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Fine Green Pass mai e discriminazioni nelle scuole: decisioni basate su una scientifica superstizione

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Roberto Speranza Mario Draghi

E su una inquietante volontà di controllo sociale e di repressione del dissenso…

Le nuove regole decise ieri dal Consiglio dei ministri sulla Dad e le quarantene scolastiche fanno tirare un sospiro di sollievo alle famiglie, da mesi sequestrate in casa, o sull’orlo di una crisi di nervi per la difficoltà di orientarsi in una selva di casi, eccezioni, deroghe e cavilli. Tutto per quello che da almeno un mese, un mese e mezzo, è nell’esperienza comune un raffreddore o poco più.

Tuttavia, l’allentamento delle regole, per effetto delle quali viene sensibilmente ridotta la probabilità dei ragazzi di finire in Dad o in quarantena, arriva tardi (era troppo pretendere dal governo di non concentrarsi solo sulla partita per il Quirinale nelle ultime settimane), ma soprattutto è concepito male, perseverando nella logica burocratica e, come vedremo, rafforzando lo schema discriminatorio.

Con la variante Omicron, molto più lieve, e almeno il 90 per cento della popolazione vaccinata o immune dopo guarigione, il cervellotico sistema delle quarantene scolastiche non ha più alcun senso. Ma invece di abolirlo completamente, il governo ha preferito tenere in piedi lo strumento, come una morsa pronta a stringersi nuovamente e implacabilmente. Non sia mai che gli italiani percepiscano che è finita, finita per davvero stavolta. Game over. Trascinando il sistema di Dad e quarantene scolastiche, pur allentato, si mantiene la pressione psicologica sui cittadini e, in particolare, sui non vaccinati.

La Dad “selettiva”, a seconda che si sia vaccinati o non vaccinati, era già stata introdotta con i precedenti decreti. Basti pensare che con l’entrata in vigore del super Green Pass per i mezzi di trasporto anche locali, un ragazzo non vaccinato non può recarsi a scuola con i mezzi pubblici.

Ora, nonostante l’allentamento, le nuove misure aggravano la discriminazione elevandola a sistema – e rendendola ancora più odiosa, perché a dispetto del diritto all’istruzione colpisce bambini e ragazzi, per spingerli a chiedere ai genitori di vaccinarli non per la loro salute ma per non patire l’esclusione.

Sembra quasi che l’unico motivo rimasto per tenere in piedi Dad e quarantene scolastiche sia proprio la discriminazione in sé: venuta meno la necessità dal punto di vista sanitario, serve a ricordare a tutti, a rimarcare, che anche nei diritti fondamentali, come quello all’istruzione in questo caso, vaccinati e non vaccinati vengono trattati diversamente. Ai primi vengono concessi “privilegi” che ai secondi vengono negati. Non solo: alle elementari, la Dad al quinto caso positivo viene resa un’ipotesi remota, quasi solo teorica. Tanto valeva eliminarla, ma si doveva tenere in vita formalmente anche solo per riaffermare la discriminazione.

D’altra parte, sono le parole dello stesso ministro dell’istruzione Bianchi, ieri in conferenza stampa, ad avvalorare la fondatezza della nostra tesi: “Vogliamo dare un segnale”. Le evidenze scientifiche, le motivazioni sanitarie, sono definitivamente accantonate. Si tratta di dare un contentino ai vaccinati e di punire i non vaccinati.

Stessa logica segue la decisione di eliminare anche in zona rossa le restrizioni per chi è vaccinato. Come ha osservato il nostro Musso su Twitter, si “consacra la negazione dei diritti fondamentali, in base ad uno status politico… senza più nemmeno il paravento della condizione di emergenza”.

L’odiosa discriminazione tra vaccinati e non vaccinati nelle scuole – come quella su tutto il resto, sia ben chiaro – è illegittima, e ancor più priva di basi scientifiche. Con una norma che, a parità di contatto stretto, prevede nessuna Dad per i vaccinati e Dad per i non vaccinati, si sancisce una presunzione di non contagio dei vaccinati, il che è palesemente un falso scientifico. Non solo, però, anche i vaccinati possono contagiarsi e contagiare, come ormai tutti hanno capito. Nel caso di bambini e ragazzi è doppiamente sganciata da ogni logica sanitaria, perché non si può nemmeno ricorrere all’argomento secondo cui le terapie intensive sono occupate per due terzi da non vaccinati, dal momento che bambini e ragazzi semplicemente non occupano le terapie intensive, quindi non rappresentano un aggravio per gli ospedali a causa del Covid.

“Ogni decisione qui è guidata dai dati, non dalla politica”, rivendicava il premier Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno. No, qui siamo in presenza di decisioni basate su una scientifica – nel senso di puntuale e sistematica – superstizione e su una inquietante volontà di controllo sociale e repressione del dissenso.

