Nella prima parte abbiamo visto cos’è la destra woke, quanto somiglia alla sinistra woke e chi sono i suoi leader.
La connessione Buchanan
L’ideologia della destra woke trae ispirazione dall’eredità del paleoconservatorismo di Pat Buchanan: sospetto del “consenso del Dopoguerra”, rimpianto per la Seconda Guerra Mondiale combattuta dall’America, simpatia per l’autoritarismo, retorica anti-globalizzazione e un antisemitismo appena velato. Come Buchanan, la destra woke vede l’impegno internazionale e la democrazia liberale come minacce alla sovranità nazionale e ai valori tradizionali.
La “lunga marcia”
L’obiettivo politico della destra woke sembra essere esplicitamente gramsciano: una “lunga marcia attraverso le istituzioni” all’interno del Partito Repubblicano, conquistando l’infrastruttura del partito ed estromettendo i conservatori dell’establishment.
La scelta della guerra a Gaza e in Israele come catalizzatore non è casuale. È un modo calcolato per scardinare quello che la destra buchaniana vede come il predominio dei cristiani evangelici nel Partito Repubblicano. Gli evangelici sono in larga maggioranza filo-israeliani e storicamente hanno costituito la spina dorsale dello “sgabello a tre gambe del conservatorismo” di Ronald Reagan (conservatorismo sociale, conservatorismo fiscale, ed essere falchi in questioni di sicurezza nazionale), che questa nuova destra vuole demolire.
Tucker Carlson ha attaccato direttamente gli evangelici, mettendo in discussione la loro teologia e prendendo in giro le loro priorità politiche.
Normalizzare l’estremo
Nella sua missione di demoralizzare l’opinione pubblica e distruggere quelli che considera tabù politici obsoleti, la destra woke ha tollerato o addirittura normalizzato l’estrema destra, compresi i neonazisti. La soffice intervista di Tucker Carlson a Nick Fuentes ha segnato un’altra pietra miliare in questo processo di normalizzazione.
Fuentes, che elogia abitualmente Adolf Hitler, ha elogiato Stalin, ha negato l’Olocausto, e celebrato la presa del potere da parte dei Talebani in Afghanistan, ha ottenuto da Tucker una piattaforma per diffondere le sue opinioni senza contraddittorio. In passato Fuentes ha invocato una “guerra santa” contro gli ebrei, chiesto l’esecuzione di dissidenti politici, promosso il nazionalismo bianco, e organizzato il movimento dei “groyper” per infiltrarsi negli eventi conservatori tradizionali.
Il suo fanatismo razziale è esplicito e schietto. Fuentes ha difeso la segregazione delle leggi Jim Crow, sostenendo che fosse meglio per gli afroamericani. La sua misoginia è altrettanto estrema e spesso si avventura in territori violenti. Fuentes ha affermato che lo stupro “non è un grosso problema” e che “molte donne vogliono essere stuprate”. Sostiene inoltre l’abrogazione del 19° Emendamento per privare le donne del diritto di voto.
Fuentes ha esplicitamente invocato la presa del potere con la violenza e il rovesciamento della democrazia americana. Ha dichiarato apertamente di voler imporre un “governo talebano cattolico” e instaurare una dittatura autoritaria in America, affermando che la sua missione è quella di indottrinare migliaia di giovani attivisti che useranno il loro futuro denaro, potere e influenza per realizzare questa visione.
In una dimostrazione agghiacciante del controllo sui suoi seguaci, Fuentes li ha costretti a giurare un violento giuramento di fedeltà, dicendo: “Alzate la mano destra. Ripetete con me: ‘Ucciderò, stuprerò e morirò per Nicholas J. Fuentes'”. I suoi seguaci usano correntemente l’acronimo “RKD4NJF” (stuprare, uccidere e morire per Nicholas Joseph Fuentes) come slogan.
Eppure Carlson lo ha trattato semplicemente come un’altra voce degna di essere ascoltata, ponendo domande gentili e annuendo. L’intervista ha rappresentato un tentativo deliberato di spostare la finestra di Overton, facendo apparire legittimi punti di dibattito posizioni precedentemente impensabili.
