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Un’estate apparentemente tranquilla, ma cova la brace sotto la cenere

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Gli anni passano veloci

Qualche giorno fa ho assistito in televisione all’intervista del Presidente americano Joe Biden a proposito del ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan; al di là di tante altre considerazioni un passaggio mi ha molto colpito, quando il Presidente ha detto: “in questi ultimi giorni sono rimasti uccisi ragazzi di poco più di venti anni, ragazzi che erano appena nati quando è iniziata questa guerra e quando ci fu l’attentato alle Torri Gemelle che la provocò”; volendo significare che in tutti questi anni tante cose sono cambiate e che non si poteva continuare a morire per un evento così lontano.

La frase mi ha colpito perché, assuefatti alla quotidianità e al trascorrere del tempo, non ci rendiamo conto di quanto questo passi veloce. Durante questa estate in cui mi sono riposato la mente e il corpo al sole e al mare della Sardegna ho prestato solo un occhio distratto alle notizie finanziarie (è giusto staccare la spina) ma avevo sempre presente il quadro della situazione.

La vera notizia dell’estate è stata la conferenza di Jackson Hole della scorsa settimana, durante la quale il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha rassicurato gli investitori affermando che la Fed inizierà a ridurre gli acquisti dei titoli entro la fine dell’anno (oggi ammontano a 120 miliardi di dollari al mese) ma che non rialzerà i tassi perché c’è ancora molta strada da fare per rimettere in sesto l’economia americana.

Le parole del presidente sono state musica per le orecchie dei mercati che hanno immediatamente ripreso vigore e hanno inanellato (soprattutto in America) nuovi record, schiacciando peraltro il rendimento dei titoli di stato su livelli (bassi) mai visti.

E fin qui si potrebbe dire (solo chi era bambino negli anni ‘70 mi può seguire): Tutto è bene quel che finisce bene!

Ovviamente c’è un però: l’inflazione!

E’ vero che già in alcuni numeri prima dell’estate mettevo in evidenza il pericolo rappresentato dal ritorno dell’inflazione, non quella dell’1-2% ma quella più forte del 3-4-5% che diventa più subdola erodendo il potere d’acquisto dei risparmiatori.

Ed ecco che torno alla frase di Biden dell’inizio; il passare del tempo lenisce le ferite e soprattutto stende un velo di oblio sui ricordi.

Molti operatori del settore e molti investitori non erano nati o erano piccolissimi quando l’inflazione mordeva le caviglie negli anni ‘70 e all’inizio degli ’80 (v. Numero 149 del 21 marzo): saranno pronti e in grado di ben operare in un ambiente così diverso da quello in cui sono cresciuti e hanno lavorato in questi anni?

Le notizie iniziano a essere preoccupanti: inflazione al 2,5% in America e al 4% in Germania, in Italia sopra il 2%

Vogliamo parlare di tassi reali? Cioè i tassi nominali meno l’inflazione?

Investire in questo contesto diventa sempre più difficile, anche perché estrarre rendimento dalle obbligazioni a questi livelli è veramente complicato. Soltanto il tempo – come sempre – può consentire di riportare un rendimento accettabile superando l’effetto negativo dell’inflazione.

Ma quanti sono disposti a ragionare per periodi pluriennali?

E’ più che mai consigliabile fare un check-up dei propri investimenti e verificare come sono posizionati i propri soldi.

See you soon!

 

Massimiliano Maccari

 

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