E fra Israele e l’Iran, molti scelgono… l’Iran! Non stiamo parlando della povera Italia, sempre preda di ideologie totalitarie, ma della popolazione degli Usa, dove, secondo un recente sondaggio Echelon Insights, questi gusti terzomondisti spopolano fra gli under 50, soprattutto fra quelli di sinistra, ma anche da una minoranza crescente nella destra.
Gli Usa sono ancora vaccinati contro il virus totalitario e i risultati di questo sondaggio non sono terribili in senso lato. Nei confronti dell’Iran prevale un parere maggioritario ampiamente negativo. Quel che dovrebbe preoccupare è la tendenza.
Tra Iran e Israele
In una scala che va da -100 a +100, fra i democratici minori di 50 anni il punteggio per l’Iran, per quanto negativo, è meno severo di quello per Israele: -40 per l’Iran e -45 per Israele. Per quanto riguarda i Repubblicani della stessa età, l’Iran prende un -63 inequivocabile, ma Israele appena un +11. Una media che rivela un gran numero di pareri negativi per lo Stato ebraico.
Visto in prospettiva questo risultato è ancor più impressionante, perché fra i Democratici over 50 il voto attribuito all’Iran è un secco -77 e per Israele -19 (sempre negativo, comunque… sono finiti i tempi dell’alleanza di ferro con Kennedy). Mentre fra i Repubblicani con più di 50 anni, che dunque hanno almeno visto l’amministrazione Reagan in vita loro, il divario è decisamente più netto: -93 per l’Iran e +65 per Israele.
Per farla breve, la situazione è grave e inizia ad essere seria, perché lo Stato ebraico è difeso solo dagli elettori repubblicani con più di 50 anni, dunque da un elettorato progressivamente in via di estinzione, mentre i giovani repubblicani hanno sempre più dubbi e i giovani democratici addirittura lo ritengono peggiore dell’Iran.
Inversione morale
Cosa sia successo in questi anni, a parte la gran cassa mediatica contro Israele iniziata subito dopo il 7 ottobre 2023, lo spiega anche il centro studi Ncri, specializzato nell’analisi della propaganda e dei flussi di disinformazione online. L’Ncri ha sviluppato un suo “Indice di inversione morale” per misurare il cambiamento dell’opinione pubblica, dalla promozione della democrazia e dei diritti umani, alla giustificazione delle dittature. Questo processo è evidente soprattutto con Israele e il suo motore principale è il movimento antisionista.
Per gli autori dello studio, condotto tramite una serie di sondaggi fra il 2024 e il 2025 (prima della guerra in Iran, dunque):
L’antisionismo, una visione del mondo che dipinge Israele come l’apice dell’ingiustizia presentandosi al contempo come resistenza morale, predice quella che definiamo Sindrome da inversione morale: uno schema in cui la percezione del rispetto dei diritti umani da parte degli Stati democratici occidentali diminuisce rispetto a quella dei regimi autoritari. Lo studio ha chiesto a un campione rappresentativo di americani online di valutare il rispetto dei diritti umani in diversi Paesi e ha correlato tali valutazioni con tratti misurati tramite scale psicologiche validate. Secondo i nostri dati, maggiore è l’espressione di pregiudizi essenzialisti contro Israele o gli ebrei, più distorto diventa il giudizio morale in generale.
Ci sono vari gradi di antisionismo e dunque anche altrettanti gradi di Sindrome da inversione morale. Dicono gli autori:
Questa distorsione può manifestarsi inizialmente come un’equivalenza morale che molti intervistati tracciano tra Stati liberali e autoritari. Coloro che nutrono forti sentimenti antisionisti (così come tradizionalmente antisemiti; i due atteggiamenti erano correlati, sebbene non identici) spesso pongono regimi oppressivi come l’Iran, la Cina o la Corea del Nord sullo stesso piano morale di Stati liberal-democratici come gli Stati Uniti o l’Australia. E Israele viene visto come il peggiore dei peggiori.
Questo fenomeno colpisce attualmente Israele e l’amministrazione Trump che lo sta sostenendo nella sua lotta di sopravvivenza contro l’Iran. Ma attenzione: può rivolgersi contro tutte le altre democrazie occidentali.
Il canarino nella miniera
L’antisionismo, secondo lo studio dell’Ncri, si nutre ancora, soprattutto, della vecchia propaganda sovietica. Gli antisionisti di oggi, posti di fronte a slogan e vignette sovietiche contro gli ebrei e il “sionismo internazionale”, nella maggior parte dei casi le approvano e le trovano “vere”.
Ma la propaganda sovietica, riciclata pari-pari da Putin, islamizzata dall’Iran e dai jihadisti, riattualizzata dal regime cinese, diffusa in tutto il “Sud Globale”, è rivolta soprattutto agli Usa e a tutto il mondo libero.
Israele è il canarino nella miniera dell’ordine internazionale. Così come gli ebrei sono il canarino nella miniera delle società aperte: quando muore, vuol dire che il gas velenoso si sta diffondendo troppo.
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