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La retorica su Berrettini e un Paese ostaggio del moralismo sanitario

Ogni scusa è buona per il dilagare della retorica sanitaria, funzionale a tenere il Paese in un limbo e prepararlo ad un altro “governo dei migliori”

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Matteo Berrettini

Come preventivabile, il prematuro ritiro di Matteo Berrettini dal prestigioso torneo di Wimbledon ha scatenato un’ondata di retorica sulla stampa italiana. L’innesco è partito dal post pubblicato sui social dal tennista romano in cui ha spiegato che si era sottoposto volontariamente a un test a causa di lievi sintomi e aveva scoperto la positività al Covid.

Nel Regno Unito, non è obbligatorio né sottoporsi a esame né isolarsi in caso di positività ma lui, “con il cuore a pezzi”, ha deciso di autoeliminarsi “per proteggere la salute degli avversari e di tutte le persone coinvolte nel torneo”.

Ora, guardando la vicenda in un’ottica liberale, ci sarebbe una considerazione da fare: le scelte individuali vanno rispettate anche se non imposte dalla legge come nel Regno Unito. Perciò, il fatto che Berrettini abbia deciso di rinunciare a Wimbledon non merita né gli elogi in cui si sono sperticati i giornali italiani né le aspre critiche di chi non ne condivide la decisione.

La retorica dei giornali

Quello che non va, però, è il fatto che con il suo post abbia rilanciato la narrazione prevalente in Italia e che già è stata foriera di tanti danni. Per esempio, il tennista croato Cilic, anche lui ex finalista del torneo e risultato positivo al test, ha motivato diversamente la sua scelta. Ha scritto di non poter difendere al meglio le sue possibilità e si è determinato ad abbandonare i campi dell’All England Lawn Tennis Club senza enfasi.

Da noi, nel Paese ostaggio del moralismo applicato alla scienza, non poteva sfuggire l’occasione per ricamare un po’ su questa storia e usare toni assai solenni e iperbolici. Si va dal titolo de Il Giornale (“Berrettini campione di civiltà”) al Quotidiano Nazionale (“La lezione di Berrettini”) per passare per il Corriere della Sera (“Campione di onestà”) fino al pezzo di Elena Stancanelli su Repubblica che sopravanza tutti gli altri.

Quale onestà? In UK nessuna restrizione

Premesso che l’onestà richiamata dal quotidiano di via Solferino non c’azzecca come direbbe Di Pietro. A Londra, Berrettini avrebbe potuto disputare il torneo anche da positivo. Se un altro giocatore si comportasse diversamente, non potrebbe essere certo definito un disonesto.

Il Regno Unito ha deciso di trattare Omicron come un’influenza e di archiviare ogni regoletta restrittiva mal digerita dalla popolazione. Che piaccia o no in Italia dove ancora ci si attorciglia intorno a norme cervellotiche e per lo più insensate.

Come quella delle mascherine obbligatorie sui mezzi di trasporto che hanno tanto indignato la Stancanelli per la scarsa osservanza. “Scrivo da un treno sul quale ogni scusa sembra buona per sfilarsi la mascherina: bere, mangiare, telefonare”.

Questo l’incipit dell’articolo che ha poi dato l’abbrivio alla sfilza di elogi per Berrettini parlando di “commovente responsabilità”, “nobiltà del gesto”, “inarrivabile bellezza che fa di lui una specie di creatura mitologica, l’unicorno, il dio dell’infinito possibile, supereroe”, che possiede “più qualità di Ulisse, Poseidone e Zeus messi insieme” (anche se gli tira le orecchie perché ha la residenza fiscale a Montecarlo).

Insomma, probabilmente, tutto questo lessico ampolloso sarebbe risultato un tantino eccessivo pure nel caso del trionfo finale del Berrettini dopo aver battuto i più quotati Djokovic e Nadal.

Ma tant’è, la Stancanelli lo usa per celebrare un gesto che incontra il favore del politically correct nostrano, capace di trasformare una faccenda sanitaria in un prontuario di etica con l’irresponsabile/untore additato come nemico da esporre al pubblico ludibrio.

Allora, ecco che Berrettini viene associato alle più alte figure della mitologia greca, magnificato per una scelta assai dolorosa e, per giunta, non imposta.

Rischio paralisi estiva

Tuttavia, il problema serio è che questa ortodossia sanitaria non è più sostenibile. Si calcola che, per esempio, nel mese di luglio più di due milioni di italiani potrebbero trovarsi in isolamento a causa della positività. Questo significherebbe danneggiare ancora una volta le attività produttive e il turismo.

La Stampa parla esplicitamente di un rischio paralisi in piena estate. È ancora accettabile tutto questo, proprio ora che molti scienziati ritengono la pandemia ai titoli di coda o, comunque, tranquillamente gestibili le varianti in circolazione?

Commissariamento della democrazia

Sembra cosa di poco conto per chi ha accettato ogni sorta di obbligo o divieto, però l’effetto pratico è che questo stato di cose tiene ormai il Paese in una sorta di limbo con il rischio concreto che il commissariamento della democrazia prosegua anche dopo le elezioni del 2023.

Ecco perché la retorica fa buon gioco. Serve a preparare la strada ad un altro “governo dei migliori” col quale la dottrina sanitaria e/o quella ecologista prenderanno ancora una volta il sopravvento, perimetrando una società in cui bisognerà omologarsi al politicamente accettabile o consentito per lavorare e vivere.

Va senza dire che, in un contesto così delineato, le nostre libertà e i nostri diritti saranno sempre più compressi o sacrificabili. Ma questo sembra non turbare i democratici di casa nostra. D’altronde, come ha insegnato un secolo fa Giolitti, “la retorica è un veleno micidiale”.