Politica

Salvini al Viminale e rapporti con Usa-Uk: due consigli a Giorgia Meloni

Intervista al prof. Marco Bassani: la miopia politica del Sud e l’errore decisivo della Lega. Usa verso le midterm, i Dem incattiviti e il “sogno” Ron DeSantis nel 2024

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Giorgia Meloni Matteo Salvini
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Il voto di scambio grillino e un Sud sempre più prigioniero dell’assistenzialismo, ormai più povero dei Paesi ex comunisti, l’errore capitale della Lega e due consigli a Giorgia Meloni. Il professor Marco Bassani, storico delle dottrine politiche, che insegna all’Università degli Studi di Milano, ha commentato con Atlantico Quotidiano l’esito delle elezioni politiche e ci ha offerto una panoramica sulla politica Usa in vista delle prossime elezioni di midterm.

Il voto scambio grillino

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Prof. Bassani, qual è la sua analisi dei risultati elettorali?

MARCO BASSANI: In primis vorrei distaccarmi dalla visione espressa da molti in queste ore, per cui ci sarebbero due grandi vincitori in queste elezioni. Per me la vincitrice è stata solo Giorgia Meloni, dato che Giuseppe Conte ha ottenuto un risultato che era follia sperare solo poche settimane fa, ma soltanto grazie alla proposta di sfruttare le finanze dell’intera nazione per regalare sussidi al Meridione, tramite il famigerato reddito di cittadinanza.

Ritengo che al Sud, in particolare in Campania, abbiano dimostrato miopia politica votando il Movimento 5 Stelle per ottenere tale sussidio, dato che hanno scelto di compromettere il proprio futuro indebitandosi, soltanto per ricevere poche centinaia di euro nell’immediato.

Pertanto, la presunta vittoria dei grillini non mi pare altro che mero voto di scambio: soldi in cambio di consenso elettorale.

Quanto a Giorgia Meloni, penso che vada fatto un ragionamento differente. La sua figura politica è riuscita a risultare credibile e ottenere un grande successo elettorale grazie soprattutto all’opposizione al governo Draghi, che resta una pagina negativa e non soddisfacente per il popolo italiano, dimostratosi in maggioranza pronto a premiare chi ha rifiutato l’entrata nell’Esecutivo tecnico.

La prospettiva federalista

TADF: A cosa si devono le differenze tra nord e sud riscontrate ancora in questa tornata elettorale? Affluenza, assistenzialismo, clientelismo. In un momento storico di crisi, sarà possibile invertire la rotta? Quali provvedimenti andrebbero presi a lungo termine?

MB: La cartina del voto elettorale del 2018 risultava identica a quella del referendum tra Monarchia e Repubblica del 1946. Nelle aree che furono monarchiche, quasi tutte al Sud, gli elettori hanno votato compattamente per il Movimento 5 Stelle.

Purtroppo, in buona parte di quella zona d’Italia l’unica richiesta avanzata dal popolo appare quella di essere sempre più assistito e sussidiato dallo Stato, probabilmente perché si è convinti dell’impossibilità di invertire questa tendenza e creare un territorio che si basi su lavoro, impresa, imprenditoria.

Non a caso, la prospettiva federalista al Sud non trova ampio consenso, perché si ritiene che autogoverno e autodeterminazione regionale, che eludano il vincolo statale, siano una porta spalancata alla malavita.

Questa è una profonda differenza con le regioni settentrionali: anche in Veneto e Lombardia si sono registrati purtroppo enormi e gravi episodi di corruzione in passato, ma nessuno ritiene che il federalismo comporterebbe l’ascesa al potere della malavita.

Tuttavia, ritengo utile riportare in merito un dato rilevante: all’inizio degli anni ’90, quando cominciò la fuoriuscita dal comunismo, non esisteva in tutta Europa un’area ex comunista che fosse più ricca del Sud Italia. Ad oggi, tra i Paesi europei che furono comunisti, esistono soltanto due piccole chiazze che sono più povere del Meridione italiano.

Ciò significa che il Sud Italia ha basato il proprio programma politico e sociale non sullo sviluppo e la crescita, ma sulla marginalizzazione totale dalla ricchezza imprenditoriale, basata sulla garanzia di ottenere qualche sussidio ed aiuto pubblico, che nel medio termine dovrà comunque sparire, perché non più sostenibile per le casse dello Stato.

