Economia

Oggi come negli anni ’70, non è detto che l’austerity sia “per sempre”

Il pessimismo al potere: Macron come Rumor negli anni ’70 e le previsioni economiche sballate che nessuno va mai a verificare

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Autunno 2022: il presidente francese Emmanuel Macron ammonisce i suoi compatrioti: “Stiamo vivendo la fine dell’era dell’abbondanza e dell’incoscienza”. Ne consegue “la necessità di sobrietà energetica, unita alla battaglia per Il clima e alle pari opportunità”.

Autunno 1973, Il presidente del consiglio italiano Mariano Rumor ammonisce gli italiani: “Occorre aver chiaro che l’epoca dell’energia a basso costo è tramontata: ciò impone un serio ripensamento dello sviluppo economico, del modo di vita e delle priorità degli investimenti”. Ne consegue che “dovremo usare meno l’automobile, abbassare il termostato del riscaldamento e dove basta una lampada cerchiamo di non usarne due”.

Ottobre 2023: Il Fondo monetario internazionale informa che nel 2023 il Pil italiano si contrarrà nella misura di uno 0,2 per cento, notizia ripresa l’11 ottobre da tutti i mezzi di informazione.

Cosa spinge chi ha potere a fare sempre previsioni catastrofistiche o quanto meno pessimistiche? E cosa impedisce ai media di fare una qualche verifica sul “track record” di chi emette queste sentenze inappellabili?

L’austerity degli anni ’70

Per questa riflessione vogliamo partire dalla cosiddetta “austerity” del 1973, lontana ma attuale, vista l’aria di crisi del gas (che secondo Davide Cornaggia comincerà a mostrare i suoi effetti dal 21 novembre).

La ricordiamo tutti, l’austerity del 1973. L’attacco improvviso degli eserciti di Egitto e Siria a Israele e il successivo “embargo” nei confronti dei Paesi maggiormente filoisraeliani (tra cui stranamente veniva inclusa l’Italia) aveva fatto impennare i prezzi dell’energia.

Il governo Rumor corse ai ripari, varando un’iniziativa che su idea di Aldo Moro fu chiamata “austerity”. E qui una prima osservazione: nel mondo anglosassone con austerity si intende la riduzione delle spese dello Stato e non l’abbassamento della temperatura nelle case dei cittadini o il divieto di utilizzare l’automobile la domenica.

Tra le misure imposte agli italiani nel 1973 figurava l’obbligo di andare a letto presto, attuato tramite posizionamento strategico del “telegiornale della notte” alle ore 22:30. Conseguenza dell’imposizione alla Rai di “terminare le trasmissioni alle 22:45 con tolleranza sino alle 23“ (le trasmissioni terminavano in realtà verso le 23:10, per l’ovvia tolleranza sulla tolleranza, ma questo è un altro discorso).

L’uso dell’auto privata era fortemente sconsigliato (ignoto ai tempi il “car sharing”), in ogni caso la Benzina super divenne improvvisamente un genere di lusso, toccando le 200 lire al litro (1,5 euro attualizzati per l’inflazione).

Come molti ricorderanno la circolazione era del tutto vietata la domenica, anche se “nelle città possono viaggiare i taxi, consentendo la circolazione privata a quanti possiedano mezzi per pagare un taxi con autista“. La velocità massima veniva abbassata a 120 Km/h (che con gli occhi di oggi pare ragionevole, ma allora voleva dire andare come lumache).

L’Enel veniva autorizzata a “ridurre del 7 per cento la tensione erogata“, fornendo alla sera solo 205 Volt in luogo degli abituali 220. Conseguenza, più buio nelle case (dove già si doveva limitarsi ad una lampadina per stanza).

Virtù di Stato

Si trattava dunque di tante misure tese a imporre uno stile di vita buio e virtuoso. Esattamente come oggi, con la differenza che ora si chiama eco-sostenibile.

Il tutto in base all’affermazione che l’epoca dell’energia abbondante e a basso costo era tramontata, pronunciate con un tono minaccioso che vi consigliamo davvero di ascoltare a questo link.

Fact checking

Cosa spingeva Rumor ad avere queste certezze sul futuro? Pensava ad una guerra infinita? O c’era un retropensiero che godeva all’idea di punire gli italiani troppo abituati a gozzovigliare la sera tardi e addirittura andare in gita al lago la domenica?

Uno sguardo al grafico storico del prezzo del barile negli anni successivi (utilizzando il West Texas Intermediate Crude Oil Price) mostra quanto si sbagliava: dopo aver raggiunto un massimo nel 1979, il prezzo continuò a scendere arrivando spesso addirittura sotto quello degli anni ‘60. Vero, la crisi del 2008 lo fa nuovamente impennare, ma anche questo fenomeno non sarà definitivo.

