Economia e Logistica

BRUXELLES SPIAZZATA

Dazi, Europa in bilico dopo la tregua Usa-Cina

La sospensione delle tariffe vede Bruxelles fuori gioco. Bruxelles temporeggia, la Bce aspetta, le imprese fremono

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La tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, con la sospensione per 90 giorni dei dazi reciproci, è stata accolta a Bruxelles con un ottimismo misurato. Olof Gill, portavoce della Commissione Ue per la sicurezza economica, ha commentato: «Accogliamo con favore questa notizia, perché l’imposizione di dazi rappresenta un passo indietro per il commercio globale». Ma dietro le parole ufficiali, che ribadiscono l’impegno europeo per il multilateralismo, si nasconde una realtà più complessa. L’Europa rischia infatti di trovarsi schiacciata tra due giganti che, pur temporaneamente meno ostili, continuano a dettare le regole del gioco.

Gli imprenditori: “Negoziare con gli Usa, ma senza subire la Cina”

Mentre i politici cercano un equilibrio, gli industriali chiedono azioni concrete. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, non ha usato mezzi termini durante gli Stati Generali dell’Innovazione a Parma: «Serve che l’Europa negozi con gli Usa, i nostri alleati storici. Abbiamo un surplus commerciale di 40 miliardi con Washington, e possiamo discutere su difesa, energia e Big Tech». Ma il vero timore, come ha sottolineato lo stesso Orsini, è che l’Europa diventi il mercato di sfogo per le eccedenze cinesi: «Se la Cina non esporta più verso gli Usa, inonderà l’Europa». Da qui l’appello a una reciprocità sugli standard sociali e ambientali, perché «non vogliamo chiudere nessun mercato, ma serve parità di condizioni». La tregua, insomma, «non è uno scampato pericolo, il pericolo e’ scampato quando si fa un negoziato per costruire un percorso ordinato per sapere che fine fanno le nostre merci».

Bruxelles tra prudenza e minacce di ritorsioni

La Commissione europea, dal canto suo, cerca di bilanciare dialogo e fermezza. Da un lato, come ha precisato Gill, sta valutando «attentamente» l’accordo commerciale tra Gran Bretagna e Usa della scorsa settimana. Dall’altro, ha già pronta una lista di contromisure da 95 miliardi contro i dazi americani, da attivare in assenza di un’intesa. «Siamo stati chiari fin dall’inizio: le tariffe danneggiano l’economia globale», ha ribadito il portavoce. Ma la vera sfida, come ha osservato il ministro francese delle Finanze Éric Lombard, è «tornare al disarmo commerciale» per «ridurre sostanzialmente i dazi e far ripartire l’economia».

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Dombrovskis: “Priorità al negoziato”

Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, ha chiarito la posizione dell’Ue durante la conferenza stampa post-Eurogruppo: «Stiamo sfruttando questi 90 giorni di sospensione dei dazi reciproci per concentrarci sui negoziati. La nostra priorità assoluta resta raggiungere una soluzione negoziata». Un approccio che però non nasconde la complessità dello scenario globale, come lo stesso Dombrovskis ha evidenziato: «Gli Stati Uniti hanno una rete tariffaria estesa che copre praticamente tutto il mondo. Stiamo analizzando con attenzione l’accordo Usa-Regno Unito per valutarne le implicazioni sugli interessi europei».

Questa cautela riflette il delicato equilibrio che Bruxelles deve mantenere. Da un lato c’è la volontà di evitare escalation, dall’altro la preparazione di contromisure da 95 miliardi pronte a scattare in caso di fallimento dei colloqui. «Abbiamo sempre sostenuto che i dazi danneggiano l’economia globale», ha ribadito Dombrovskis, «ma nel frattempo stiamo lavorando con gli Stati membri per prepararci a ogni scenario». Una doppia strategia che dimostra come l’Ue, nonostante le pressioni, cerchi ancora di ritagliarsi un ruolo da protagonista piuttosto che da semplice spettatore della guerra commerciale.

La questione Cina

C’è poi il nodo degli investimenti con Pechino. L’accordo Cai (Comprehensive Agreement on Investment), congelato per le tensioni sui diritti umani, resta un’arma incompiuta per garantire parità di accesso al mercato cinese. Intanto, mentre la Bce guidata da Christine Lagarde avverte che «ci vorrà tempo prima che l’impatto dei dazi si rifletta sui bilanci delle banche», il premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu lancia un monito: «L’Europa ha l’opportunità di rendersi indipendente dagli Usa, ma deve agire unita».

In questo scenario, la tregua tra Washington e Pechino potrebbe essere l’occasione per l’Europa di ritrovare una voce autonoma. Non più solo mediatrice, ma attore strategico capace di difendere i propri interessi senza rinunciare alle alleanze storiche. Come ha sintetizzato Orsini, «il vero test è ora: serve un’Europa coesa, o rischiamo di pagare il prezzo più alto».

Enrico Foscarini, 13 maggio 2025

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