Forse è giunto il momento che qualcuno dica rispettosamente al Presidente della Repubblica di farsi i fatti suoi. Il che non significa non svolgere le sue prerogative, al contrario, svolgerle nell’ambito del mandato senza allargarsi alla militanza riguardo lo scibile umano. Come ha fatto il nostro Barista a proposito delle classi miste da regolamentare, anzi non regolamentare, in accoppiata col cardinale ong Zuppi, di sant’Egidio: entrambi a una voce – se la saranno passata? – che è la voce del coro degli angeli piddini quando sostengono “una scuola che unisce e non emargina nessuno”.
Discorsi oltre l’utopia, e forse anche la buona fede, che rifiutano in ogni modo di tener conto della realtà: ma l’ideologia, per essere indulgenti, a questo punto ha esaurito gli alibi dell’ingenuità, dell’utopia, tanto più dopo tre decenni di integrazione che ha saputo solo disintegrare. Che ha sfornato miriadi di tagliagole e tagliateste, per altro in crescita dopo la strage-innesco di Modena.
Una scuola-Babele, senza una lingua condivisa, con usanze contrapposte, che speranze ha? Cosa vuoi che integri? Ed è questo ciò su cui conta la sinistra islamocomunista: far breccia nella società da dissociare partendo dalla cultura, distruggerla a partire dal linguaggio per facilitare l’invasione. Perché una dissoluzione parte sempre dalla lingua; perché senza una lingua parlata comunemente salta la burocrazia, la società, lo Stato dei servizi, salta la democrazia; perché quegli studenti, come ogni insegnante può testimoniare, sono indisposti a frequentare l’italiano, le famiglie islamiche glielo proibiscono e lo fanno a ragion veduta: è la lingua degli infedeli e dei conquistati, dal loro punto di vista, e loro non possono contaminarsi, debbono mantenere la propria, intaccata, anche per procedere a sottomissione. Nel suo ultimo libro, Federico Rampini nota l’inversione del processo negli Stati Uniti, dove l’antico dovere, istintivo prima ancora che legale, di assimilare l’americano da parte degli immigrati si è invertito nella pretesa di rigettarlo mantenendo i rispettivi idiomi: ne è derivata, fatalmente, la dispersione didattica, culturale, sociale, fino al capolavoro di un sindaco newyorkese dei Fratelli Musulmani. Il resto viene di conseguenza, dalla dieta alle preghiere, dai costumi, in tutti i sensi, al velo.
Tutto ciò che è resa, la sinistra lo predica, lo vuole; secondo il partito cattoislamocomunista, l’unica integrazione si fa così: chi ospita cede su tutto, chi è ospitato penetra e comanda in tutto. Non è integrazione e lo sanno, non c’è possibilità di unire e omogeneizzare e lo sanno. Questa è non è più scuola, ma fine della scuola. È negazione della scuola. A Pordenone i genitori portano via i ragazzini italiani non per chissà quale razzismo ma perché sanno benissimo che nella migliore delle ipotesi gli cresceranno a lungo andare afasici, ignoranti, peggio che ritardati culturali, nella peggiore muhajeddin.
E questo una scuola non lo può e non lo deve permettere. E non si tratta di ghettizzare nessuno, si tratta di distribuire quote di studenti fisiologicamente tollerabili nel senso dell’istruzione per non lasciare nel ghetto nessuno e principalmente gli italiani che già oggi vengono discriminati e pestati, qualcuno pure sgozzato (ricordate il maranza marocchino che aveva sbudellato un compagno cristiano copto e sul suo cadavere caldo recitava il Corano e rideva? Capolavoro di integrazione, cari padri, caro presidente! Ma nessuno di voi ha mandato un fiato).