Inverno 2022

Quali misure ci attendono per questo inverno ancora non lo sappiamo con esattezza: il governo uscente sta gestendo solo gli affari correnti e in quanto al prossimo, non essendo ancora decisi i ministri, nulla possiamo ipotizzare.

Il governo Draghi pareva comunque essere sulla stessa linea di quello Rumor, basti considerare la temperatura massima imposta negli appartamenti: nel 1973 questa era di 21 gradi (20 secondo alcune fonti), certamente non i 19 di cui ha parlato il ministro per la transizione ecologica.

A noi viene da chiederci: perché proprio un grado in meno e non due ad esempio? Quali calcoli sono stati fatti? Nulla abbiamo trovato nel decreto del 6 ottobre firmato dal ministro Cingolani, che prevede: “i valori di temperatura dell’aria indicati all’articolo 3, comma 1, del Dpr n. 74/2013 sono ridotti di 1°C”.

Consigliamo comunque ai freddolosi di stampare e mandare all’amministratore di condominio l’originario “Dpr 74/2013” a cui si fa riferimento (troppo facile scrivere 20 nel nuovo). All’articolo 3 contiene una riga che probabilmente è sfuggita al ministro.

Si legge infatti che la media “ponderata” (come ponderarla non era indicato) negli immobili ad uso abitativo è fissata in “20°C + 2°C di tolleranza”. Ne consegue che quest’inverno, se si riesce ad avere un impianto stabile, possiamo tenerci i nostri 21 gradi ed essere in linea con la legge.

Le previsioni sballate dell’FMI

Terminiamo con il Fondo Monetario Internazionale, che forse ha poco a che vedere con la crisi energetica, ma rispetto al quale ci sembra esista la stessa abitudine mediatica di evitare ogni verifica quando le previsioni sono funeste. La notizia è il preannuncio di una contrazione dello 0,2 per cento del Pil italiano per il 2023.

Prendiamo il caso del 2021, confrontato con l’effettivo andamento dell’economia (chi volesse può verificare il tutto a questa pagina). Nel 2021 il Pil italiano è cresciuto del 6,6 per cento. Il Fondo prevedeva quanto segue: ad aprile 2020 +4,8 per cento, a ottobre 2020 +5,2 per cento, ad aprile 2021 +4,2 per cento, a ottobre 2021 +5,8 per cento. Tutte previsioni sballate per difetto rispetto alla crescita registrata.

Vi risparmiamo la tabellina relativa al 2020, basti dire che per quell’anno l’errore fu mediamente pari a 2,57 punti percentuali. Certo, si tratta di anni di pandemia, difficili da prevedere.

Ma è pur vero che prendendo a caso un anno senza eventi eccezionali, il 2013, l’errore nelle previsioni emesse l’anno precedente era pari a 1,6 punti percentuali (Pil italiano contratto dell’1,9 per cento a fronte di una previsione di -0,3 per cento).

E in ogni caso per l’immediato futuro ci sembra il caso di ricordare che è in corso una guerra che sta causando se possibile ancora più incertezze rispetto alla pandemia.

Per parte nostra consiglieremmo di usare anche in questo caso una “tolleranza” di almeno due punti percentuali: significa che l’economia italiana nel 2023 potrebbe crescere del 1,8 per cento o anche contrarsi del 2,2 per cento. E tutt’ora né noi né il Fondo sappiamo nulla di come il nuovo governo deciderà di agire sulle leve a propria disposizione.

Fine dell’austerity

Comunque, nel giugno 1974 le trasmissioni televisive tornarono a terminare verso la mezzanotte, per passare (con Canale 5) alle 24 ore su 24 a inizio anni ‘80. Il prezzo della “Super” iniziò a scendere nel 1977, toccando il prezzo di prima dell’austerity nel 1990 e il suo minimo storico nel 1999. Il Pil italiano riprese a crescere rapidamente proprio dopo la crisi petrolifera, con una decisa accelerazione a partire dal 1976.

Infine, grazie anche ai consigli dei quotidiani del 1973 (“Subito calore col Gas”, Stampa Sera del 3 dicembre 1973) abbiamo iniziato tutti a sostituire le nostre caldaie passando dal gasolio al gas metano, più verde e senza pericolo di embargo da parte dei Paesi arabi. Niente da fare, nessuno può prevedere il futuro.

Per l’Europa in generale, la Banca centrale europea prevedeva a giugno 2022 una crescita del Pil globale nel 2023 pari al 2,1 per cento, mentre a settembre 2022 ha rivisto la previsione, indicando un +0,9 per cento, 1,2 punti di differenza.