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Altro che Orban, il governo social-comunista di Sanchez minaccia la democrazia spagnola, ma l’Ue tace

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Sono mesi che la situazione istituzionale nel Paese va peggiorando, e che garanzie costituzionali e separazione dei poteri sono messe sotto assedio da un governo del tutto disinteressato alla grammatica dello stato di diritto e della libertà. No, non si tratta della Polonia dell’“ultradestra” o dell’Ungheria del tanto vituperato Orban, bensì della Spagna governata da una coalizione di socialisti e comunisti di Podemos.

Ovviamente la situazione sfugge del tutto ai radar dei giornaloni, quelli che modellano l’opinione pubblica: tanto duri ed esigenti nei confronti dei governi di destra, quanto comprensivi, indulgenti e persino distratti se si tratta di fare le pulci ad amministrazioni progressiste. Eppure, la situazione in casa dei cugini iberici comincia a tingersi di tinte fosche, e i tic autoritari del governo si moltiplicano: tutto nel silenzio assordante di un’Europa normalmente ben più loquace in materia di stato di diritto.

Il fatto è che l’attuale governo si sta dimostrando ogni giorno più ansioso di liquidare il sistema scaturito dalla Transizione del 1978, attaccandone le basi istituzionali. Dopo la morte di Franco, infatti, la Spagna riuscì a voltare pagina e ad entrare in una nuova fase democratica facendo leva sul consenso bipartisan e promuovere così un processo di rinnovamento costituzionale che è oggigiorno considerato, a livello internazionale, un modello di enorme successo.

Purtroppo, a seguito del rachitico risultato ottenuto alle ultime elezioni dello scorso autunno, un PSOE (Partido Socialista Obrero Español) guidato da un politico molto spostato a sinistra, con forte volontà di potere e ben pochi scrupoli, Pedro Sánchez, si è alleato con i figlioletti ideologici di Hugo Chávez, i comunisti di Podemos, per formare quello che è a tutt’oggi il governo schierato più a sinistra di tutta l’Unione europea.

La deriva istituzionale era ben visibile già prima dell’avvento della pandemia, che ne ha peraltro accelerato l’evoluzione. Il governo, infatti, dimostratosi incapace di gestire una crisi di portata inedita, ha deciso di alzare una cortina di fumo ideologica per nascondere una nefasta gestione dell’economia. L’incapacità gestionale e l’adozione di ricette iper-ideologiche da parte di una sinistra antidiluviana si sono difatti tradotte nella più mastodontica caduta del Pil di tutta l’Ue, e nei peggiori dati sanitari dell’intera Unione.

Da qui l’offensiva lanciata contro l’attuale assetto costituzionale dal coacervo di forze estremiste che sostengono il governo: l’assalto all’indipendenza del potere giudiziario; la riscrittura orwelliana della storia ufficiale per mezzo di una “legge della memoria democratica”; l’assedio alla Corona; l’occupazione “militare” delle televisioni pubbliche e la forte influenza su quelle private; l’elaborazione di tributi che penalizzino la sanità e l’educazione privata. In breve, l’offensiva autoritaria contro ogni spazio di autonomia civile o istituzionale in ossequio a un disegno di “colonialismo politico”.

L’ultima proposta, in ordine cronologico, è quella di riformare il sistema di nomina dei membri del massimo organo di governo dei giudici. L’idea del governo è quella di ridurre la maggioranza parlamentare necessaria per eleggere i membri del Consiglio Superiore della Magistratura dall’attuale maggioranza qualificata a una maggioranza semplice accessibile all’esigua pattuglia parlamentare che sostiene il governo. Insomma, si tratterebbe di una riforma di grande portata istituzionale licenziata con l’unico fine di garantire al governo il controllo dei giudici, minando così alle fondamenta l’architettura costituzionale spagnola: roba da far impallidire la ben meno ambiziosa riforma della giustizia del governo polacco, e che tuttavia ben poco rumore sta causando in Europa.

Insomma, la Spagna è in piena tempesta perfetta: un periodo in cui a una febbre economica da cavallo si aggiungono una irrisolta crisi territoriale (la Catalogna) e una sopraggiunta e potenzialmente dirompente crisi costituzionale con tinte sudamericane. Il risultato è una nave con al timone un presidente del governo la cui cifra più riconoscibile è il cinismo politico più assoluto e un rapporto assolutamente patologico con la verità, e un vicepresidente, di Podemos, il cui sogno umido è quello di trasformare la Spagna nel Venezuela d’Europa. Qualcuno in Europa si svegli o potrebbe essere troppo tardi.