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Propaganda a fumetti contro Israele. Il caso Zerocalcare

La storia pubblicata su "Internazionale" denuncia un improbabile silenzio del mondo su Gaza e non spende una parola sui crimini di Hamas e le vittime israeliane del 7 Ottobre

Internazionale Zerocalcare (cover)

Nel novembre 2023, sono andato al Lucca Comics & Games, dopo che Zerocalcare e altri artisti avevano deciso di boicottare l’evento a causa del patrocinio dell’ambasciata israeliana in Italia (dovuta al fatto che il manifesto dell’edizione di quell’anno era stato realizzato da due disegnatori israeliani, i gemelli Asaf e Tomer Hanuka). Girando tra gli stand, già allora notai diversi simboli e bandiere palestinesi mentre dei manifesti degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas, invece, non vi era nemmeno l’ombra.

Questo doppiopesismo sul conflitto espresso dal mondo del fumetto italiano ha continuato a farsi sentire anche in seguito. Di recente, Zerocalcare ha realizzato una storia a fumetti legata a Gaza, intitolata Tutti i nessuno del mondo e pubblicata sulla rivista Internazionale.

Il fumetto e le tesi dell’autore

In questa storia a fumetti, Zerocalcare parla di Gaza e dei problemi legati alle carceri in Italia, prendendo come spunto la vicenda di Tarek, un tunisino arrestato ingiustamente, secondo l’opinione dell’autore, per azioni compiute durante il corteo pro-Palestina a Roma del 5 ottobre 2024.

Nelle sue riflessioni impresse su carta e inchiostro, il fumettista romano sostiene che di Gaza non importi niente a coloro che si trovano in posizioni di potere, i quali sarebbero tutti propensi a giustificare o minimizzare le morti dei palestinesi. Coloro che stanno dalla parte d’Israele vengono ritratti in maniera stereotipata e caricaturale, ad esempio come animali o pupazzi di celebri programmi televisivi.

Omissioni e mezze verità

In Tutti i nessuno del mondo, qualcuno è più nessuno di altri: se da un lato Zerocalcare denuncia il presunto silenzio del mondo su Gaza, non spende neanche una parola per gli ostaggi israeliani rapiti il 7 Ottobre. Una lacuna che traspariva già in una sua precedente storia a fumetti, apparsa su Internazionale nel novembre 2023 dopo i fatti di Lucca, e dove oltre a non parlare degli ostaggi si vedeva che non aveva nemmeno menzionato le vittime israeliane del 7 Ottobre, finché non è stato sollecitato dalle critiche sui social.

Inoltre, è curioso che egli denunci un presunto silenzio dei potenti della terra su Gaza quando l’Onu emana innumerevoli risoluzioni contro Israele ma è spesso collusa con i regimi autocratici. O al fatto che il conflitto a Gaza riceva una copertura mediatica infinitamente maggiore rispetto a qualsiasi altro conflitto in Asia o in Africa. O al fatto che oggi in tutti i partiti della sinistra italiani (e non solo) si chiedano sanzioni contro Israele.

Va anche fatto notare che Zerocalcare, pur presentando i palestinesi come un “popolo che resiste”, nella storia non spende mezza parola sulla repressione interna messa in atto da Hamas. Così come non dice nulla sui gazawi che hanno protestato contro il movimento islamista che da quasi un ventennio governa la Striscia con la forza. Ha accusato Israele di bombardare gli ospedali, dimenticando che Hamas li usa come basi e depositi di armi.

Il fumettista ironizza su chi rimarca il fatto che Israele è una democrazia, ma non tiene conto del fatto che mentre nello Stato ebraico anche gli arabi hanno sempre avuto il diritto di voto e di essere eletti a cariche pubbliche, a Gaza Hamas ha impedito che si tenessero nuove elezioni sul suo territorio dopo averle vinte nel 2006.

Contraddizioni con la realtà

Anche prima del 7 Ottobre, c’erano già stati casi in cui Zerocalcare aveva espresso posizioni contraddittorie: pur esprimendo il suo sostegno alla causa dei curdi, in particolare nel suo reportage a fumetti Kobane Calling, non sembra sapere che lo Stato ebraico ha foraggiato per decenni gli indipendentisti curdi in Iraq, tanto che nel settembre 2017, quando si tenne il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, Israele fu l’unico Paese al mondo a sostenerlo pubblicamente. E nel 2009, un sondaggio aveva rivelato che all’epoca il 71 per cento dei curdi iracheni era favorevole alla normalizzazione dei rapporti con Israele.

La questione dell’antisemitismo

Un’altra questione minimizzata da Zerocalcare riguarda l’antisemitismo. Un problema, questo, che era già emerso in altre sue opere: nel fumetto su Lucca, ha cercato di difendersi dall’accusa di antisemitismo dicendo che da romano ricorda la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma nel ’43, ma non citava altri episodi avvenuti in seguito, come ad esempio l’attentato del 1982 contro la Sinagoga Maggiore di Roma ad opera di terroristi palestinesi, nella quale perse la vita un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché.

Questa non è la prima volta che tratta la questione in maniera superficiale: nel terzo episodio della sua serie animata su Netflix del 2023 “Questo mondo non mi renderà cattivo”, Zerocalcare dice che a differenza del fascismo, che secondo lui sarebbe ormai sdoganato a livello elettorale, “il nazismo, invece, è l’ultimo baluardo che ancora fatica a trovar spazio nel mercato democratico”. Secondo lui, ciò è dovuto “forse grazie agli ebrei che comunque ancora stanno un po’ straniti per sto fatto della Shoah”.

In sintesi, è chiaro che per Zerocalcare anche tra “tutti i nessuno del mondo”, alcuni sono più nessuno di altri. Le sue posizioni sono figlie del suo retroterra legato ai centri sociali di estrema sinistra, che da tempo hanno fatto dell’odio verso Israele e del sostegno acritico ai palestinesi ciò che da un senso alla loro esistenza.

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