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Il potenziale sprecato per lo sviluppo del sud

Non più solo disoccupazione ma un circolo vizioso

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I beneficiari del reddito di cittadinanza

Anche gli ultimi dati trimestrali pubblicati dall’INPS registrano non il fallimento del Reddito di Cittadinanza, senza il quale la crisi sociale sarebbe stata irrecuperabile durante questa pandemia, ma il potenziale sprecato di cui dispone il Mezzogiorno.

Dalla sua istituzione nel 2019 a beneficiare sono stati ben 1,6 milioni di nuclei familiari. Al 31 dicembre 2020 il reddito di cittadinanza coinvolge 2,7 milioni di persone mentre la pensione di cittadinanza coinvolge 158 mila persone. Dal 2019 ad oggi 223 mila nuclei familiari sono decaduti dal beneficio mentre 580.235 nuclei familiari hanno esaurito al 31 dicembre 2020 il primo ciclo di 18 mensilità percepite. A questi sono da aggiungere i percettori del Reddito di Emergenza, nel numero di 292 mila erogazioni di una sola mensilità, 254 mila di tre mensilità e 79 mila percettori delle mensilità novembre e dicembre 2020.

Il 67% dei nuclei familiari percettori Reddito di Cittadinanza e Pensione di Cittadinanza risiede in 5 Regioni: Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia e Puglia ma, a leggere bene il dato complessivo si evince che al 31 dicembre su 1,2 milioni ben 1 milione di nuclei familiari risiede nel Centro-Sud Italia. Il dato ancora più drammatico lo si riscontra osservando i numeri provinciali dove in città come Palermo, Napoli, Crotone ogni 1.000 abitanti 140 persone percepiscono il reddito di cittadinanza, a seguire Caserta e Catania rispettivamente con 127 e 125.

Questa esperienza già prima dell’emergenza sanitaria, ha dimostrato come le forme di contrasto alla povertà possono rappresentare un pericoloso ostacolo allo sviluppo economico del territorio, perché nonostante l’elevato numero di disoccupati le aziende stentano a trovare lavoratori disponibili. Tutte le associazioni di categoria datoriali conoscono bene le difficoltà dei loro associati nel reperire manodopera. In agricoltura spesso interi raccolti vengono abbandonati, nel settore turistico gli operatori stagionali si “importano” dall’est Europa con grandi costi accessori che incidono sui bilanci aziendali mentre, nel settore artigiano alcune maestranze sono ormai estinte o in via di estinzione perché non c’è manovalanza disponibile.

 

Da reddito di cittadinanza a “Lavoro di cittadinanza”

Nel Mezzogiorno non è più sufficiente parlare solo di disoccupazione, dinanzi alla evidenza bisogna avere il coraggio di parlare di perdita della cultura del lavoro. Siamo ormai in un circolo vizioso, dove anche gli imprenditori non vogliono rischiare di assumere qualcuno che non ha precedenti lavorativi recenti, e nessuno crede più ai tanti programmi di formazione professionale.

Al Sud il Reddito di Cittadinanza necessita di essere trasformato in “Lavoro di Cittadinanza” ed in questo lo Stato dovrebbe coinvolgere attivamente anche i privati con programmi di inserimento al lavoro per periodi di tempo limitati e, impegnando il datore di lavoro a rimborsare l’INPS per il reddito corrisposto al lavoratore.

Molti economisti raccomandano che in un programma di “job guarantee” i lavori offerti dal programma pubblico siano orientati al settore dell’economia della cura e dei servizi agli anziani. E’ auspicabile che il nuovo governo elabori un programma di lavoro garantito che metta a disposizione all’interno del mercato del lavoro una effettiva opzione pubblica e privata prevedendo anche severe penalità per quei disoccupati che non vorranno aderire. Fissando con estrema chiarezza che il fine non è l’assistenza, ma l’avviamento al lavoro per un numero di ore che non sia solo simbolico.

 

Pagliarulo Gianofrio

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