona pace dei poveri illusi o degli interessati esponenti del movimento green, in verità numericamente superiori i secondi rispetto ai primi, il petrolio serve ancora a muovere le navi e, alla fine della catena, a darci da mangiare. Passeranno molti decenni o secoli prima che se ne possa fare a meno.

Inutile perdita di tempo discuterne in tempo di guerra. Sarebbe come chiedere ad uno che stia morendo di fame se sarebbe meglio sostituire le proteine coi carboidrati (anche se qualcuno lo sta facendo). Per fermare questa guerra, le loro beneamate pale eoliche possono mettersele in quel posto.

Pronti al peggio

Che l’economia interconnessa e globalizzata del terzo millennio possa essere facilmente destabilizzata da conflitti soltanto apparentemente locali era già chiaro prima degli attuali combattimenti, ma anche così non fosse, oggi non abbiamo più scuse e sarà meglio farcene una solida ragione, piuttosto che discutere dei massimi sistemi o, peggio ancora, disquisire su cosa possano avere in testa Trump, Putin, o chi diavolo comandi in Palestina.

“Estote parati” dice il Vangelo, oltre che Lord Robert Baden Powell, fondatore del movimento scoutistico. Essere preparati al peggio, concetto che trova bensì accoglimento nelle discipline strategiche della “Preparedness” e della “Readiness” e colonne portanti delle norme sulla Salute Pubblica.

E che c’è di strano a stare pronti ad affrontare il peggio? Nulla, ma “fa brutto” per i benpensanti. Meglio cianciare di sottili arti diplomatiche che, oltretutto, dovrebbero sfoggiare statisti provatamente squilibrati, di tattica applicabile a truppe cammellate fino a ieri ed oggi dotate di missili balistici e persino del peso delle manifestazioni di piazza.

Il buon senso dei semplici

Nello stare spesso coi perdenti, sto altrettanto spesso con i sempliciotti, quelli dalle poche idee ma ben chiare, quelli che non pretendono di imporre le loro tesi al prossimo e si tengono, di conseguenza, ben lungi dalla politica.

Pensare con la disarmante semplicità di chi fa gli interessi di casa sua, non facendo il gioco di questi o quelli e magari cercando di non essere un parassita e di portarsi a casa il pane da solo. Enorme simpatia per quelli che cercano di rendersi anche energeticamente indipendenti, ora più che mai.

In tutto questo ignobile bordello che vediamo ogni giorno, sarebbe già gran cosa sapere da che parte stare, almeno per adesso. Cambiare idea, come le opinioni su chicchessia, cambiare strada quando ci si renda conto di essere su quella sbagliata, sono prerogative delle persone intelligenti. È il fanatismo a caratterizzare gli idioti, in ogni campo, non soltanto erboso.

Probabilmente sarebbe bene mettersi in testa che, a parte chi si sia eventualmente sposato in chiesa o in Comune, non abbiamo sposato né politici né capi di stato, per cui essi non potranno essere mai certi della nostra “fedeltà assoluta”, cosa che unisce molti sostenitori dei belligeranti di oggi.

Personalmente, sarei per un onesto: “Alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai” come diceva una commedia italiana degli anni Sessanta. Abbiamo ancora il voto. E non soltanto quello. Affollare le piazze di sostenitori di qualche “sacra battaglia ideologica”, perlopiù ha fatto malissimo ai potenti della storia. Si sono montati la testa e hanno combinato guai, molto prima di quando le folle abbiano poi giurato di non esserci mai stati, su quelle piazze.

Il sogno “green”

Senza contare quando le guerre si sono perse per mancanza di carburante… in stile campagna dell’Armir in Russia. E mentre noi pensiamo e spendiamo cifre astronomiche per le fonti alternative, quelli ci affamano col petrolio.

Troppo convinti che, nel breve giro di qualche anno, avremmo mandato in demolizione aerei, navi, camion a combustione tecnica, rischiamo altro che lockdown! Sai che riserve di petrolio e gas derivati avremmo potuto farci se non l’avessimo demonizzati e speso troppo per la green economy?

Il regime iraniano ha capito tutto: siamo dei chiacchieroni e adesso il pallino in mano lo hanno loro, anche se malridotti e, proprio in quanto tali, disposti a tutto. Secondo voi, in tutti questi anni, qualcuno ha mai studiato nei particolari e predisposto un intervento militare delle Nazioni Unite per tenere aperte le vie del trasporto marittimo essenziali per il mondo? Temo di no.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni