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La geopolitica dei vaccini: l’Anglosfera corre mentre l’Ue resta al palo

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Mentre l’Unione europea procede con azioni legali nei confronti del Regno Unito, accusando Londra di aver violato gli accordi su Brexit, gli Stati Uniti si affacciano sul Sud-est asiatico con nuove manovre di diplomazia vaccinale.

Entro il 2022, circa un miliardo di dosi di vaccino anti-Covid verranno prodotte in India – con il supporto finanziario Usa-Giappone – e successivamente distribuite insieme all’Australia in tutto il Sud-est asiatico.

Una manovra evidentemente volta a contrastare la competizione di Cina e Russia. Altrettanto evidente chi sia il grande assente: l’Unione europea. Totalmente fuori dai giochi, s’illude di poter giocare una partita “terza” inseguendo i suoi sogni di autonomia strategica.

Con esiti che rischiano di rivelarsi catastrofici. L’Anglosfera accelera verso l’Asia, la Cina cerca di rompere l’accerchiamento colpendo l’Australia e attraendo verso di sé l’Unione europea. In grave ritardo con il piano di vaccinazioni (solo il 10 per cento della popolazione immunizzato), e in preda ad una sorta di “anglofobia” da lutto post-Brexit, l’Ue è lontana da una piena ripresa economica e quindi particolarmente esposta all’influenza cinese.

In questi mesi di pandemia, ha dimostrato di esistere essenzialmente come oggetto delle politiche altrui e come progetto nostalgico.

Harold James, professore di storia economica europea all’Università di Princeton, spiegava che “l’Occidente è passato su tutto”, rimanendo ancorato ad un box di “ismi” che illustrano il suo bagaglio ideologico: da modernismo a genscherismo, passando per fascismo, totalitarismo, keynesismo e stalinismo. 

Gli europei parlano al presente, non progettano il futuro, interloquiscono esclusivamente con il passato. E mentre Pechino, Mosca e Washington continuano a dar vita ad un acceso conflitto economico e tecnologico, combattuto con sanzioni, alleanze e dazi, l’Europa sembra non aver più nulla di rilevante da esprimere.