Economia

Proprietà immobiliare sotto attacco: dal fisco alla Direttiva Case Green

Tra tasse patrimoniali e direttive europee, il mattone italiano resta il bersaglio preferito dello Stato. Ma la proprietà saprà difendersi

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La proprietà immobiliare vive una fase complessa e insidiosa, segnata da una crescente ostilità istituzionale che trasforma l’invidia sociale in un vero e proprio accanimento fiscale e normativo. Il Parlamento e i governi risentono profondamente di questo clima retrivo, ormai ben radicato nel dibattito pubblico. Il civile principio secondo cui si deve tassare esclusivamente il reddito effettivo di un bene, e soltanto quando questo reddito esiste davvero, appare da tempo accantonato a favore di una logica prettamente patrimoniale. Lo Stato non si accontenta più di prelevare una quota dei frutti del lavoro o degli investimenti, ma pretende di espropriare quota parte del patrimonio stesso, trattando l’immobile come un bancomat sempre disponibile per fare cassa.

Anche il vecchio appello dei proprietari — “prendeteci pure il cento per cento del reddito, ma lasciate intatto il capitale” — viene costantemente ignorato da un leviatano fiscale vorace. Si insiste nel voler tassare il valore presunto dei beni, calcolato spesso a casaccio con stime catastali arbitrarie e fuori dal mercato, spingendo verso un continuo allineamento al rialzo. A questo impianto si affiancano oggi le pressioni normative dell’Unione Europea, che con vincoli burocratici e la stringente Direttiva Case Green impone costi spropositati di riqualificazione energetica, penalizzando ulteriormente chi ha scelto di investire nel mattone anziché nella finanza speculativa.

Dalla tassazione patrimoniale all’esproprio surrettizio

Le misure fiscali più inique continuano ad accumularsi e a premere su ogni forma di risparmio maturato nella pietra. Si teorizzano e si applicano forme di tributo ablativo che assegnano alla leva fiscale una strisciante e illegittima funzione di esproprio senza indennizzo, mascherata sotto la solita retorica della redistribuzione della ricchezza. Si definisce tale ricchezza anche quando questa non può nemmeno essere realizzata sul mercato, trasformando un bene immobile infruttuoso o persino sfitto in una trappola fiscale gravata da imposte patrimoniali reali come l’Imu.

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Allo stesso tempo si invoca a sproposito la progressività fiscale per applicarla persino ai tributi reali e agli immobili, fingendo di ignorare la realtà dei numeri. Nel nostro Paese, infatti, il 10% della popolazione con i redditi più elevati contribuisce già a oltre il 50% dell’intero gettito Irpef. Nel frattempo, i grandi gruppi industriali e la stampa d’establishment continuano a pretendere di dettare l’agenda politica, chiedendo corsie preferenziali e sostegni pubblici a spese della proprietà fondiaria e immobiliare, bollata pretestuosamente come ricchezza statica pur di ignorare la sua fondamentale e vitale componente dinamica per l’intera filiera dell’economia reale.

I valori di libertà e la resilienza del mattone

Nonostante questo scenario palesemente ostile e condito da pulsioni punitive, la proprietà privata sa difendersi, forte dei principi indissolubili di libertà personale e indipendenza economica che da sempre presidia. Le battaglie condotte negli anni hanno impedito derivate liberticide ancora più gravi, consentendo di ridimensionare molti pericoli sia nei confronti pubblici sia nel lavoro silenzioso di tutela associativa.

Nel ripercorrere le cicliche traversie affrontate dal ceto proprietario, emergono fatiche e scoraggiamenti che si ripetono nel tempo, ma la storia dimostra che la proprietà edilizia è sempre sopravvissuta a incomprensioni e persecuzioni fiscali. Citando il compianto Corrado Sforza Fogliani, storico presidente di Confedilizia, si può affermare che «nonostante tutto, la proprietà edilizia è sempre sopravvissuta, nei suoi singoli esponenti e nel suo – valido e vitale – associazionismo. Sopravvissuta nonostante incomprensioni (e, qualche volta, anche “persecuzioni”), ad assicurare la propria presenza e funzione». Una funzione che resta garanzia insostituibile di autonomia individuale di fronte allo strapotere dello Stato.

Enrico Foscarini, 2 agosto 2026

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