Esteri

Allarme “terre rare” per le forze armate Usa

Riserve ai minimi, avverte la Commissione Difesa del Congresso. Rischi se Russia e Cina decidono di bloccare l’esportazione di antimonio e altri minerali rari

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portaerei caccia Usa (Dipartimento della Difesa)

Tutti sanno che, per produrre armi sofisticate come quelle in uso attualmente, sono necessari minerali rari (o “terre rare”), presenti in natura in quantità limitate. Le nazioni che li possiedono sono quindi in posizione di vantaggio rispetto alle altre in caso di conflitti armati.

Scorte ai minimi

Gli Stati Uniti, tuttora il maggiore produttore mondiale delle suddette armi sofisticate, hanno tuttavia scoperto di essere in una posizione di debolezza in quanto all’estrazione dei minerali rari. E tale debolezza riguarda proprio il confronto con la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, guarda caso i due principali competitors degli Stati Uniti per il predominio mondiale.

Del resto la guerra in Ucraina ha dimostrato quanto gli armamenti avanzati siano necessari per prevalere sull’avversario. E, infatti, il blocco delle forniture Usa e la scarsa consistenza di quelle europee ha causato la crisi dell’esercito di Kiev, con il parziale fallimento di una controffensiva forse troppo sbandierata.

Il fatto è che le scorte strategiche Usa di minerali rari si sono fortemente assottigliate negli ultimi decenni. Ammontavano a 42 miliardi di dollari nel 1952, in piena Guerra Fredda, mentre ora si parla di soli 388 milioni di dollari. Questo fatto è stato notato con allarme dalla House Armed Services Committee di Washington, che ha altresì sottolineato le crescenti restrizioni cinesi all’esportazione dei minerali rari.

L’antimonio

L’allarme è relativo soprattutto all’antimonio, un metalloide indispensabile nella produzione delle batterie, nonché in quella degli apparecchi di comunicazione, delle lenti dei visori notturni e dei puntatori laser. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti disponevano di numerose miniere. L’ultima delle quali, nell’Idaho, è stata chiusa nel 1997. Molto scarse le alternative in Occidente.

Per capirci, i dati indicano che la Cina produce 89.000 tonnellate di antimonio, e la Russia 30.000 tonnellate. Terzo produttore è il Tagikistan con 28.000 tonnellate. Ma, in quanto Repubblica ex sovietica e confinante con la Cina, in questo Paese è ovviamente forte tanto l’influenza di Putin quanto quella di Xi Jinping, che possono esercitare pressioni per impedire l’esportazione del minerale in Occidente.

I guai dell’ecologismo

Il problema è che l’estrazione dei minerali rari è altamente inquinante, e la diffusione dell’ecologismo nei Paesi occidentali blocca i governanti. Cosa che invece non accade in Russia e in Cina, dove il parere dell’opinione pubblica conta assai meno (per non dire nulla).

Secondo fonti delle forze armate Usa, questa situazione pone l’America (e l’intero Occidente) in una situazione di debolezza. Soprattutto se russi e cinesi adottassero una strategia comune e coordinata per frenare – o addirittura impedire – l’esportazione dell’antimonio e di altri minerali rari. Si tratta ora di capire come l’amministrazione Biden intende affrontare l’emergenza.

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