Economia

L'ASSEMBLEA

“Fiscocrazia stop!”, Confcommercio all’attacco

Sangalli rilancia la sfida: meno tasse, meno burocrazia e più fiducia. Difesa del ceto medio, credito alle imprese e crescita

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Meno tasse, meno burocrazia e più fiducia nelle capacità del sistema economico italiano. È questo il filo conduttore della relazione annuale del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che dall’assemblea dell’associazione ha rilanciato alcune delle richieste storiche del mondo produttivo, riconoscendo al tempo stesso al Governo il merito di aver mantenuto una linea di rigore nella gestione dei conti pubblici.

Il messaggio è chiaro: l’Italia può crescere di più, ma per farlo deve liberare energie oggi soffocate da vincoli fiscali e amministrativi che continuano a pesare su imprese, investimenti e lavoro.

La denuncia della “fiscocrazia”

Uno dei passaggi più netti dell’intervento riguarda il rapporto tra cittadini, imprese e Stato. Sangalli ha definito l’attuale sistema una “fiscocrazia”, spiegando che “troppe tasse, troppa burocrazia frenano imprese, investimenti, crescita. Quando tutto è troppo complicato e troppo costoso, chi rispetta le regole paga per tutti e non ce la fa”.

Parole che fotografano una situazione denunciata da anni dalle categorie economiche e che, secondo Confcommercio, richiede un’accelerazione sul fronte delle riforme. Il presidente dell’associazione ha ricordato di apprezzare le linee guida indicate dall’esecutivo, a partire dalla semplificazione, dalla certezza del diritto, dalla riduzione del carico tributario e dal contrasto all’evasione.

In questo quadro, Sangalli ha rilanciato la richiesta di ridurre l’aliquota Irpef intermedia dal 35 al 33% per i redditi fino a 60mila euro, misura considerata essenziale per sostenere il ceto medio e rafforzare i consumi. Del resto, ha osservato, “fiscalità equa e conti pubblici in ordine sono due fattori determinanti per la crescita economica”.

L’Italia cresce meno del necessario, ma i fondamentali tengono

Accanto alle richieste sul fisco, Sangalli ha voluto offrire una lettura meno pessimistica dello stato dell’economia italiana. Pur riconoscendo che la crescita di lungo periodo resta insufficiente, il presidente di Confcommercio ha invitato a guardare con attenzione ai dati che raccontano un Paese più solido di quanto spesso venga rappresentato.

Il reddito disponibile delle famiglie, in termini di potere d’acquisto, si mantiene infatti su livelli superiori rispetto al periodo pre-pandemia. L’occupazione ha superato quota 24,3 milioni di lavoratori, mentre i consumi continuano sostanzialmente a reggere, soprattutto nel comparto dei beni durevoli. Anche la produzione industriale, dopo una fase complessa, sta mostrando segnali di recupero.

Da qui l’invito a evitare narrazioni eccessivamente negative. Sangalli ha riconosciuto che esistono rischi e incertezze, ma ha aggiunto che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”, perché “la fiducia è un valore anche economico”. Secondo la ricerca Confcommercio-Censis richiamata nella relazione, le famiglie italiane continuano infatti a mostrare una fiducia prudente ma resiliente, distinguendo il rumore proveniente dall’esterno dalla realtà concreta dei propri redditi, risparmi e prospettive.

Credito alle imprese e banche vicine ai territori

Tra i temi affrontati anche quello del consolidamento bancario, destinato a incidere profondamente sull’assetto del sistema finanziario italiano nei prossimi anni. Per Sangalli, qualsiasi operazione dovrà avere come priorità la tutela del risparmio delle famiglie e il mantenimento di un rapporto diretto tra istituti di credito e tessuto produttivo.

Il presidente di Confcommercio ha sottolineato che “l’assetto che ne verrà dovrà preservare il risparmio delle famiglie e garantire la prossimità territoriale per rafforzare il credito e i servizi finanziari alle imprese”. Un richiamo che riflette la preoccupazione di molte piccole e medie imprese di vedere ridursi la presenza fisica degli sportelli e la conoscenza diretta delle realtà economiche locali.

Più Europa sui grandi dossier economici

Nella sua analisi dello scenario internazionale, Sangalli ha evidenziato anche la necessità di un salto di qualità da parte dell’Unione europea. In una fase caratterizzata da tensioni commerciali, competizione globale e profondi cambiamenti geopolitici, il presidente di Confcommercio ritiene indispensabile un’Europa più autorevole e più capace di incidere.

Per questo ha sostenuto che “c’è bisogno di un’Europa più forte dal punto di vista politico che riesca a parlare con una sola voce su temi come quelli del commercio internazionale, del mercato unico e della politica monetaria”. Una richiesta che nasce dalla consapevolezza che molte delle sfide che incidono sulla competitività delle imprese europee non possono più essere affrontate esclusivamente a livello nazionale.

Lavoro, qualità e contrattazione

L’ultima parte della relazione è stata dedicata al mercato del lavoro, con particolare attenzione ai settori del terziario e del turismo. Sangalli ha rivendicato il ruolo di un sistema che coinvolge milioni di lavoratori e che negli anni ha costruito strumenti di welfare e contrattazione consolidati.

Secondo il presidente di Confcommercio, questo patrimonio è oggi minacciato dal dumping contrattuale, che rischia di comprimere salari e qualità dell’occupazione. Per questo ha avvertito che “quando il lavoro si svaluta, si indebolisce tutto il sistema economico e ci perdiamo tutti”.

Nello stesso passaggio ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal Governo sul tema del cosiddetto salario giusto, sostenendo che il criterio introdotto dal decreto del Primo Maggio rappresenta una soluzione più efficace rispetto all’ipotesi di un salario minimo legale. Come ha spiegato lo stesso Sangalli, “un conto è il salario minimo che appiattisce verso il basso, un conto è il salario giusto che punta alla qualità”.

Nel complesso, dalla relazione emerge una visione che combina prudenza e fiducia: la consapevolezza delle difficoltà strutturali dell’economia italiana, ma anche la convinzione che il Paese disponga delle risorse necessarie per crescere, a condizione di ridurre il peso di tasse e burocrazia, sostenere gli investimenti e rafforzare il legame tra imprese, lavoro e credito. In altre parole, meno ostacoli e più fiducia nelle energie della società produttiva.

Enrico Foscarini, 10 giugno 2026

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