Esteri

Isteria Flotilla, governo Meloni ostaggio dei pro-Hamas

Governo Meloni totalmente succube della narrazione propal, ma per scelta. Un conto condannare Ben-Gvir, tutt'altro designare Israele come uno Stato non democratico e criminale

Flotilla fermati da Israele
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Ci risiamo. Per la terza o quarta volta in pochi mesi, ormai abbiamo perso il conto, ci troviamo nel pieno di una isteria politico-mediatica per la Global Sumud Flotilla. Nonostante siano coinvolti attivisti di una quarantina di nazionalità, negli altri Paesi le sue disavventure stentano a fare notizia.

Eppure, in Italia occupano aperture e intere paginate dei giornali e i blocchi dei talk tv. E solo nel nostro Paese e in pochi altri sono ormai diventate un affare di stato, a tal punto da non rientrare nei normali canali diplomatici riservati ma da richiedere dichiarazioni pubbliche di premier, ministri e persino del presidente della Repubblica – nonché, come ricorderete, due fregate di scorta (ancora non sappiamo per affrontare quale minaccia).

Governo succube per scelta

Il governo Meloni è ormai totalmente succube della narrazione propal, ma non per un destino cinico e baro. È ormai evidente infatti la scelta consapevole di “politicizzare”, far diventare un caso politico al più alto livello, ogni disaccordo con l’amministrazione Trump e con il governo Netanyahu, nella convinzione di trarne qualche vantaggio in termini di consenso interno, mentre quello che otterrà è farsi dettare la politica estera dalle opposizioni e mobilitare l’elettorato di sinistra.

Non poteva quindi che finire nella trappola delle opposte pagliacciate, dei flotilleros da una parte e di Itamar Ben-Gvir dall’altra. In cerca di visibilità in vista delle elezioni del prossimo autunno, il ministro israeliano ha regalato ai flotilleros e a tutti i nemici di Israele in Occidente l’incidente che stavano cercando, il video perfetto per la loro propaganda.

Reazione eccessiva

Il danno reputazionale inferto al suo Paese è evidente. Ma la reazione dei nostri vertici istituzionali è stata eccessiva, nei toni e nel merito. Se ci sta condannare la condotta di Ben-Gvir e il trattamento riservato (in questo caso, si badi bene) agli attivisti della Flotilla – e d’altronde il premier e il ministro degli esteri israeliani sono stati i primi a farlo, esprimendosi in termini duri e inequivocabili – tutt’altra storia è ciò che abbiamo sentito e letto in queste ore.

Bollare come “illegale” l’intercettazione della Flotilla, come hanno fatto i ministri Tajani e Crosetto (“l’abitudine di catturare illegalmente”, “contro ogni tipo di diritto”), parlare di “persone fermate illegalmente”, come ha commentato il presidente Mattarella, o peggio evocare violazioni dei diritti umani, rapimenti, deportazione e torture senza più che solide prove, ma solo sulla base dei resoconti dei flotilleros (gente che sostiene la “resistenza” di Hamas e inneggia all’Intifada globale), significa designare Israele come uno Stato non democratico e criminale.

Racconti come quelli del deputato 5 Stelle Dario Carotenuto, che ha azzardato un paragone con il trattamento ricevuto dagli ostaggi israeliani del 7 Ottobre e denunciato che gli attivisti sono stati “picchiati selvaggiamente”, sono piuttosto impegnativi e dovranno pur trovare conferma in qualche referto, sarebbe inaccettabile lasciarli cadere nel silenzio.

“In nessun Paese del mondo succedono cose del genere, neanche nelle dittature“, è arrivato a dire il ministro Tajani su RaiUno, piazzando quindi Israele moralmente al di sotto di una dittatura.

Se sostiene questa linea, se il problema quindi non è solo la condotta di Ben-Gvir e il trattamento riservato agli attivisti, allora il governo finisce in fuori gioco, perché hanno ragione le opposizioni: non basta prendersela con Ben-Gvir, chiedendo all’Ue di imporre sanzioni personali, bisogna prendersela con Israele in quanto tale.

Blocco legittimo

Proviamo a riportare un po’ di senso della misura e attinenza ai fatti e al diritto.

Il blocco navale israeliano è legittimo, così come è legittimo quello Usa nel Mar Arabico. Sono operazioni militari conformi al diritto di guerra. Il tentativo di violare il blocco è un atto ostile che espone chi lo compie ad abbordaggio, sequestro dell’imbarcazione e arresto, anche in acque internazionali.

In particolare nel caso di questa Flotilla, partita non dall’Europa ma dalla Turchia, il sospetto delle autorità israeliane che sulle imbarcazioni non si trovassero solo attivisti animati da buone intenzioni, ma anche soggetti legati ad Hamas e ai Fratelli Musulmani, o comunque pericolosi, come nel caso della Mavi Marmara, era fondato.

In ogni caso, nel momento in cui i flotilleros a bordo delle loro imbarcazioni provano a violare il blocco navale israeliano cessano di comportarsi come pacifici manifestanti, come li hanno definiti la premier Meloni e i ministri, e anche se a posteriori risulteranno disarmati, compiono un atto ostile, esattamente come coloro che in piazza provano a forzare i cordoni delle forze dell’ordine.

L’unico scopo della Flotilla

Ormai lo hanno capito anche i bambini: la Flotilla per Gaza non ha nulla di umanitario, il suo unico scopo è provocare incidenti diplomatici al fine di trascinare l’Europa, e l’Italia, su una linea radicalmente anti-israeliana, fino alla rottura dei rapporti Ue-Israele. Il che, consapevolmente o meno, significa fare il gioco di Hamas.

I nostri connazionali coinvolti vanno tutelati, certo, ma la nostra politica estera non può essere ostaggio di chi ripetutamente e deliberatamente mette a rischio la propria incolumità con il proposito di creare incidenti con un Paese amico. Si tratta peraltro di una condotta sul filo della fattispecie punita dall’art. 244 del codice penale (atti ostili tali da turbare le relazioni con un governo estero).

Come ha osservato @nonexpedit, possiamo anche capire “la solidarietà con i palestinesi, per ragioni umanitarie e perché non è mai bello contare i morti. Ma la solidarietà ai bimbiminkia comunisti della Flottiglia, alle Grete Thunberg e ai Saverio Tommasi di questo mondo, è grottesca da parte di un governo di destra”.

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