L’altra decisione adottata ieri dal Cdm è di rendere indefinita la validità del Green Pass di coloro che hanno ricevuto tre dosi (o due dosi più guarigione), molti dei quali, con la validità scesa a 6 mesi dal primo febbraio, si sarebbero trovati privi di certificato in poche settimane pur avendo completato il ciclo vaccinale. Attenzione, non una validità definitiva o illimitata, come si legge, ma indefinita: significa che al momento la sua durata non è definita, ma potrebbe tornare ad esserlo nel prossimo futuro, ad insindacabile giudizio del governo pro tempore naturalmente. In pratica, fino a quando non verrà presa una decisione sulla quarta dose (che chiameranno vaccino “aggiornato” ad Omicron).

Attenzione perché la truffa è sottile, con destrezza. Questa decisione non dimostra, come spiegheremo tra breve, che il Green Pass in quanto strumento è definitivo, non più legato all’emergenza ma ordinario (lo è, ma su altre basi giuridiche). Dimostra che il Green Pass non è solo una illegittima discriminazione nei confronti dei non vaccinati, ma un attacco alle libertà fondamentali anche dei vaccinati, perché muta lo status di quelle libertà, le quali diventano a tutti gli effetti libertà “condizionate” alla loro condotta, revocabili in ogni momento: oggi puoi avere i requisiti, domani il governo potrebbe decidere che i vecchi requisiti non sono più validi o sufficienti, e quindi letteralmente confiscare le tue libertà. Come ha portato la validità del Green Pass prima da 9 mesi a 12, poi da 12 a 6, come ha esteso di volta in volta la sua applicazione, potrebbe reintrodurre una scadenza per costringere alla quarta dose o a qualunque altro trattamento sanitario (o adempimento fiscale, chissà…).

Qui sta la vera pericolosità di questo strumento: in un vero e proprio cambio di paradigma, contrario alla Costituzione, nel rapporto tra Stato e cittadini in relazione al riconoscimento e all’esercizio delle libertà fondamentali. Di tutti, non solo dei non vaccinati.

Il tutto è accompagnato dal “messaggio orwelliano”, come l’ha definito il nostro Enzo Reale su Twitter, di Sua Competenza: “L’Italia sarà più aperta”. “I provvedimenti approvati oggi in Consiglio dei ministri vanno nella direzione di una maggiore riapertura del Paese”. Messaggio che verrà prontamente veicolato dalle zelanti redazioni mainstream. Ma è vero l’esatto opposto. Basti pensare che da due giorni sono entrate in vigore ulteriori misure per cui Green Pass base o super è obbligatorio per accedere in ogni luogo, tranne alimentari e farmacia, e svolgere qualsiasi attività. “Nelle prossime settimane, sulla base dell’evidenza scientifica, annunceremo un calendario di superamento delle restrizioni vigenti”, fa sapere Palazzo Chigi, implicitamente ammettendo che il “superamento” non solo non è iniziato, ma non è nemmeno ancora previsto in un cronoprogramma.

Un’altra misura del nuovo decreto di ieri va a colmare, parzialmente, una lacuna del sistema Green Pass che da un mese e mezzo sta praticamente bloccando il turismo: per avere accesso ai luoghi e alle attività per cui ai cittadini italiani serve il super Green Pass, ai turisti basterà quello base, ottenibile anche con test negativo valido 48 ore. Una pezza richiesta da Bruxelles, che però rischia di non risolvere granché: ce li vedete i turisti a farsi il tampone ogni 48 ore per andare al ristorante o in albergo? O forse preferiranno altre mete?

E anche questa misura dimostra che non c’è logica sanitaria dietro il Green Pass: quale sarebbe, infatti, la ragione dal punto di vista sanitario del trattamento differenziato tra italiani e stranieri?

Il Green Pass, dicevamo, è qui per restare. Bisogna distinguere la durata dello strumento da quella del singolo certificato. La sua durata in vigore come strumento, infatti, era indefinita, slegata dallo stato di emergenza, già prima della decisione di ieri di rendere indefinita la validità dei singoli certificati di chi ha ricevuto tre dosi.

Quanto segue è ciò che abbiamo potuto ricostruire dai decreti legge da aprile ad oggi – non potendo escludere di esserci sbagliati essendo la materia complessa e la matassa di norme citate intricatissima:

– Introduzione del Green Pass, quello originario Ue (decreto aprile): senza scadenza
– Introduzione del Green Pass base (decreto luglio): senza scadenza
– Estensione del Green Pass in ambito lavorativo (decreto settembre): legato allo stato d’emergenza
– Estensione del Green Pass base e introduzione del super Green Pass (decreto novembre): senza scadenza
– Ulteriore estensione (24 dicembre): legata allo stato d’emergenza
– Ulteriore estensione (30 dicembre): legata allo stato d’emergenza
– Introduzione del super Green Pass per lavorare e dell’obbligo vaccinale per over 50 (decreto gennaio): scadenza il 15 giugno.

Da quanto si evince da questa ricostruzione, a meno di nostri errori, è prevista una data di scadenza per alcune sue applicazioni, ma non dello strumento Green Pass in sé, che quindi sembra destinato a restare, di volta in volta esteso o ridotto nell’impiego. Al momento, dopo il 31 marzo dovrebbero restare in vigore gli impieghi del Green Pass decretati a luglio e a novembre, mentre gli altri dovrebbero decadere, tranne gli obblighi in scadenza il 15 giugno.