La prima evidenza emersa in modo lampante dalle elezioni suppletive di Reggio Calabria – dove si è votato per coprire il seggio in Parlamento lasciato scoperto dal neo eletto sindaco forzista, Francesco Cannizzaro – è che al primo test elettorale sotto il fuoco che da destra arriva dal Generale Vannacci, il centrodestra ha tenuto alla grande: stravince nel fortino calabrese, regione dove da 6 anni fa cappotto ad ogni competizione elettorale, trainato dalle percentuali bulgare di Forza Italia – talmente elevate e in controtendenza rispetto al consenso elettorale che il partito dimostra di avere nelle altre regioni (Sicilia esclusa), da essere certamente il motore che traina il simbolo in tutto il Paese; elegge Fabio Roscioli, amministratore di Forza Italia e uomo di fiducia dei Berlusconi; consolida il consenso.
Il secondo dato è il flop gigantesco della sinistra: Frank Benedetto, candidato di Pd e M5s, non va oltre il 36,6% dei voti. È il bagno di realtà in cui si è immerso il campo progressista, punito nelle urne per non avere uno straccio di programma ad (al più) un anno dalle prossime elezioni politiche – e dopo 4 anni di opposizione: diviso su tutto, senza un’idea di Paese, incapace di costruire una leadership condivisa e di convergere sul benché minimo tema, talmente in difficoltà da contare sul fatto che una stampella dissidente (e, probabilmente, dissipatrice) fungesse da quinta colonna della sinistra. Quale garanzia può dare una coalizione politica senza leader e piattaforma programmatica che si muove solo in funzione di anti-destra, in disaccordo su qualunque cosa ma unita dalla speranza che la somma delle liste porti alla vittoria? La somma fa il totale solo in aritmetica, non in politica.
Ma il terzo punto d’analisi, quello sul risultato di Futuro Nazionale bollato da destra e sinistra come un flop, è da sviscerare con più attenzione. Certo, niente Sassonia, come auspicava il Generale alla vigilia; ma il dato numerico, al primo banco di prova elettorale dalla sua nascita, è la veridicità delle proiezioni: Futuro Nazionale è davvero sopra il 10%. Allora, a voler fare un’analisi politica seria, si ammetta pure la conclamata forza elettorale del candidato (“rubato”, come dice Occhiuto), Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in regione, eletto lo scorso ottobre con 10.452 preferenze, che in estate, come un fulmine a ciel sereno, era approdato tra le fila di Futuro Nazionale; si tenga dunque conto dell’incidenza del dato di “attribuzione”, il pacchetto di preferenze personali costruito nel tempo che si muove dietro un candidato radicato.
E si ammetta anche la bassissima affluenza – propria di tutte le elezioni suppletive – che di certo sfavorisce i partiti solidi e strutturati, non il contenitore novità che invece deve ancora radicarsi sul territorio e che grazie alla spinta propulsiva dell’entusiasmo ne risente di meno. Si tenga conto, inoltre, dell’evidenza che il simbolo non abbia over performato col voto d’opinione: il 10,94% raggiunto da Futuro Nazionale è frutto di poco più di 8.000 preferenze, un numero anche più basso delle preferenze totali che Giannetta raccolse solo un anno fa.
Eppure c’è un dettaglio sfuggito a tutti coloro i quali hanno bollato come nullo il contributo di Vannacci sul risultato finale. Le 10.452 preferenze personali che son valse a Giannetta l’elezione in consiglio regionale nel 2025 sono state raccolte nei 97 comuni della circoscrizione regionale Sud, cioè l’intera Città metropolitana di Reggio Calabria; gli 8.226 voti raccolti come candidato vannacciano, invece, sono distribuiti nei 71 comuni che compongono il collegio uninominale delle suppletive U05 – Reggio di Calabria.
C’è una differenza di 26 comuni tra i due ambiti circoscrizionali, ma ai fini dell’analisi dell’incidenza del voto d’opinione il confronto va effettuato su due aggregati territoriali uguali: prendere i 10.452 voti “propri” del candidato alle regionali e confrontarli direttamente con gli 8.226 delle suppletive non ha senso, perché nel primo numero ci sono voti provenienti da un territorio differente. Analizzando dunque soltanto i risultati nei 71 comuni che appartengono al collegio delle suppletive e confrontandoli con i risultati elettorali ottenuti in quegli stessi comuni alle regionali, si evidenzia come in realtà il computo totale sia in aumento: dai 5.471 dell’ottobre del 2025 agli 8.226 di questo weekend. Insomma, +2.755.
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Se è vero che questa proiezione numerica relativa al contributo in termini elettorali portato da Vannacci al suo candidato sia forse troppo bassa rispetto alle aspettative, logica vuole in primis che “poco” non equivalga a “nulla” (come troppi stanno raccontando) e in secundis che questo schema non possa essere proiezione esemplificativa dei futuri risultati attesi – nonostante la strategia di consolidamento basata su colonnelli territoriali transfughi, delusi e in alcuni casi futuri trombati che cercano il nuovo cavallo giusto.
È fin troppo complicato imporre l’assunto per cui, pedissequamente, siano le strutture dei candidati scelti sul territorio a monopolizzare il voto opinione e, di conseguenza, il consenso personale a combaciare perfettamente con le intenzioni di voto partitiche. Il centrodestra non si rilassi: ha una grana da risolvere. Cresce rapidamente e vale il Governo del Paese per altri 5 anni.
Francesco Catera, 30 settembre 2026
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