L’errore della Lega

TADF: Cosa ha determinato il travaso di voti da Lega a Fratelli d’Italia nei territori del Nord? Che suggerimento darebbe a Matteo Salvini e Giorgia Meloni?

MB: Dopo il voto Matteo Salvini ha subito chiarito quella che dal suo punto di vista è la ragione di larga parte del crollo elettorale del carroccio: l’entrata nel governo Draghi. Una scelta su cui il leader leghista era molto titubante, che si è realizzata su forte spinta di territori, colonnelli e governatori delle regioni settentrionali.

Questa decisione non ha giovato ed ora Salvini è finito sul banco degli imputati.

Il travaso di voti dalla Lega a Fratelli d’Italia è dovuto all’immagine di coerenza politica che la Meloni possiede, a discapito di Salvini. Osservando l’ex ministro della gioventù si ha l’impressione che non farà mai un governo insieme al Partito democratico, vero incubo delle categorie produttive.

Votando Lega si ha l’idea di dare fiducia ad un partito guidato da un Mastella 2.0 della politica, pronto a governare con chiunque un mese dopo le elezioni.

Sia chiaro, è possibile che anche Giorgia Meloni smentisca le attese promettenti e vada al governo con i partiti di opposizione nei prossimi anni, ma certamente ad oggi quest’impressione le sue parole non la trasmettono e ciò in cabina elettorale le porta giovamento.

Guardare a Usa e Uk

Quanto ai suggerimenti che mi ha chiesto, ne darei un paio a Giorgia Meloni: in primis, continuare a frequentare ed accreditarsi verso il mondo anglo-americano, emarginando sempre più nella sua area di provenienza politica l’antiamericanismo da bar e le teorie stravaganti antioccidentali.

Deve tentare di aggregare la grande area culturale e politica presente in Italia che vede negli Usa la nazione che ha portato un po’ di benessere dal Dopoguerra ad oggi, che ancora potrebbe sostenerci ed aiutarci in questo complesso momento storico.

Salvini agli Interni

Inoltre, suggerirei alla Meloni di nominare Matteo Salvini al Ministero degli interni. La motivazione è semplice: una simile scelta rafforzerebbe la sua posizione interna alla Lega, fattore necessario per evitare una lunga faida interna al Carroccio che rischia di minare la stabilità della maggioranza di governo, e di conseguenza la leadership della premier.

Midterm e presidenziali Usa

TADF: Come prospetta le imminenti elezioni americane di midterm ed il futuro prossimo del Grand Old Party? Nel 2024 assisteremo ad una nuova candidatura di Donald Trump, oppure dobbiamo aspettarci un Ron DeSantis?

MB: Il mio sogno sarebbe Ron DeSantis, governatore della Florida, stato in cui vado spesso, dove ho potuto ammirare le politiche di quest’uomo così lungimirante, capace e carismatico. Ha il carattere del grande politico americano, che si comporta da buon padre di famiglia e tranquillizza i cittadini, invece di giudicarli o controllarli.

Tra lui e Donald Trump non corre buon sangue, fattore che rende difficile immaginare che il tycoon si faccia da parte e gli conceda strada libera nel corso delle primarie.

Nell’anno 2016 è contenuta la ragione per cui abbiamo un Partito democratico globale così cattivo, aggressivo e minaccioso: la vittoria di Trump e l’avvento della Brexit hanno sconvolto l’establishment Dem, spinto ad operare in qualsiasi modo per evitare la ripetizione di esiti simili.

Non a caso, alle elezioni presidenziali del 2020 si è fatto ricorso allo strano strumento del voto postale, che permette di votare senza presentarsi al seggio e mostrare il documento. Non intendo affermare che ci siano stati brogli in quella occasione, cosa di cui non si hanno adeguate prove, ma certamente mi sento di dire che la scelta di utilizzare un simile strumento di voto sia stata rivedibile.

Ad oggi, tutti i candidati appoggiati da Trump alle primarie repubblicane stanno trionfando e ritengo che alle elezioni di midterm ci sarà una netta affermazione del Gran Old Party, a discapito di un Partito democratico guidato da un ectoplasma, che ha gli indici di gradimento più bassi della storia dopo due anni di presidenza e si trova a fronteggiare una crisi economica ed inflazionistica di grande portata, senza avere le capacità per affrontarla.