“Nessun nemico a destra”
Quando la destra woke viene accuasta di essere andata troppo oltre, come nel caso dell’intervista di Carlson a Fuentes, invoca il diritto alla libertà di parola e accusa i critici di “cultura della cancellazione”, abusando deliberatamente del concetto. La libertà di parola protegge dalla censura governativa, non dalle critiche dei concittadini. Offrire a qualcuno una piattaforma nel proprio programma è una criticabile scelta editoriale, non un obbligo sancito dal Primo Emendamento.
La seconda tattica è il mantra “nessun nemico a destra”, con il quale si accusano i critici di dividere il movimento conservatore. È una posizione del tutto ipocrita, poiché la destra woke non ha alcun problema a colpire a destra quando qualcuno contraddice le sue narrazioni, è anzi sempre fin troppo entusiasta di farlo. I conservatori tradizionali che sostengono gli aiuti all’Ucraina, difendono le istituzioni, mantengono posizioni filo-israeliane, o anche solo non condividono l’ultima teoria della cospirazione à-la-page, vengono ferocemente attaccati come RINO, neoconservatori o scagnozzi pagati.
Ancora una volta, queste sono le stesse, identiche, tattiche che la sinistra woke ha usato contro i progressisti moderati, e si sono dimostrate incredibilmente efficaci nel conquistare istituzioni che vanno dalle università alle aziende mediatiche.
Costruire un movimento
Come tutti i movimenti rivoluzionari e autoritari della storia, la destra woke si presenta come un futuro inevitabile, un’onda crescente che non può essere fermata. Sostiene di essere un processo dal basso, una voce autentica degli americani dimenticati. Ma non è vero. I suoi credo vengono elaborati con cura dall’alto da influencer e figure come Tucker Carlson, e Dio solo sa quali mani straniere nascoste, che plasmano narrazioni e spunti di discussione che riversano a cascata nel movimento.
La destra woke usa la stessa strategia delle “piccole guardie rosse di Mao” impiegata dalla sinistra woke: prendere di mira i giovani per influenzarli e schierarli come truppe d’assalto, dato il loro entusiasmo giovanile e la loro padronanza del digitale. Il movimento è infatti più popolare tra i giovani, in particolare tra i giovani maschi che si sentono economicamente insicuri e culturalmente alienati, e che il Woke di sinistra pone sul fondo del palo totemico dell’oppressione virtuosa.
La destra woke alimenta il loro senso di vittimismo, convincendoli di essere vittime di un sistema truccato, facendo leva sulle loro ansie economiche e indirizzando la loro rabbia verso capri espiatori: élite globali, donatori ebrei, immigrati, femministe e “il regime”. Proprio come la sinistra woke ha detto ai giovani progressisti di essere vittime del razzismo sistemico e del patriarcato, la destra woke dice ai giovani conservatori di essere vittime del “white replacement”, del femminismo della terza ondata e del marxismo culturale.
Risposta timida
La reazione dell’establishment conservatore all’emergere della destra woke è stata timida. Molte voci di spicco, timorose di causare divisioni interne o di buttare via il bambino con l’acqua sporca, sono rimaste in silenzio o hanno offerto solo critiche tiepide. Altri, percependo che la destra “woke” sia il futuro, stanno semplicemente saltando sul carrozzone.
Il caso di Megyn Kelly rientra sicuramente in questo gruppo di casi di “salita sul carrozzone“. Un tempo nota come un’intervistatrice acuta e polemica, che sfidava chiunque indipendentemente dall’affiliazione politica, Kelly si è sempre più posizionata come difensore di Tucker Carlson e, in misura minore, di Candace Owens. Ha dichiarato senza mezzi termini: “Siamo amici. Non credo che sia affatto un antisemita… Penso che Tucker sia una voce molto importante e preziosa nel dibattito nazionale”.
Kelly ha anche cambiato posizione su Israele, lanciando teorie del complotto su Jeffrey Epstein come agente del Mossad nel suo programma con Glenn Greenwald e difendendo le false accuse di Candace Owens secondo cui Netanyahu e Bill Ackman avrebbero minacciato Charlie Kirk. Come ha osservato un analista, Kelly ha “sfruttato la sua reputazione di moderata per dare risalto alle teorie del complotto”, dando loro ossigeno senza sostenerle direttamente – la stessa tattica usata da Carlson.
