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Gli intellettuali a Draghi: “Chiuda tutto”

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Il clima degli ultimi giorni conferma che l’approccio alla pandemia di certi politici e virologi ha ormai contagiato la ragione minando quella che dovrebbe essere la regola più banale: il buon senso. E se alle sirene chiusuriste degli Speranza e dei Galli si aggiungono pure gli intellettuali, allora il mix non può che diventare letale. Soprattutto se, quegli stessi intellettuali, si uniscono nel formulare un appello contro la riapertura rivolto a Mario Draghi e al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Leggendolo non possiamo che attestare con certezza, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che c’è una parte del paese completamente scollegata dalla realtà.

Appello chiusurista (dei garantiti)

“Allo stato attuale dei numeri di decessi, ricoverati in condizioni di emergenza e portatori sani del virus, l’ipotesi che di qui a pochi giorni si possa decretare il liberi tutti, appare insensata”. Sono solo le prime righe dell’appello promosso dal prof. Francesco Domenico Capizzi e dallo storico Adriano Prosperi e sottoscritto da altri cinquanta illustri pensatori tra docenti, accademici, scienziati e artisti fra cui il filologo Alfredo Stussi, la scrittrice Giancarla Codrignani e l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo Roberto Barzanti. Insomma, tutte persone che il 27 del mese non hanno motivo di cui preoccuparsi visto l’accredito dello stipendio fisso o della pensione sul proprio conto corrente, a discapito di ristoratori, baristi, commercianti e partite Iva stremati dalle scellerate politiche chiusuriste.

Riaperture che, secondo questi studiosi, ci farebbero “ripiombare nelle tenebre di una situazione di tipo brasiliano data anche la capacità del virus di modificarsi continuamente con varianti invadenti e micidiali specialmente nel contesto dell’intensificarsi delle vaccinazioni coi relativi affollamenti”. Quindi, secondo loro, dovremmo continuare a star chiusi in casa perché altrimenti il binomio “vaccinazioni” e “aperture” ci farebbe “ripiombare nelle tenebre”? Non avevo ancora letto qualcosa di più perverso, ma non è finita qui. Poteva mancare secondo voi la solita caccia all’untore? Certo che no.

Solita caccia all’untore

“Dobbiamo ricordare – continua la nota – quanto accaduto meno di un anno fa quando nell’estate del 2020 la riapertura indiscriminata di discoteche e locali pubblici annullò di colpo i risultati positivi raggiunti grazie alla spontanea adesione di singoli e istituzioni alle regole severe del distanziamento e del lockdown”. Figuriamoci se quest’estate possiamo consentire di far lavorare quegli sporcaccioni dei titolari di discoteche, chiudiamoli definitivamente e non se ne parla più, così poniamo fine una volta per tutte alla loro attività immorale.

Per poi chiudere l’appello in bellezza: “Davanti all’euforia collettiva che si è diffusa (…) ci sentiamo in dovere di sottolineare i dati di realtà che purtroppo rischiano, se ignorati, di riportarci alla brusca caduta nella tragica ripresa dell’epidemia”. Capito cari italiani? È tutta colpa della vostra “euforia collettiva”.

Illustrissimi intellettuali, mentre ve ne state belli tranquilli e garantiti, non vi rendete conto che quella delle persone non è euforia, ma voglia di libertà. Abbiate almeno la dignità di rispettarla.

Marco Baronti, 23 aprile 2021