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La crisi dei chip è ormai sistemica

La crisi dei chip è ormai sistemica
La crisi dei chip è ormai sistemica

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Di recente Stellantis (azienda Anglo-Olandese proprietaria deli assetti di Fiat) ha bloccato un turno di produzione delle auto. La causa è la carenza di semiconduttori, una crisi che sta flagellando interi settori industriali.

I semi-conduttori (semis, slang industriale abbreviato da semiconductors) sono un elemento vitale per ogni oggetto tecnologico moderno. La loro produzione nel tempo è diventata più avanzata, tuttavia lo schema che segue descrive i passaggi fondamentali ancora oggi in uso.

La crisi dei chip è ormai sistemica

Fonte Newport Corporation

 

La crisi che questa industria sta affrontando è senza precedenti. Partiamo dalle cause.

 

Cause

Prima di tutto il clima si è messo di mezzo. Quando si riflette sull’impatto climatico nelle attività umane non viene certo in mente i problemi agli impianti di semis (conosciuti come fonderie). Le ondate di freddo che hanno colpito il Texas hanno anche colpito le fonderie della Samsung, Nxp e altri impianti minori.

Mentre il Texas gelava a Taiwan stavano a secco. La più grande siccità da 50 anni ha messo in ginocchio le fonderie locali, che richiedono acqua per la produzione.  Al clima si aggiunge la sfortuna. Un grave incendio in una fonderia giapponese ha ulteriormente rallentato l’intera produzione di semis, per l’industria delle auto. L’impianto ha riattivato la produzione dopo un mese ma prima di tornare a pieno regime ci vorranno ancora mesi.

 

Clima e sfortuna non sono abbastanza. Anche i fattori umani hanno ampliamente contribuito.

I maggiori produttori di chip stavano lentamente spostandosi sulla produzione di chip avanzati (con maggior valore aggiunto) per strumenti come le unità di supporto al 5G e i servers. Poi giunge il Covid. Con questa pandemia è scoppiata la domanda massiccia per strumenti con chip meno sofisticati: auto, monitor da computer, speaker, e altri strumenti. A questi si sono aggiunti anche la domanda per terminali fissi o portatili: Notebook, laptop e nei casi più intensi anche tower. La sola domanda di Pc ha letteralmente toccato picchi che non si vedevano da anni.

A questo fenomeno di natura umana, pur se non voluto, si è aggiunta la pietra tombale rappresentata dallo scontro Usa-Cina innescata da Trump.  Tra i divieti commerciali il blocco alla vendita di chip americani ai cinesi il dragone si è dovuto adattare. Spinti da un ragionevole timore per le proprie scorte, le aziende asiatiche, cinesi in testa, hanno cominciato a fare scorte preparandosi al peggio, importando anche da altri mercati.

 

Previsioni sbagliate

Se tutti gli eventi sopra descritti non bastassero ci si è messa anche la (in)capacità degli strateghi aziendali di fare previsioni corrette.

La prima previsione sbagliata (che è stata presa come oro colato dagli addetti del settore) si riferisce all’industria degli smartphone. L’idea alla base, con il Covid che cominciava ad attivare lockdown estesi, era che gli smartphone non si sarebbero venduti molto. Dopo tutto, supponeva la visione strategica, se stai chiuso in casa per quale ragione cambiare smartphone? Nei primi mesi della pandemia la previsione sembrava essere corretta. Ma nell’ultimo trimestre la domanda è tornata a crescere a livelli pre-pandemici. Come vedremo di seguito la carenza di chip ha danneggiato le vendite di smartphone.

La seconda previsione sbagliata riguarda il settore auto. Anche in questo caso la teoria seguiva la logica del lockdown: chiusi in casa cosa vuoi farci con un’auto nuova? Questa teoria ha spinto i produttori di auto a tagliare sugli ordinativi di chip. Al pari degli smartphone la domanda di auto nell’ultimo trimestre è tornata a crescere con volumi rilevanti. Si può immaginare che lo stimolo di Trump e Biden abbia fornito i soldi per questi acquisti.

La necessità di far fronte ai nuovi ordinativi ha riattivato le richieste dei produttori di auto verso le fonderie, mettendo sotto stress queste ultime. Per entrambi i settori le grandi aziende auto e smartphone non hanno compreso la dinamica della supply chain delle fonderie. Essendo le fonderie un collo di bottiglia, con una lista di ordini molto lunga, quando queste ultime si sono viste bloccare o cancellare gli ordini sono semplicemente passate ai nuovi clienti. Ora capacità produttiva da attivare per far fronte ai nuovi ordini (o meglio dire quelli cancellati che sono “tornati”).