Economia

I CONTI

Bankitalia, l’oro sostiene il bilancio

Via Nazionale torna in utile nel 2025: riserve rivalutate a 289 miliardi, assegno da 1,27 miliardi allo Stato e dividendi invariati

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La Banca d’Italia torna in utile nel 2025 e lo fa anche grazie alla forte rivalutazione dell’oro, che rafforza il patrimonio dell’istituto e contribuisce a stabilizzare i conti dopo due anni difficili segnati dalla stretta monetaria. Il bilancio si è chiuso con un utile lordo di 3 miliardi e un utile netto di 1,65 miliardi, in deciso miglioramento rispetto alle perdite lorde di 7,1 e 7,3 miliardi registrate nei due esercizi precedenti.

Il recupero superiore ai 10 miliardi, come ha spiegato il governatore Fabio Panetta all’assemblea dei partecipanti, “riflette soprattutto gli effetti della politica monetaria” e il calo dei tassi che ha determinato un “forte miglioramento del margine di interesse”. A sostenere la solidità dell’istituto è però anche la crescita del valore delle riserve auree, tornate al centro dell’equilibrio patrimoniale di Bankitalia.

L’oro di Bankitalia vale 289 miliardi

Il dato più rilevante del rendiconto riguarda proprio l’oro, il cui valore complessivo è salito a 289,2 miliardi di euro, con un incremento di 91,3 miliardi rispetto ai 197,9 miliardi di fine 2024. Si tratta di un aumento interamente legato al rally del prezzo del metallo prezioso, cresciuto nel 2025 del 46,1% in euro, che ha spinto ai massimi storici il valore del patrimonio aureo italiano.

Queste plusvalenze non finiscono direttamente nel conto economico e quindi non diventano utili distribuibili, ma vengono accantonate in un fondo di rivalutazione nel passivo del bilancio, che funge da cuscinetto contro le oscillazioni dei mercati e rafforza la solidità dell’istituto centrale. La quantità di oro detenuta resta invariata a 2.452 tonnellate, con una distribuzione geografica che vede il 44,9% custodito in Italia, il 43,3% negli Stati Uniti, il 6,1% in Svizzera e il 5,7% nel Regno Unito.

Il risultato è che il valore teorico del tesoro aureo nazionale raggiunge livelli mai toccati prima, consolidando la posizione dell’Italia tra i principali detentori mondiali di riserve e offrendo una garanzia patrimoniale significativa in una fase di forte instabilità internazionale.

Assegno allo Stato e dividendi invariati

Il ritorno all’utile consente alla banca centrale di tornare a distribuire risorse allo Stato e ai partecipanti al capitale. Il dividendo resta fermo a 340 milioni, mentre l’utile destinato all’Erario sale a 1,272 miliardi, circa il doppio rispetto al 2024.

Negli ultimi dieci anni ai partecipanti, tra banche, fondazioni, casse di previdenza e assicurazioni, sono stati riconosciuti 2,9 miliardi, mentre allo Stato sono andati 41,3 miliardi tra utili e imposte. Un flusso costante che conferma il ruolo della banca centrale come fonte stabile di entrate pubbliche e come gestore prudente delle riserve.

Filiali e intelligenza artificiale

Accanto ai risultati economici, la relazione del governatore ha toccato l’organizzazione interna e la strategia futura. La rete territoriale resta un fronte strategico e entro l’anno sarà completato il piano di sviluppo con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione con l’amministrazione centrale e migliorare i servizi sul territorio.

La riorganizzazione ha portato alla chiusura delle sedi di Livorno e Brescia e al rafforzamento delle attività dedicate “alla tutela della clientela, all’educazione finanziaria, alla vigilanza antiriciclaggio, alla valutazione del merito di credito delle imprese e ai servizi agli utenti”, mentre “il ruolo delle filiali resta fondamentale anche per assicurare la corretta gestione della circolazione del contante”.

Il piano strategico 2026-2028 punta invece su pagamenti digitali e innovazione tecnologica. “Stiamo proseguendo con decisione negli investimenti in infrastrutture tecnologiche, nella sicurezza e nella tutela dei dati”, ha spiegato Panetta, sottolineando l’attenzione verso l’intelligenza artificiale generativa. “Abbiamo già adottato strumenti che contribuiscono ad aumentare la produttività individuale e avviato una prudente introduzione di agenti digitali in grado di svolgere attività complesse”, con applicazioni soprattutto nella vigilanza e nelle attività ispettive.

Più personale e costi in crescita

Nel 2025 i dipendenti tornano a superare la soglia delle 7mila unità, arrivando a 7.050, mentre la spesa per il personale sale a 833 milioni per effetto dell’inflazione e del rafforzamento dell’organico. Restano invariati i compensi del direttorio, con 480mila euro al governatore e 430mila al direttore generale Luigi Federico Signorini.

L’aumento dell’organico è legato soprattutto ai progetti europei, alla trasformazione digitale e alla riorganizzazione territoriale, segnali di una struttura che si prepara a un ruolo sempre più operativo nel sistema finanziario e nei servizi di pagamento.

L’allarme sul Medio Oriente e sull’energia

Solo in chiusura Panetta ha richiamato il quadro macroeconomico, invitando alla prudenza di fronte alle tensioni geopolitiche. Il conflitto in Medio Oriente produrrà conseguenze non temporanee e anche in caso di fine rapida della crisi il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia avrà “tempi non brevi”.

Le nuove stime su Pil e inflazione saranno aggiornate nei prossimi giorni e “dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative”, con il rischio di “un circolo vizioso tra prezzi e salari”. Un richiamo alla cautela che arriva mentre il bilancio della Banca d’Italia torna solido grazie all’oro e alla normalizzazione della politica monetaria, consentendo all’istituto di versare un nuovo assegno miliardario allo Stato in una fase di forte incertezza globale.

Enrico Foscarini, 31 marzo 2026

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