Esteri

Esperti Onu a libro paga di Russia, Cina e Qatar. Nessuna sorpresa

Un blocco di funzionari corrotti protetti dalla totale impunità e inamovibilità, un sistema manipolato per promuovere le agende delle dittature e attaccare le democrazie

Douhan Onu (screenshot Ytube Unhrc)
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Su 59 relatori speciali dell’Onu, 13 avrebbero mostrato in maniera costante e strutturale dei pregiudizi ideologici, nonostante in teoria il loro ruolo preveda un atteggiamento neutrale. Questo è quello che emerge da un recente rapporto di UN Watch, una ong con sede a Ginevra che monitora l’operato sui diritti umani delle Nazioni Unite.

Il report

Il rapporto, lungo 104 pagine e intitolato From Watchdogs to ideologues, denuncia diversi comportamenti in contrasto con l’etica professionale e conflitti di interesse economici, inclusi finanziamenti legati a Qatar, Russia e Cina. Si accusano alti funzionari Onu per i diritti umani di promuovere agende politiche ben precise, tradendo in tal modo il loro ruolo di osservatori imparziali e minando la credibilità delle Nazioni Unite.

“I relatori dell’Onu operano senza vincoli o conseguenze etiche – e non esiste nemmeno una procedura per rimuoverli”, ha dichiarato Hillel Neuer, direttore di UN Watch. “Il risultato è un potente blocco di funzionari compromessi che godono non solo dell’immunità diplomatica, ma anche della più completa impunità”.

Ha aggiunto che “il sistema dei diritti umani dell’Onu è stato fondato per proteggere le vittime di soprusi. Invece, sta venendo manipolato per attaccare le democrazie e proteggere alcuni dei peggiori violatori di diritti umani del mondo”.

Relatori corrotti o di parte

Tra gli esempi citati vi è quello di Alena Douhan, relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali, la quale avrebbe ricevuto finanziamenti da 1,3 milioni di dollari da Cina, Russia e Qatar. Le sue visite ufficiali a Teheran, Pechino, Damasco, Doha e Caracas sarebbero state condotte per legittimare i regimi autoritari di quei Paesi invece che per aiutare le loro vittime.

Un altro caso menzionato è quello di Ben Saul, il relatore speciale delle Nazioni Unite per il controterrorismo, e che in precedenza aveva chiesto ai vari governi di fermare le esportazioni di armi verso Israele. UN Watch sostiene che avrebbe ricevuto 150.000 dollari dalla Cina, un Paese viola sistematicamente i diritti umani delle minoranze come gli uiguri.

Il rapporto afferma che Saul ha costantemente evitato dichiarazioni sulla persecuzione della minoranza uigura in Cina, che li rinchiude in campi di lavoro e talvolta pratica nei loro confronti sterilizzazioni forzate, né ha mai contestato il fatto che Pechino ha giustificato queste politiche in nome del contrasto al terrorismo.

Anti-Israele e filo-dittature

Tra i funzionari Onu citati nel rapporto di UN Watch compare anche Tlaleng Mofokeng, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla salute, che in passato ha affermato che “quelli di Hamas non sono terroristi”. In precedenza, era stata multata e giudicata colpevole di comportamento non professionale da parte dell’autorità sanitaria sudafricana.

Un caso simile è quello di Michael Fakhri, relatore speciale dell’Onu sul diritto all’alimentazione. Da un lato ha accusato Israele di genocidio, ma dall’altro lato è stato invitato per una visita ufficiale in Venezuela, durante la quale ha elogiato il precedente governo di Nicolás Maduro.

George Katrougalos, ex ministro degli esteri greco (con Syriza, il partito di estrema sinistra di Alexis Tsipras) e oggi esperto indipendente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite “per un ordine internazionale democratico ed equo”, avrebbe ricevuto secondo il rapporto 100.000 dollari dalla Cina nel 2025.

Nello stesso anno, ha promosso l’edizione in lingua greca di un libro scritto dal presidente cinese Xi Jinping, lodando la sua visione di “apertura, sviluppo e dialogo”. Nel novembre 2025, Katrougalos ha visitato Teheran, incontrando il viceministro degli esteri iraniano Kazem Gharibabadi per discutere di presunti crimini degli Stati Uniti e d’Israele.

Irene Khan, esperta delle Nazioni Unite in materia di libertà di espressione, ha chiuso un occhio sulle sistematiche violazioni della libertà di parola in Iran, Arabia Saudita, Venezuela, Turchia e Myanmar, dedicando tuttavia un intero rapporto delle Nazioni Unite alla condanna degli Stati occidentali per la presunta repressione delle proteste pro-pal.

Come cambiare le cose

Verso la fine del report, UN Watch ha elencato una serie di proposte su come riformare l’Onu. Tra queste, figurano la creazione di una coalizione di Stati democratici che costringa i relatori speciali a rispondere del loro operato quando sbagliano, nonché la possibilità di destituirli dai loro incarichi qualora ricevano soldi da governi o altre entità esterne all’Onu.

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