Esteri

Fare di Trump una macchietta non vi aiuterà a capire

Dipingere Trump come un pazzo egocentrico, concentrarsi sui suoi modi rudi, è un modo goffo per nascondere l'incapacità di affrontare le questioni reali che pone sul tavolo della politica internazionale

Trump Iran Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI

La rappresentazione macchiettistica di Trump non migliorerà la nostra incapacità di affrontare i problemi che il presidente degli Stati Uniti pone sul tavolo. Oramai è invalsa l’usanza di rappresentare Donald Trump alla stessa stregua di un pazzo folle che meriterebbe un trattamento psichiatrico.

Il giudizio della maggioranza degli opinionisti si basa prevalentemente sullo stile rude del presidente e sulla sua apparente sfrontatezza nell’affrontare senza riguardo qualsiasi tema e qualsiasi personaggio si frapponga sul suo cammino.

Nelle ultime settimane sono state più le critiche rivolte alla capacità psicologica dell’uomo che quelle relative all’efficacia delle sue politiche. Qui si vuole solo sottolineare come nella bolgia delle accuse alla salute mentale di Trump rimangono colpevolmente sullo sfondo le questioni che il presidente ha posto sul tavolo della politica internazionale.

Detto senza mezzi termini: al di là dell’estetica comunicativa e della diplomazia di Trump, il capo della Casa Bianca pone problemi veri o agisce solo su impulso di quello che viene definitivo un egocentrismo patologico?

E ancora: porre l’attenzione solo sull’estetica del presidente Trump rischia di precluderci una discussione seria e pacata su ciò che sta accadendo nel mondo? Proviamo ad affrontare alcune tematiche senza posizioni assertive ma limitandoci a porre alcune domande.

La Nato

L’osservazione secondo la quale gli Stati Uniti hanno compiuto lo sforzo economico maggiore per sostenere l’unica struttura di sicurezza collettiva per l’intera Europa è fondata o rappresenta un escamotage polemico per attaccare briga fra alleati storici?

Corrisponde a verità o è una falsità l’affermazione secondo la quale gli Stati europei si sono dedicati prevalentemente alla costruzione di socialdemocrazie spendaccione divoratrici di più di metà del Pil nazionale, lasciando inadempiuta la funzione principale di uno Stato che è quella di organizzare la difesa militare esterna?

Da questo punto di vista la posizione di Trump e quella di molti contribuenti americani di suonare la sveglia alle sonnacchiose opinioni pubbliche europee che pretenderebbero di continuare ad essere difese a sbafo dagli Usa è comprensibile o rappresenta una follia della Casa Bianca?

I dazi

L’esperienza storica, ancor prima che la fondatezza teorica delle dottrine, testimonia dell’efficacia delle politiche economiche liberiste. Questa è una acquisizione che ritengo di non dover discutere.

Quando, però, la libertà degli scambi commerciali arricchisce una nazione che trasforma quel potenziale economico in una minaccia di supremazia (e quindi di sottomissione) politica e persino militare, vale la pena prendere in considerazione i dazi al fine di calmierare lo squilibro che si è creato?
Insomma, la globalizzazione ha solo arricchito la Cina (e anche tutte le altre nazioni in parte) o ha anche fatto della Cina un potenza economica e militare che, in ragione del suo sistema politico, rappresenta una vera minaccia per il resto del mondo liberaldemocratico?

È una follia trumpiana quella di moderare, con il confronto strategico e militare, le pretese cinesi? O forse Pechino può oramai essere considerata alla stregua di una nazionale liberaldemocratica qualsiasi che si arricchisce senza rappresentare alcuna minaccia di dominio?

E ancora: c’è stato o non c’è stato un disequilibrio fra le libertà economiche che gli Stati Uniti hanno riconosciuto all’Europa e quelle che l’Europa ha riconosciuto oltre Atlantico? Un disequilibrio che ha danneggiato il Paese a stelle e strisce a tutto vantaggio del vecchio continente? Anche questa è una follia del capo del mondo Maga? La delocalizzazione non ha danneggiato ampie aree degli Stati Uniti?

La guerra in Iran

Le seguenti affermazioni sono vere o false?

  • (a) l’Iran finanzia da anni Hamas ed Hezbollah,
  • (b) l’Iran cerca da anni di avere la bomba atomica,
  • (c) l’Iran ha dimostrato di essere retta dal 1979 da una teocrazia fanatica capace di trucidare decine di migliaia di essere umani,
  • (d) l’Iran vuole distruggere Israele e non vi ha mai rinunciato.

Se queste affermazioni sono vere perché un’operazione contro l’Iran deve essere giudicata l’idea di un pazzo? Perché gli Stati europei non hanno fatto notare all’Iran che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha rappresentato un ricatto contro coloro che nulla hanno fatto per danneggiare la vecchia Persia?

Quale ragione strategica e quale interesse nazionale ha impedito, ad esempio all’Italia, di contestare all’Iran la chiusura di Hormuz a danno di un Paese che ha persino negato l’uso delle basi americane sul suo territorio per sostenere gli attacchi statunitensi?

Siamo sicuri che la nostra percezione della guerra che affronta Israele non sia falsata dalla distanza che ci separa da una comunità che vive minacciata di essere distrutta sin dalla sua fondazione?

Il Papa

Il Santo Padre gode da sempre di un rispetto particolare da parte di tutta la comunità internazionale e ragionevolmente Trump ha utilizzato un’estetica discorsiva poco adatta per rivolgersi al capo del Vaticano. Rimangono però degli interrogativi.

È arrivato o no il momento di dire che ci sono delle guerre giuste, sacrosante, quando esse sono dirette a sconfiggere coloro che rappresentano il male, la dittatura, la sottomissione, la violazione dei diritti umani, il ricatto internazionale?

È offensivo chiedere al Papa: quale altra forma nel campo delle relazioni umane se non la guerra ha consentito di sconfiggere le dittature?

È offensivo chiedere al Papa: quale altra attività se non la guerra avrebbe consentito di fermare Hitler e Mussolini? Dobbiamo subire terrorismo, ricatto e violenza e accettare tutti il martirio pur di non usare la forza? Oggi c’è una forma di dialogo, magari diretta dal Papa, che può restituire ciò che di più prezioso c’è, anche per la religione cattolica, vale a dire la libertà (di culto compresa), per milioni di sudditi iraniani?

C’è un modo che non sia il confronto militare per convincere Hamas ed Hezbollah a cessare con il terrorismo? Il Papa ha una politica alternativa da proporre per convincere i terroristi a smettere di uccidere innocenti?

È lesa maestà chiedere al Papa se sa cosa accade in Iran, sottintendendo solo l’enormità del male che si annida in quel Paese per sottolineare che non c’è altra strada da percorrere per eliminare o condurre a miglior partito una teocrazia?

Conclusione

Si potrebbe continuare all’infinito. La questione è semplice: qui non si vuole difendere Trump uomo o politico, ma siamo sicuri che dipingendo Trump come un pazzo ed un folle, sottolineando semplicemente il suo linguaggio poco diplomatico e i suoi modi rudi, non stiamo cercando di nascondere goffamente il nostro modo di affrontare le principali questioni del nostro tempo?

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