Esteri

L’Occidente (e non solo) nel mirino degli hacker iraniani

La minaccia ibrida iraniana non riguarda solo Stati Uniti e Israele. Molteplici attacchi hanno preso di mira anche altri Paesi occidentali e islamici sunniti - e anche prima del 7 Ottobre

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Quando i media parlano della guerra in Iran, spesso la mostrano come se gli Stati Uniti e Israele avessero attaccato per i loro capricci un Paese che non rappresenta alcuna minaccia per l’Occidente. Tuttavia, se si gratta la superficie i fatti raccontano un’altra storia, soprattutto per quanto riguarda le minacce legate alla cybersicurezza.

Attacchi informatici nel Regno Unito

Uno degli episodi più recenti riguarda una centrale elettrica britannica che, a causa di un attacco informatico, è rimasta spenta per quattro giorni. Secondo il quotidiano The Telegraph, dietro questo attacco ci sarebbero degli hacker iraniani.

I segnali della minaccia rappresentata da Teheran erano già presenti prima ancora che scoppiasse la guerra. Nel luglio 2025, un report realizzato dal Comitato sull’intelligence e la sicurezza del Parlamento britannico ha rivelato che il Regno Unito era il principale bersaglio di attacchi informatici iraniani, assieme a Paesi come gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, così come di tentativi di assassinare i dissidenti iraniani antiregime presenti sul territorio.

Durante la precedente guerra tra Israele e l’Iran del giugno 2025, l’azienda informatica Cyabra, con sede a Tel Aviv e specializzata nel combattere la disinformazione online, ha smascherato una rete di falsi profili sui social che prima della guerra pubblicavano principalmente contenuti a favore dell’indipendenza scozzese, e che in seguito si sono riconvertiti nel diffondere propaganda filoiraniana e antioccidentale.

Attacchi informatici negli Stati Uniti

Anche gli Stati Uniti sono stati colpiti, specialmente dopo l’inizio della guerra. A marzo, un gruppo di hacker legati all’Iran noto come Handala ha rivendicato un attacco con malware che ha colpito l’azienda americana Stryker, colosso nel settore della tecnologia medica.

Altri episodi per i quali le autorità statunitensi sospettano di un coinvolgimento iraniano includono attacchi informatici del 1 agosto contro i sistemi idrici in Michigan, Minnesota e almeno altri cinque Stati americani, così come un attacco informatico avvenuto a marzo che ha colpito la metropolitana di Los Angeles.

Episodi analoghi si sono verificati anche prima della guerra attuale: nel giugno 2025, un gruppo di hacker soprannominato Robert e legato all’Iran ha minacciato di rendere pubbliche delle email del presidente americano Donald Trump che avevano trafugato. Prima ancora, nel settembre 2024, tre cittadini iraniani sono stati accusati di aver hackerato gli indirizzi email legati alla campagna di Trump per le elezioni presidenziali di quell’anno.

Talvolta, i responsabili di queste minacce alla cybersicurezza sono stati consegnati alla giustizia. Nel giugno 2026, un hacker iraniano è stato arrestato in Montenegro dopo che dal 2013 in poi aveva condotto attacchi informatici contro oltre 150 università americane, provocando complessivamente danni per più di 3,4 miliardi di dollari.

Prima del 7 Ottobre

Oltre alla guerra in corso, gli attacchi informatici di Teheran precedono anche il 7 Ottobre: nel luglio 2021, Facebook ha reso noto di aver rimosso 200 profili falsi gestiti da un gruppo di hacker iraniani soprannominato Tortoiseshell, che cercavano di entrare in contatto con militari americani e dipendenti di aziende americane nei settori della difesa e dell’aerospazio, al fine di ottenere da loro informazioni sensibili.

Nello stesso periodo, come rivelato un anno dopo dall’allora direttore dell’FBI Christopher Wray, è stato sventato un attacco di hacker iraniani contro un ospedale pediatrico a Boston.

Non solo Usa e UK

Gli hacker iraniani non hanno colpito solo Israele, Stati Uniti e Regno Unito. Nel febbraio 2023, Microsoft ha attribuito all’Iran un attacco informatico che ha preso di mira la rivista satirica francese Charlie Hebdo, dopo che questa aveva lanciato un concorso internazionale per vignette che prendevano in giro l’Ayatollah Ali Khamenei. Nello specifico, gli hacker sono riusciti a ottenere informazioni sensibili su più di 200.000 utenti abbonati a Charlie Hebdo, compresi nomi e cognomi, indirizzi email, numeri di telefono e indirizzi di casa.

Almeno un episodio analogo si è verificato anche in Svezia, dove nel settembre 2024 le autorità hanno accusato l’Iran di aver hackerato i servizi di messaggistica per inviare migliaia di messaggi di propaganda e invitare i cittadini svedesi a lanciare delle rappresaglie, come ritorsione per il volume del Corano che era stato bruciato.

Talvolta gli hacker legati al regime iraniano hanno persino cercato di far uccidere i dissidenti iraniani residenti all’estero. Nel marzo 2026, il gruppo Handala ha messo una taglia da 250.000 dollari sulla testa dell’attivista iraniana-canadese Goldie Ghamari, già deputata del parlamento provinciale dell’Ontario ed esponente di spicco del movimento antiregime degli iraniani in Canada.

Paesi musulmani

Tra i bersagli della guerra informatica condotta da Teheran non ci sono solo i Paesi occidentali, ma anche i Paesi islamici sunniti. Nel febbraio 2024, hacker legati all’Iran hanno bloccato i servizi di streaming negli Emirati Arabi Uniti, sostituendoli con un falso notiziario realizzato con deepfake sulla guerra a Gaza. Altri attacchi informatici attribuiti all’Iran includono uno del 2012 contro l’Aramco, principale azienda petrolifera saudita, e uno del 2015 che ha provocato un blackout su scala nazionale in Turchia.

Nel settembre 2022, l’Albania ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran dopo che due mesi prima i siti legati al governo albanese sono stati colpiti da un attacco informatico attribuito a Teheran. L’attacco, che mirava a cancellare o rubare dati governativi, è arrivato in un momento in cui i rapporti tra i due Paesi erano già tesi, dopo che Tirana ha offerto asilo politico a migliaia di dissidenti iraniani.

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