Altre voci conservatrici tradizionali hanno esitato a confrontarsi direttamente con la destra woke. Alcune temono di essere etichettate come “neocon” o accusate di dividere la destra. Altre temono di perdere quote di pubblico a favore di concorrenti più radicali. Altre ancora sembrano semplicemente non volere guai.
Questo rispecchia esattamente quanto accaduto a sinistra. Quando l’ideologia woke è emersa per la prima volta, i progressisti moderati hanno liquidato le preoccupazioni come esagerate e dato priorità all’unità politica rispetto ai principi. Molti erano anche inconfessabilmente compiaciuti che i loro nemici di destra venissero accusati dai woke di ogni sorta di turpitudine.
Quando si resero conto della minaccia, gli attivisti woke avevano conquistato istituzioni chiave, università, media, dipartimenti delle risorse umane aziendali, e l’apparato stesso del Partito Democratico. La lezione è chiara: il silenzio di fronte all’estremismo è complicità nella sua vittoria.
La strategia occulta
Per quanto riguarda l’opinione pubblica, la destra woke sta promuovendo idee estremiste genuinamente reazionarie che difficilmente diventeranno mainstream. I sondaggi mostrano costantemente che la maggior parte degli americani rimane politicamente moderata, a disagio con le ideologie radicali, sia di sinistra che di destra.
Il movimento se ne rende conto e, come i woke di sinistra, nasconde le sue vere convinzioni, che vengono esplicitamente espresse solo in circoli chiusi, server Discord privati, podcast con un pubblico “in-group” e contenuti disponibili solo in abbonamento. Non si aspettano che le loro idee più estreme ottengano il sostegno della maggioranza. La loro strategia non è la persuasione democratica, ma la conquista istituzionale.
In un sistema bipartitico come quello americano, se si controllano gli apparati di un partito, le sue primarie, le sue reti di donatori, il suo ecosistema mediatico, è possibile indirizzarne la traiettoria ideologica anche se la maggior parte degli elettori non è d’accordo con le proprie posizioni. Gli elettori non hanno altro posto dove andare; sostengono con riluttanza i candidati piuttosto che dare potere al partito avversario. Di nuovo: è quanto successo al Partito Democratico.
La destra woke è già ben posizionata all’interno dell’amministrazione Trump, in particolare tra lo staff del vicepresidente JD Vance, che si dimostra ambiguo nel criticare il movimento, e occasionalmente ne riprende i punti di discussione su questioni che vanno dall’Ucraina alla politica commerciale. La trasformazione di Vance da conservatore “never Trump” a nazionalista populista esemplifica il percorso intrapreso da molti Repubblicani ambiziosi, che credono di aver intuito dove va il potere nel nuovo GOP.
Come andrà a finire?
Resta da vedere se la destra woke riuscirà ad avere successo politicamente, o se le sue politiche estremiste, una volta esposte al pubblico, la renderanno impopolare e causeranno la sconfitta elettorale del Partito Repubblicano.
Gli elettori moderati che un tempo sostenevano i Repubblicani per abitudine o per preferenze politiche potrebbero ritrarsi di fronte a palese antisemitismo, teorie del complotto, e simpatie autoritarie. La storia suggerisce che i partiti catturati dalle loro frange tendono a soffrire alle urne e, se c’è un doppio standard innegabile nella politica occidentale, è che l’estremismo di sinistra è molto più tollerato dell’estremismo di destra. Il che, nel caso del Partito Repubblicano, potrebbe significare una completa debacle elettorale, e un Partito Democratico trionfante, ma catturato dagli estremisti.
Se il movimento della “Woke Right” riuscisse a prevalere, rendendo accettabili posizioni precedentemente marginali, con il Partito Democratico già completamente catturato da comunisti, marxisti culturali, e teorici critici della razza, il risultato finale potrebbe essere una vera e propria “America di Weimar“, dove il pubblico è schiacciato tra due estremi politici egualmente totalitari.
La capacità dei conservatori tradizionali di riprendersi il loro partito da questa fazione radicale, o la capacità della “Woke Right” di completare la sua marcia attraverso le istituzioni, definirà la politica americana per la prossima generazione. La battaglia per l’anima del conservatorismo non è più un dibattito teorico. Si sta svolgendo in tempo reale, con conseguenze concrete, e l’esito è tutt’altro che scontato.
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