Ma è troppo facile farla troppo facile: e che la predichi un papa, un cardinale o un presidente non risolve la faccenda, se mai la complica. Poi le chiacchiere servono il giusto, magari a riempire lo spazio di un articolo, ma ecco cosa ci scrive un lettore che vive, ahilui a Pioltello: “Leggi le dichiarazioni ridicole della sindaca Cosciotti nel pezzo del Giorno di ieri sulla scuola (islamica) di Pioltello dove si resta a casa per il Ramadan… Intanto la città è in pieno degrado, costellata di auto bruciate, in mano ai maranza e la moschea islamica abusiva (gestita dalla Fratellanza Musulmana: casualmente, la relativa targa sparì l’8 ottobre 2023), a due passi dal Comune, viene del tutto ignorata dalle autorità. Ma la scuola (islamica) è un modello d’integrazione, un melting pot. Solo che se gli italiani mandano i propri figli a Cernusco o Segrate qualche ragione c’è: magari non vogliono lasciarli in una scuola islamizzata e in un contesto profondamente degradato .grazie all’inclusione come valore”.
Ogni tanto il popolo, o i cittadini, o la plebe, andrebbe anche ascoltato. Non sempre solo sedotto o criminalizzato. L’integrazione in una classe dove 5 sono bengalesi, 5 del Bangladesh, 4 nigeriani, 5 marocchini, 3 tunisini, 4 algerini e solo uno o due italiani non ha senso neanche predicarla; finisce in un gran casino dove i più violenti si radicalizzano, i miti affondano, gli italiani fuggono e gli insegnanti impazziscono. Poi, che il parastato piddino pensi, o finga, di poter rimediare imbarcando legioni di altri maestri, di insegnanti di sostegno, di assistenti, di psicologi organici, è un altro discorso ma non un discorso serio, non un discorso degno.
Ora, qui non vogliamo lontanamente sindacare la buona fede dell’Alto Colle, per definizione e per santificazione: a quella dei Sant’Egidio e del PD, d’altra parte, fatichiamo molto di più a credere, insomma non ce la beviamo. Sta di fatto che le posizioni coincidono, e che un Capo dello Stato pontificale come l’attuale (che si avvia in scioltezza al… dodicesimo anno di mandato, siccome la Sacra Costituzione poesse fero e poesse piuma) alza ulteriormente l’asticella perfino rispetto al predecessore (o al pio Scalfaro, ve lo ricordate?). Può farlo perché nessuno lo prega o lo invita a stare al suo posto: il partito comunista – naturalmente – lo porta in processione, la destra lo teme e non vuole metterselo in alcun modo di traverso (avrà i suoi motivi…).
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Però in questo modo non si arriva a niente, si continua a registrare una “partecipazione” nel dibattito politico che lascia abbastanza basiti: davvero il ruolo di un presidente consiste nel correggere, svuotare, criticare, svilire qualsiasi proposta da un governo percepito come opposizione? Davvero questo Paese, la sua democrazia, ha un inderogabile e quasi disperato bisogno degli orientamenti del Vegliardo della Montagna, saggio, severo, suadente, se no non va da nessuna parte? E dove dovrebbe andare poi? Ancora più in Europa, ancora più Bonino, ancora più Islam? Giusto per capire, perché a questo punto pare che la funzione non sia neppure più quella di erogare auliche banalità al cospetto di artisti o sportivi (puntualmente insigniti se della giusta koinè), ma solo di correttivo e di pressione, di ammonimento palese e pesante, si parli di scuola, vaccini, commissioni, migranti e di qualsiasi altra cosa in agenda. E allora lo si dica chiaro e forte: il Colle è convinto che qui si vive tra i barbari che impongono la dittatura (c’è, infatti: è islamica, e si allarga ogni giorno) e allora io Colle debbo porre un argine.
Lo si dica senza più nascondersi: almeno non ci saranno più incertezze, almeno si gioca a bocce ferme, a carte scoperte. Perché di questo si tratta, e se pure questa è la prassi, ciò non significa che qualcuno non se ne accorga, non la consideri indebita, come minimo, e non lo dica.
Max Del Papa, 22 settembre 2026
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