La Commissione europea sta lavorando a una revisione profonda delle regole sul mercato interno dell’energia elettrica che potrebbe incidere in modo diretto sulla struttura delle bollette nei prossimi anni. La bozza di regolamento, destinata all’adozione il 15 luglio e visionata da Public Policy, interviene sia sul piano fiscale sia su quello tecnologico, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’elettrificazione dell’economia europea e rafforzare la competitività industriale.
Meno tasse sull’elettricità rispetto al gas
Uno dei punti centrali della proposta riguarda il rapporto tra tassazione dell’elettricità e del gas naturale. Gli Stati membri saranno chiamati a costruire un quadro fiscale in cui l’elettricità risulti tassata meno del gas, con un impianto normativo che lascia comunque ampi margini di autonomia ai singoli governi.
Non vengono fissate aliquote precise, ma viene introdotto un principio vincolante di orientamento fiscale. Per la Commissione, la direzione è funzionale alla trasformazione energetica del continente e alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.
Nel testo si sottolinea infatti che “poiché l’elettrificazione è un pilastro fondamentale della strategia dell’Unione per raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra, accelerare l’elettrificazione dell’economia non solo contribuirà al raggiungimento degli obiettivi climatici, ma potrà anche aiutare a ridurre i costi energetici e sostenere la competitività del settore manifatturiero dell’UE”.
Agevolazioni fiscali per le imprese energivore
Accanto al nuovo orientamento generale sulla tassazione, la bozza prevede anche misure specifiche per le industrie ad alto consumo energetico. In particolare, gli Stati membri potranno applicare aliquote ridotte fino ad azzerare la tassazione sull’elettricità utilizzata dalle imprese energivore, senza più l’obbligo di rispettare condizioni ambientali e di efficienza energetica oggi previste.
Si tratta di un intervento che punta a sostenere la competitività del sistema produttivo europeo, in una fase caratterizzata da costi energetici elevati e forte pressione internazionale sui settori industriali più esposti.
La scelta della base giuridica e il nodo politico
Un elemento rilevante della proposta riguarda la base giuridica scelta dalla Commissione europea. Il provvedimento si fonda sull’articolo 194(2) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, relativo all’energia, e non sulle norme fiscali tradizionali.
Questa impostazione consente l’adozione tramite procedura legislativa ordinaria e voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dell’UE, evitando così l’unanimità richiesta in materia fiscale. Una scelta che riduce i margini di veto dei singoli Stati membri e accelera il processo decisionale.
Bruxelles definisce comunque le misure fiscali come “puramente accessorie rispetto all’obiettivo principale del sistema energetico”, precisando che i principi introdotti “non vanno oltre quanto necessario per raggiungere l’obiettivo di allineare i sistemi di tassazione dell’energia alle modifiche dei costi di rete e per garantire la flessibilità necessaria a promuovere l’elettrificazione delle imprese ad alto consumo energetico”.
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Obbligo di diffusione dei contatori intelligenti
Parallelamente alla riforma fiscale, la Commissione introduce nuovi obiettivi vincolanti per la digitalizzazione delle reti elettriche. Tutti gli Stati membri dovranno garantire una diffusione progressiva dei contatori intelligenti, strumenti fondamentali per migliorare la gestione dei consumi e l’efficienza del sistema.
Secondo la bozza, almeno il 50% dei clienti finali dovrà disporre di smart meter entro il 2030, con un incremento al 65% entro il 2033. Le scadenze potrebbero tuttavia essere modificate nel corso del negoziato tra istituzioni europee.
Reti più digitali e condivisione dei dati
La proposta affida inoltre all’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori dell’energia (ACER) il compito di elaborare indicatori comuni per monitorare il livello di digitalizzazione delle infrastrutture energetiche.
È previsto anche un quadro per lo scambio dei dati tra gestori delle reti di trasmissione e distribuzione, con l’obiettivo di migliorare l’osservabilità del sistema elettrico europeo. La bozza incoraggia infine una cooperazione volontaria per il riutilizzo dei dati a fini di ricerca e innovazione, incluse applicazioni basate su intelligenza artificiale per la gestione delle reti.
Italia, energia e flessibilità di bilancio: il nodo politico
Sul fronte politico, il tema energia si intreccia con le strategie di bilancio degli Stati membri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato in Parlamento l’importanza di intervenire sul caro energia, rivendicando il risultato ottenuto in sede europea.
Nel suo intervento ha dichiarato che “la difesa è importante, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”, evidenziando il legame tra stabilità economica e sicurezza.
Meloni ha inoltre spiegato che l’Italia ha ottenuto la possibilità di attivare la cosiddetta National Escape Clause, che consentirà di mobilitare fino a 14 miliardi di euro in tre anni per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese.
Secondo la premier, il risultato deriva da un negoziato complesso con Bruxelles: “Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo”.
L’intesa, ha concluso, rappresenta un passaggio significativo nella gestione della crisi energetica e nella capacità dell’Italia di incidere nelle decisioni europee, con strumenti che puntano a mitigare gli effetti dei prezzi elevati sull’intero sistema economico.
Enrico Foscarini, 11 giugno 2026
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