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100 per cento di attenzione per Palazzo e politics, sparite dai radar policies e programmi. Ce lo possiamo permettere?

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Per carità, non drammatizziamo. Oggi è il giorno in cui inizia (e finisce?) la partita della presidenza delle Camere, e quindi era in qualche misura inevitabile che da una settimana l’attenzione politica e giornalistica si posasse su questi incarichi e sul relativo toto-nomi.

Contestualmente, era scontato che – più o meno in parallelo – iniziasse un gioco di specchi e di inganni verso la possibile formazione di un governo. Con una legge elettorale nata per produrre minoranze parlamentari, era fatale fare i conti con una impasse di questo tipo, vista la non-autosufficienza di nessuno dei tre schieramenti.

Però, a ben vedere, non c’è da dormire sonni tranquilli. Sparite dall’orizzonte le mirabolanti promesse della campagna elettorale, sono purtroppo sparite (tranne che da luoghi come questo piccolo vascello di Atlantico) anche le discussioni sulle idee.

Palazzo e politics si sono presi tutto lo spazio, programmi e policies sono spariti. Il piccolo dettaglio è che l’Italia non può permetterselo. Al di là delle geometrie e degli incastri parlamentari da… Kamasutra, infatti, sarebbe il caso di chiedere ai principali attori su quali linee di fondo vorrebbero guidare un governo o parteciparvi.

In politica estera, è rassicurante l’arietta anti-atlantica che si respira? In Europa, al di là degli slogan, come si pensa di impostare un cammino realistico di riscrittura delle regole? Su tasse-spesa-debito, che si fa? E, nell’immediato, quali sono le voci di spesa che ciascuno propone di tagliare per impedire che scattino le clausole di salvaguardia?

Con ammirevole franchezza (oltre che con rara precisione) da settimane l’Ufficio studi di Confcommercio ammonisce su un rattrappimento della propensione al consumo, e in ultima analisi su una crescita flebile, fragile, non destinata a irrobustirsi.

Il tema interessa o si preferiscono sussurri, spifferi e retroscena?