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Bufale e propaganda antisemita nei media dell’Anp

Accuse infondate a Israele, discorsi antisemiti. I media dell'Anp, come l'agenzia Wafa, spesso ripresi in maniera acritica e senza verifiche dai principali media internazionali e italiani

Abu Mazen Anp (screenshot Wafa)
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Il 15 aprile, in un’intervista rilasciata all’emittente Al-Awdah TV vicina al movimento Fatah, il direttore della PBC (Palestine Broadcasting Corporation) Rafat Al-Qudra ha sostenuto che Israele avrebbe creato dei roditori geneticamente modificati per attaccare i bambini e i malati a Gaza. Tre giorni dopo, l’accusa è stata veicolata sulla stessa emittente anche da Jamal Obeid, dirigente di Fatah:

Ci sono dei roditori in alcune zone della Striscia di Gaza […] che qui non erano conosciuti. Sembra che l’occupazione israeliana abbia agito deliberatamente per introdurre questi roditori nella Striscia di Gaza; Questo è un dato di fatto e non solo propaganda mediatica. È un fatto accertato.

Una disinformazione strutturale

Certe teorie farebbero solo ridere, se non fosse che i media legati all’ANP (Autorità nazionale palestinese) le veicolano costantemente, per un pubblico che evidentemente ci crede. Itamar Marcus, direttore dell’istituto di ricerca PMW (Palestinian Media Watch), ha rivelato che già nel 2008 erano apparse accuse simili su Al-Hayat Al-Jadida, quotidiano ufficiale dell’ANP, dove si sosteneva che Israele avesse reso i ratti più forti e immuni al veleno per cacciare via gli arabi da Gerusalemme.

Nel novembre 2025, uno studio del JPPI (Jewish People Policy Institute) ha rivelato che il 20 per cento degli editoriali pubblicati su Al-Hayat al-Jadida contenevano discorsi antisemiti, che includevano la negazione dell’esistenza di un popolo ebraico, teorie secondo cui gli ebrei controllano l’economia mondiale e l’idea di paragonare Israele al nazismo, alle Crociate o al colonialismo. Per condurre lo studio, sono stati analizzati oltre 2.300 editoriali pubblicati sull’organo di stampa dell’ANP dal gennaio 2022 all’agosto 2025.

Un altro studio, condotto dal JCFA (Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs), ha preso in esame tutti gli articoli in lingua inglese pubblicati nel luglio 2025 dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA, rivelando che oltre il 99 per cento degli articoli pubblicati in quel mese dipingevano Israele in maniera negativa. Accusavano ripetutamente Israele di commettere un genocidio a Gaza, ma senza mai citare né i crimini di Hamas come il 7 ottobre né i continui lanci di missili contro Israele. Così come non apparivano mai articoli critici nei confronti della classe dirigente dell’ANP.

Influenza all’estero

Nonostante ciò, WAFA viene spesso ripresa in maniera acritica dai principali media internazionali: nel 2024, uno dei principali corrispondenti della Cnn a Gaza risultava essere Khader Al Za’anoun, un redattore dell’agenzia di stampa palestinese. Il quale, tra l’altro, in almeno un caso ha riportato false informazioni in merito ad una presunta strage di palestinesi in attesa degli aiuti umanitari.

Anche in Italia la disinformazione di WAFA viene spesso ripresa senza fare le dovute verifiche: nel novembre 2025, l’Ansa ha ripreso dall’agenzia di stampa palestinese la notizia di un presunto assalto di 465 coloni israeliani contro la Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme. In realtà, secondo un’analisi del giornalista Gabriele Eschenazi, non c’era stato nessun assalto, ma solo qualche decina di israeliani che si erano raccolti in preghiera nelle vicinanze.

Filoterrorismo & antisemitismo

Quando, nell’ottobre 2025, sono stati liberati diversi detenuti palestinesi dalle carceri israeliane in cambio degli ultimi ostaggi rimasti a Gaza, tra i prigionieri rilasciati figurava Muhammad Daoud, il quale nel 1987 uccise due civili israeliani, Ofra Moses e suo figlio di cinque anni Tal, lanciando una molotov contro la loro auto.

In occasione del suo rilascio, la tv di Stato palestinese ha intervistato Daoud. In precedenza, la stessa televisione ha detto che il terrorista era stato “rapito” da Israele, descrivendolo come un personaggio dal quale i palestinesi “traggono la fede in una vittoria certa”. Nel 2020, lo ha anche incluso in una lista di “giganti della storia palestinese”.

Anche quando l’ANP ha condannato atti di terrorismo, spesso il pubblico è andato nella direzione opposta sui social. Quando è emerso che un uomo di origini siriane, Ahmed al Ahmed, è intervenuto rimanendo ferito per disarmare uno dei terroristi che il 14 dicembre 2025 hanno fatto una strage di ebrei a Bondi Beach, in Australia, sotto l’articolo su di lui della testata palestinese Ramallah News sono comparsi centinaia di commenti di utenti palestinesi che lo hanno attaccato.

Ahron Shapiro, ricercatore australiano del PMW, ha raccontato al giornale The Australian che su più di 1.000 commenti all’articolo di Ramallah News almeno il 75 per cento erano ostili. Tra questi, ne figurano alcuni come “Spero che (il proiettile) ti abbia colpito al cuore” e “Possa Allah non guarirti”.

Propaganda contro Israele

A dispetto della narrazione prevalente in Occidente, secondo cui Fatah sarebbe “moderata” almeno se paragonata a Hamas, diversi esponenti di spicco dell’ANP sostengono ripetutamente che la fine d’Israele sia vicina, dimostrando come non abbiano nessuna intenzione di vedere uno Stato ebraico e uno arabo convivere fianco a fianco.

Il 9 gennaio 2026 Abbas Zaki, membro del Comitato Centrale di Fatah, parlando con il sito arabo con sede a Londra Arabi21 ha dichiarato:

Alla fine, il vincitore è colui che rimane sulla terra […] E coloro che rimarranno sono quelli con l’idea, che dice che non si può sfuggire al fatto che questa terra sarà liberata, e che la terra della pace non può basarsi sulla vendetta. Israele è destinato a soccombere.

Sulla tv di Stato palestinese, in più occasioni è stato trasmesso un programma “storico” sulla cosiddetta “immigrazione illegale degli ebrei in Palestina”, in cui la voce narrante dice:

L’inizio dell’immigrazione illegale in Palestina risale al 1837. […] L’immigrazione ebraica nella terra di Palestina continuò come parte di un piano sionista colonialista guidato dalle potenze mondiali dell’epoca. […] Ma la storia non ha mai permesso ai colonialisti di restare, e gli occupanti se ne sono sempre andati alla fine. Un giorno anche loro (gli ebrei) torneranno da dove sono venuti.

Persino Mohamed Nasr, portavoce della Lega Araba presso le Nazioni Unite, ha rilasciato alla televisione palestinese dichiarazioni simili nel dicembre 2025: “L’occupazione – non importa quanto si intensifichi la sua violenza – cesserà di esistere, mentre lo Stato palestinese diventerà una realtà”.

Paradossalmente, pur rivendicando un proprio Stato sovrano a spese dell’esistenza d’Israele, le istituzioni palestinesi appoggiano i veri imperialismi se praticati dai loro alleati: tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026, media statali palestinesi come WAFA e Al-Hayat Al-Jadida hanno comunicato che l’ANP e il suo presidente Mahmoud Abbas sostenevano l’aspirazione della Cina di riannettere Taiwan. Quando il desiderio di libertà non vale per gli altri.

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