Esteri

L’invasione di Ceuta, ecco tutti i fallimenti di Sanchez

Dalla sanatoria degli irregolari alla sentenza del Tribunale Supremo che ha messo fuori gioco la polizia di frontiera. Passi falsi del premier spagnolo anche in politica estera

Sanchez migranti
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Scene di una vera e propria invasione. Le immagini di migliaia di giovani marocchini e altri nordafricani – tutti maschi, venti-trentenni – che si riversano nell’exclave spagnola di Ceuta, sulla costa africana di fronte a Gibilterra, scuotono la Spagna e l’Europa intera: 50 mila in 24 ore in una cittadina di 80 mila abitanti. Immaginate il caos, il panico.

Le frontiere esterne

È la rappresentazione del totale fallimento delle politiche immigrazioniste del governo Sanchez, così apprezzate dal nostro “Campo largo”, e al tempo stesso un potente monito: la difesa delle frontiere esterne dell’Ue non è affare di un singolo Paese, le politiche irresponsabili ricadono su tutti gli altri.

I due errori di Madrid

Due errori fondamentali commessi nelle ultime settimane da Madrid sono stati i driver principali di questa ennesima crisi, incoraggiando decine di migliaia di migranti ad ammassarsi al confine in attesa del cedimento della diga.

Primo, l’annuncio del governo Sanchez di una sanatoria generalizzata dei migranti irregolari, privi di documenti, presenti sul territorio spagnolo da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025. Una regolarizzazione che non riguarda i nuovi arrivati, ma che inevitabilmente finisce per offrire anche ad essi una prospettiva, un incentivo a provarci, magari in attesa della prossima sanatoria.

Secondo – e ancor più grave – la sentenza del Tribunale Supremo (la Corte costituzionale spagnola) di tre settimane fa, che ha dichiarato illegittimi i respingimenti immediati dei migranti che arrivano via mare – inclusi quindi coloro che raggiungono Ceuta a nuoto, come si vede nelle immagini di queste ore.

Una pronuncia che lega le mani alla guardia di confine e vanifica la cooperazione con le autorità marocchine. In pratica, secondo i giudici, la polizia di frontiera può rispedire subito indietro solo chi tenta di oltrepassare barriere di confine fisiche, come muri o reti, mentre chi arriva via mare può essere rimpatriato solo a seguito di un regolare procedimento amministrativo, un iter chiaramente più lungo e complesso. Arrivare via mare è particolarmente facile proprio nelle exclave di Ceuta e Melilla, dove basta farsi una nuotata lungo la costa.

Sospensione di Schengen

Vero, arrivare a Ceuta non equivale ancora a entrare nell’area Schengen. Il viaggio da Ceuta verso la Spagna continentale o altri Paesi Ue comporta controlli di frontiera, a differenza della libera circolazione interna. Ma è evidente che per molti potrebbe trattarsi solo di una questione di tempo, proprio perché i migranti arrivati in queste ore non potranno essere rispediti indietro immediatamente dalla polizia, ma dovranno essere inseriti in un percorso amministrativo.

La decisione del governo italiano di sospendere Schengen con la Spagna è quindi opportuna, anche alla luce della sanatoria avviata da Sanchez per gli irregolari già presenti nel Paese, che dotati di permesso di soggiorno potrebbero viaggiare indisturbati nel nostro Paese. Al 30 giugno 1,2 milioni di domande, a fronte di una stima del governo spagnolo di 500 mila.

La partita geopolitica

Non va trascurato il fattore geopolitico. Non è un mistero infatti che i flussi migratori vengano usati come strumento di pressione e ricatto. Una nuova arma geopolitica di cui i governi europei sono consapevoli da anni. Anche se le autorità marocchine si sono subito dette pronte a riprendersi i cittadini sconfinati, non si può escludere che nei giorni scorsi abbiano almeno consentito, come già nel 2021 e 2022, la crisi di queste ore.

Il Marocco considera Ceuta e Melilla propri territori, non ha mai riconosciuto la sovranità spagnola sulle due exclave, anche se precede la sua indipendenza. Ma al di là delle rivendicazioni territoriali, tra i fallimenti del “modello Sanchez” ci sono anche scelte di politica estera che hanno indebolito la posizione di Madrid. In particolare le fratture con Stati Uniti e Israele, con i quali invece proprio il Marocco ha rapporti eccellenti, avendo sottoscritto gli Accordi di Abramo. “Presto impareranno”, aveva minacciato il presidente Trump qualche settimana fa.

L’amministrazione Usa considera il Marocco un attore importante per la stabilità e sicurezza regionali, riconosce la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale e sostiene il piano marocchino di una vera autonomia per la regione quale unica soluzione realistica per porre fine alla disputa.

Anche Madrid quattro anni fa aveva riconosciuto il piano marocchino sul Sahara, ma è ora in corso un riavvicinamento tra Spagna e Algeria, acerrimo rivale del Marocco. L’invasione di Ceuta segue di una decina di giorni la visita di Sanchez nella capitale algerina.

Non solo Algeri ospita e sostiene apertamente il Fronte Polisario, il movimento separatista sahariano, ma i due Paesi sono anche in competizione per il ruolo di hub energetico a cavallo tra Africa ed Europa, con due distinti progetti di gasdotto in parte concorrenti, Nigeria-Marocco e Niger-Algeria. Insomma, la partita è anche geopolitica e Sanchez sta perdendo anche questa.

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