Esteri

Il lato oscuro di Salvador Allende, tra razzismo ed eugenetica

Diventato un martire della libertà nella narrazione dominante in Occidente, ecco alcuni aspetti controversi riemergere dal suo passato

Salvador Allende Salvador Allende

In seguito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet che lo depose nel 1973, tanto da spingerlo a suicidarsi, il presidente del Cile Salvador Allende è diventato un martire della libertà nella narrazione dominante in Occidente. Al punto che spesso le frange antiamericane dell’estrema sinistra ricordano polemicamente l’11 settembre 1973, giorno del colpo di Stato, al posto dell’11 settembre 2001, quando Osama Bin Laden fece abbattere le Torri Gemelle.

Tuttavia, quello che non tutti sanno è che Allende aveva alle spalle dei trascorsi legati a simpatie per ideologie razziste, e persino per certe pratiche legate all’eugenetica avvenute nella Germania nazista.

Un passato sul quale ha provato a fare luce una ventina d’anni fa lo storico cileno Victor Farías, nei suoi libri Salvador Allende. Antisemitismo y Eutanasia e Salvador Allende. La fine di un mito (il secondo è stato tradotto in italiano da Medusa Edizioni nel 2007).

Tesi eugenetiche

Quando, nel 1933, si laureò in medicina all’Università del Cile, Allende discusse una tesi che parlava dei legami tra demenza e criminalità, attingendo appieno nelle teorie di esponenti dell’eugenetica italiana come Cesare Lombroso e Nicola Pende. Primo rettore dell’Università di Bari nel 1925, Pende fu un convinto sostenitore del Manifesto della razza, e negli anni ’30 fu senatore sotto il fascismo.

Sebbene questo potrebbe anche essere banalmente etichettato come un “errore di gioventù”, in realtà Allende ha dato prova dell’influenza esercitata su di lui dalle teorie eugenetiche anche quando, dal 1939 al 1942, è stato ministro della salute in Cile. In quel periodo, fece una proposta di legge per sterilizzare con la forza coloro che erano affetti da schizofrenia, i maniaco-depressivi e altre persone affette da disabilità mentali. Tuttavia, la proposta di legge venne respinta per merito di numerosi medici che vi si opposero.

Difesa dei nazisti

Come ha raccontato in diverse ricerche il giornalista italiano Marco Respinti, le controversie sul legame tra Allende e la Germania nazista non riguardano solo l’eugenetica: quando, nei primi anni ’60, il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal chiese alle autorità cilene l’arresto e l’estradizione dell’ufficiale nazista Walter Rauff, che dopo la Seconda Guerra Mondiale era fuggito in Cile, la Corte Suprema cilena ne impedì l’arresto. E quando Wiesenthal fece nuovamente la stessa richiesta nel 1972, l’allora presidente Allende si oppose con la giustificazione che non poteva opporsi al verdetto della Corte Suprema.

Da notare il fatto che Rauff fu tra gli ideatori delle camere a gas, nonché stretto confidente del Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini, che collaborò attivamente con il Terzo Reich nel tentativo di sterminare tutti gli ebrei che vivevano nell’allora Palestina sotto il Mandato Britannico, ad esempio reclutando come volontari nelle SS diversi musulmani bosniaci.

Non solo Allende

Decenni dopo il colpo di Stato che depose Allende, tra i suoi seguaci c’è chi ha finito il lavoro da lui iniziato: Michelle Bachelet, ex presidente del Cile che successivamente è diventata anche Alto commissario Onu per i diritti umani dal 2018 al 2022, nel 2000 ha emanato da ministro della salute una legge sulla sterilizzazione ispirata a quella del 1939, che consentiva di sterilizzare qualunque persona sopra i 18 anni, uomo o donna che fosse, anche senza il consenso dell’eventuale coniuge.

Anche diversi intellettuali di riferimento delle sinistre latinoamericane hanno dato prova di razzismo e xenofobia: José Carlos Mariátegui, uno dei più importanti teorici marxisti in Perù nella prima metà del ‘900, a suo tempo espresse posizioni piene di pregiudizi negativi nei confronti dei neri e degli asiatici, ad esempio nel suo volume del 1928 “Sette saggi d’interpretazione della società peruviana”.

E forse non è un caso che oggi la scrittrice Isabel Allende, nipote di Salvador, dopo il 7 ottobre sia tra gli autori che boicottano Israele rifiutando di far tradurre in ebraico i propri libri, decenni dopo che suo padre si è rifiutato di estradare un criminale nazista.

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