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Da destra gli stessi slogan anti-Usa, anti-Uk, anti-Israele, anti-Occidente, che sentivo 15 anni fa dai no global alla Gino Strada e alla Agnoletto

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L’altra notte non è iniziata la Terza Guerra Mondiale, diversamente da quanto alcune prefiche andavano immaginando. Stati Uniti, Regno Unito e Francia si sono limitati a un’azione punitiva chirurgica, direi simbolica, realisticamente preannunciata alla Russia (che infatti ha solo blandamente protestato). Obiettivo triplice: mantenere la parola (se il presidente Usa dice che interverrà, poi non può tornare indietro); ribadire che l’uso di armi chimiche comporta una sanzione; imporre un marchio occidentale alla fine della partita siriana.

Da un certo punto di vista, quindi, a dolersi dovrebbero (dovremmo) essere quelli (questa testata si chiama Atlantico non a caso) che avrebbero voluto di più: un regime change, la rimozione del dittatore, un nuovo assetto per il “dopo”.

E invece le lagnanze sono arrivate dal campo pro Assad e pro Putin, in Italia sorprendentemente occupato da larghissimi e dominanti settori del centrodestra italiano, che si sono abbandonati a toni che forse perfino l’Ambasciata Russa avrà trovato eccessivi.

Piccolo ricordo personale: flashback. Eravamo nel novembre 2002, un’era geologica fa. Ragazzinissimo, segretario dei radicali italiani, venni invitato da Antonio Socci (ancora grazie, ora per allora!), in prima serata, nella puntata d’esordio di un programma di approfondimento sulla Rai2 che si chiamava Excalibur. La serata era centrata (pensate un po’) su un confronto tra me e il leader no-global Vittorio Agnoletto. Temi: Occidente e comunismo, crimini del socialismo reale, visioni del mondo.

Con rispetto parlando, massacrai l’interlocutore. Da ragazzino, non avevo i freni espressivi e un’attitudine “sacra” – poi via via conquistata nel tempo – al rispetto totale anche della posizione più lontana dalla mia.

Ricordo distintamente (nelle forme allora esistenti: qualche forum, le preistoriche forme di posta elettronica di allora, più le tradizionali lettere cartacee) una comprensibile doppia ondata: da un lato, entusiasmo, complimenti e una piccola popolarità; dall’altro, una simmetrica piccola valanga di odio e insulti.

Quest’odio e questi insulti erano tutti di parte comunista, pacifista, no global. Tutto – direi – prevedibile, da manuale: a partire dall’accusa di essere un piccolo servo di Cia, Mossad, MI6 e non so cos’altro (tutte entità purtroppo mai manifestatesi con me, lo dico sorridendo, sottolineando il rammarico…).

Sono passati sedici anni, e oggi, in forme diverse, una piccola parte di quell’ondata arriva ancora (sui social network): certamente dalla sinistra estrema, ma pure da segmenti significativi di destra. Le stesse parole, gli stessi slogan, gli stessi toni: sembrano usciti da un vecchio file d’archivio di Gino Strada e Agnoletto, appunto. E invece vengono dall’altra parte, o da quella che dovrebbe essere l’altra parte.

Una ragione di più, a me pare, per la semina culturale a cui Atlantico e New Direction Italia intendono contribuire. Ricompitando nozioni perfino elementari: cosa sia l’Occidente, cosa siano le democrazie e i sistemi di capitalismo liberale, cosa siano le dittature, le autocrazie, o i sistemi che – pur aprendosi opportunisticamente al mercato – mantengono un profilo autoritario.

Il nostro Occidente – ovviamente – sbaglia, può sbagliare, può commettere errori e orrori. Ma è il nostro campo. Guai dimenticarlo. Guai confondere le squadre. Lo ricordino vincitori e vinti del 4 marzo scorso, se è consentito offrir loro un consiglio gratuito, disinteressato, amichevole.