Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt, arrivato a sfiorare il 44% dei voti, certifica la forza crescente della destra che in Europa mette al centro sicurezza, controllo dell’immigrazione e rilancio della competitività. E dalla Francia Jordan Bardella indica una ricetta che sul fronte economico prova a spostare il baricentro dalla spesa pubblica all’impresa: meno tasse, meno vincoli, meno sprechi e più crescita. Il leader del Rassemblement National propone uno «choc massiccio di competitività» per restituire margini di manovra alle aziende e alle famiglie, accompagnandolo con un piano da 125 miliardi di euro di risparmi sulla cattiva spesa pubblica.
Il messaggio è quello di una destra che prova a rispondere al malcontento economico non con nuove tasse o nuova spesa, ma con un ridimensionamento del perimetro pubblico e una restituzione di risorse al settore privato. «Abbiamo proposto uno choc massiccio di competitività per restituire margini di manovra alle imprese, abbassando le norme e la fiscalità che oggi gravano sulle aziende», ci spiega Bardella. La Francia, sottolinea, ha imprese «tra le più tassate dell’Ocse e delle economie sviluppate» e proprio per questo occorre intervenire sulla pressione fiscale.
Ma il programma di Bardella non si ferma all’economia. Sicurezza e immigrazione clandestina sono l’altra gamba della sua proposta politica: più controllo delle frontiere, espulsione degli stranieri che delinquono e una linea più dura contro l’islamismo radicale. E anche in questo caso il riferimento al risultato dell’AfD appare tutt’altro che marginale: il voto tedesco conferma quanto la questione migratoria sia ormai diventata uno dei principali terreni sui quali si misura il consenso alle destre europee.
Il punto di partenza: tagliare la spesa
La parte più interessante della proposta riguarda però la copertura delle riduzioni fiscali. Bardella non presenta infatti il taglio delle tasse come una nuova spesa da finanziare a deficit, ma lo lega esplicitamente a una riduzione della spesa pubblica. «Presenteremo in contropartita un piano di risparmi di 125 miliardi di euro in quella che consideriamo cattiva spesa pubblica», afferma. Il principio viene ribadito subito dopo: «La Francia ridurrà le proprie spese e, in contropartita, ridurrà le imposte che gravano sulle imprese e sulle famiglie francesi».
È il passaggio che rende la proposta particolarmente interessante per un osservatore liberale: prima si riduce il perimetro della spesa improduttiva, poi si restituisce spazio fiscale a chi produce e consuma. Non una semplice redistribuzione all’interno del bilancio pubblico, dunque, ma il tentativo di spostare risorse dal settore pubblico verso l’economia privata.
Bardella collega inoltre la riduzione delle imposte al problema del potere d’acquisto. «Abbiamo anche bisogno di rilanciare i consumi perché il potere d’acquisto è un’urgenza assoluta per milioni di francesi che non riescono più a spostarsi, a riscaldarsi, a trovare casa». Da qui la proposta di ridurre la fiscalità sull’energia, con l’obiettivo dichiarato di restituire «ossigeno alle famiglie francesi».
La regola d’oro contro il deficit
Il secondo pilastro della proposta è il vincolo di bilancio. Bardella sostiene che il piano di risparmi e riduzione delle imposte debba essere accompagnato da una regola d’oro di bilancio da inserire nella Costituzione. «Non è più tollerabile che la Francia presenti anno dopo anno bilanci in disequilibrio», sostiene il leader francese, indicando nella disciplina dei conti pubblici una condizione necessaria per rendere credibile il programma economico.
È una posizione che nasce anche dalla consapevolezza che il problema francese non può essere affrontato soltanto attraverso nuove entrate. Alla domanda sulla preoccupazione dei mercati e delle agenzie di rating, Bardella riconosce infatti che «è naturale e normale che i mercati finanziari siano preoccupati per la situazione della Francia».
Debito, crescita e fiducia dei mercati
Il ragionamento di Bardella parte dalla situazione ereditata da Emmanuel Macron, accusato di avere «fragilizzato come mai l’economia francese» e quindi anche «la fiducia dei nostri creditori». A questo si aggiunge l’incertezza politica legata alle prossime elezioni francesi. La risposta, secondo il leader del Rassemblement National, non consiste però soltanto nel rassicurare i mercati sul contenimento della spesa. «Abbiamo il progetto più serio, più ragionevole, più pragmatico», afferma, aggiungendo che il suo partito ha «coscienza della necessità di rimettere la Francia sulla strada della ragione di bilancio», ma anche «della necessità impellente di rilanciare la crescita».
Il punto è sintetizzato nella considerazione sul rapporto debito-Pil: «Il debito è calcolato sul Pil e quindi bisogna che lo Stato riduca la propria spesa, ma bisogna anche che si possano ricreare le condizioni della crescita e della ricchezza». È una distinzione decisiva: ridurre il deficit senza aumentare il potenziale di crescita non basta a risolvere il problema del debito. La strategia indicata da Bardella prova quindi a tenere insieme consolidamento dei conti e rilancio dell’economia privata.
