“La pace di Trump sembra la vittoria dell’Iran”. Ecco un titolo che sembra uscito dall’ufficio stampa di Teheran e che ben sintetizza le letture purtroppo prevalenti della stampa mainstream, e non solo di sinistra, che sembra tifare per l’Iran pur di vedere capitolare Donald Trump. E si continua “Trump benedice un accordo con molte concessioni e rinvia i negoziati sul nucleare… Tregua in Libano (Israele però protesta)”. Tali asserzioni sono totalmente errate e distanti dalla verità.
Le parole di Trump
Innanzitutto, non sappiamo a quali canali privilegiati della Casa Bianca o del Pentagono abbiano accesso certi giornalisti, quindi non ci capacitiamo di dove siano state prese queste teorie. Resta il sospetto che sia propaganda campata in aria, dato che Trump ha letteralmente dichiarato:
Ho detto ai miei rappresentanti di non affrettarsi a fare un accordo. L’assedio rimarrà pienamente in vigore fino a quando non sarà raggiunto, approvato e firmato un accordo. L’Iran deve capire che non può sviluppare o ottenere armi nucleari. L’accordo includerà questioni nucleari come l’arricchimento e il deposito di uranio arricchito.
Il presidente Usa ha insistito “che manterrà la sua richiesta di smantellamento del programma nucleare iraniano e di rimozione di tutto l’uranio arricchito dal territorio iraniano. Non c’è nulla che possano fare per farmi tornare indietro da ciò”. Perciò nessuna concessione. Come specificato subito, il presidente aveva affermato d’aver soltanto “concordato in linea di principio sul quadro”, ma che senza una soluzione definitiva per eliminare l’uranio dagli artigli dei Pasdaran non ci sarebbe alcun accordo.
Quale vittoria dell’Iran?
Non ci stancheremo di ripetere che questa guerra non ha l’obiettivo di eliminare dalla faccia della Terra 90 milioni di iraniani, bensì di fermare una volta per tutte le capacità belliche e nucleari degli ayatollah, cosa che è stata raggiunta in pochi giorni dopo 47 anni di chiacchiere degli altri presidenti americani.
Fanno ridere e un po’ pena i detrattori di Trump quando insistono nel dire che comunque l’Iran resiste: ma resiste dove? Forse dovrebbero parlare coi ragazzi iraniani per capire esattamente le condizioni del Paese precipitato in uno spaventoso abisso economico e industriale. L’unica cosa in cui l’Iran resiste sono le migliaia uccisioni continue e gli arresti in massa per i dissidenti del regime. Quale vittoria dell’Iran?
La difesa di Israele
Pure la narrazione del dissidio tra Netanyahu e Trump è inventata di sana pianta: in una conversazione telefonica con il presidente Usa, il primo ministro israeliano ha sottolineato che Israele manterrà la libertà di azione contro le minacce in tutti i teatri, incluso il Libano, principio ribadito da Trump. Su questo anche il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato: “Israele avrà il diritto di difendersi in qualsiasi accordo con l’Iran”.
Invece di pregiudizi, i critici dovrebbero considerare la geniale strategia messa ora in campo da Trump, ossia legare i negoziati con l’Iran alla partecipazione della gran parte degli Stati arabi, sollecitandoli a entrare tutti negli Accordi di Abramo assieme a Israele, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein – già membri – nella più grande rivoluzione geopolitica asiatica da un secolo a questa parte.
Per il resto, siccome nessuno sa nulla di quanto si stia discutendo in Pakistan, tanto meno delle trattative segrete, non scrivete castronerie e ascoltate The King:
Non è nemmeno ancora terminato un negoziato completo. Quindi non ascoltate i perdenti, che criticano qualcosa di cui non sanno nulla. A differenza di quelli prima di me che dovevano risolvere questo problema molti anni fa, io non faccio cattivi affari!
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