Pensioni: più lavoro e welfare intelligente
Bardella ha affrontato anche il nodo previdenziale, altro capitolo decisivo della spesa pubblica francese. La sua posizione è meno riconducibile alla promessa di un ritorno generalizzato ai 60 anni di uscita rispetto a quanto potrebbe suggerire la tradizionale immagine del Rassemblement National. «Un terzo della spesa francese sono spese sociali», ha ricordato Bardella, sottolineando che con appena 1,7 lavoratori per ogni pensionato «non è sostenibile». La soluzione proposta passa dall’aumento dell’occupazione, dalla riduzione degli abusi del welfare e da una maggiore permanenza al lavoro.
Il piano prevede anche l’aumento della durata contributiva a 42 anni, rispetto agli attuali circa 39, insieme a un ingresso più rapido dei giovani nel mercato del lavoro. Bardella ha inoltre indicato l’idea di un fondo sovrano destinato a favorire una maggiore capitalizzazione del risparmio francese e a indirizzarlo verso l’economia reale e l’intelligenza artificiale.
AfD e il segnale per la destra europea
Bardella, già prima del voto in Sassonia-Anhalt, sosteneva che l’Unione europea avrebbe difficoltà a rispettare le scelte degli elettori e definiva l’Europa «immigrationniste», sostenendo che diversi partiti patriottici europei chiedono di «proteggersi da questi flussi e da questa apertura totale delle nostre frontiere». Il leader francese ricordava anche che il Rassemblement National avesse preso le distanze dall’AfD, ma osservava come la crescita elettorale del partito tedesco avesse già contribuito a spingere Berlino a rafforzare i controlli alle frontiere. Il messaggio politico è chiaro: la pressione elettorale sulle politiche migratorie sta diventando un fenomeno europeo, con conseguenze anche sui partiti tradizionali.
Il risultato del 6 settembre rende questa lettura ancora più attuale. L’AfD ha conquistato il 43,8% dei voti in Sassonia-Anhalt, mentre la Cdu del cancelliere Friedrich Merz è precipitata intorno al 17%, trasformando il voto regionale in un pesante segnale per la politica tedesca.
Più sicurezza e stretta sull’immigrazione
Sul fronte interno Bardella propone una linea molto più dura sulla sicurezza e sull’immigrazione. Il leader francese sostiene che la Francia sia oggi «uno dei Paesi più lassisti» e chiede di modificare le leggi per arrivare all’espulsione dei cittadini stranieri condannati per reati. La linea comprende anche un rafforzamento delle politiche di contrasto all’islamismo radicale. Bardella ha parlato della necessità di difendere la laicità francese e ha proposto di estendere agli edifici pubblici, comprese università e municipi, il divieto del velo già previsto nelle scuole. Nel mirino c’è in particolare l’ideologia dei Fratelli musulmani, che Bardella vorrebbe inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche.
È evidente che una strategia di questo tipo comporterebbe anche maggiori risorse per sicurezza, controllo delle frontiere, espulsioni e contrasto all’immigrazione clandestina. Ma il punto distintivo del programma economico presentato da Bardella è che queste nuove priorità dovrebbero essere finanziate dentro un più generale processo di revisione della spesa, non attraverso un aumento indiscriminato della pressione fiscale.
Il rapporto con Meloni
Nel ragionamento di Bardella c’è anche un esplicito riferimento all’Italia e a Giorgia Meloni. Il leader francese considera la stabilità del governo italiano un elemento positivo e sostiene che, in caso di vittoria del Rassemblement National, Parigi potrebbe lavorare con Roma per rafforzare la protezione delle frontiere e il controllo del Mediterraneo.
«Sono convinto che se domani sarò primo ministro troveremo con il governo italiano l’accordo, la cooperazione e il lavoro comune necessari per proteggere le nostre frontiere e proteggere il Mediterraneo», ha affermato Bardella, indicando anche il problema dell’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione diplomatica da parte di Stati stranieri.
Il messaggio economico
Bardella prova a costruire una destra che lega la riduzione delle tasse alla riduzione della spesa, anziché limitarsi a promettere nuovi trasferimenti pubblici. È una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto in una Francia caratterizzata da un’elevata spesa pubblica, da un debito pesante e da una forte pressione fiscale. Ma il risultato dell’AfD dimostra quanto sia diventato politicamente esplosivo il combinato disposto di costo della vita, bassa crescita, burocrazia e insoddisfazione per le politiche migratorie.
Il programma di Bardella, pur guardando alle elezioni presidenziali francesi del 2027, cerca di spingersi un po’ più oltre. È il tentativo di intercettare una domanda politica che attraversa una parte crescente dell’Europa: meno Stato dove lo Stato non serve, più spazio all’impresa, conti pubblici sotto controllo e maggiore fermezza sulla sicurezza delle frontiere.
Enrico Foscarini, 14 settembre 2026
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